Salute

San Cataldo, il sindaco Modaffari: “La nosta sanità penalizzata”

Redazione

San Cataldo, il sindaco Modaffari: “La nosta sanità penalizzata”

Mar, 28/10/2014 - 13:18

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modaffari_sindacoSAN CATALDO -La notizia riportata da un quotidiano inerente il ridimensionamento delle sedute operatorie  previste presso il P.O. S. Elia di Caltanissetta per l’utilizzo di due dirigenti anestesisti presso il P.O. di Niscemi suscita non poche “perplessità e sconcerto” stante l’analisi dettagliata che il citato articolo riporta.

            Si ricorda che la  L. R. 5/2009 “Norme per il riordino del Servizio sanitario regionale” ha intrapreso un percorso di programmazione sanitaria regionale concretizzato, nell’ambito provinciale di Caltanissetta, con l’individuazione dell’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) preposta ad  assicurare l’assistenza sanitaria attraverso le attività  sia ospedaliere che territoriali, mentre  il D.A. n° 01150/09 ha fornito gli indirizzi ed i criteri per il riordino, la rifunzionalizzazione e la riconversione della rete ospedaliera provinciale nissena prevedendo, nello specifico, due distinti Distretti Sanitari, denominati Distretto CL1 (a cui fanno capo i presidi ospedalieri riuniti di S. Elia e M. Raimondi di San Cataldo e M. Immacolata Longo di Mussomeli) mentre al Distretto CL2  (fanno capo gli Ospedali riuniti V. Emanuele di Gela, Basarocco di Niscemi e Santo Stefano di Mazzarino).

            Da quanto detto, emerge chiaramente che gli ospedali di riferimento provinciale sono i presidi S. Elia di Caltanissetta ed il V. Emanuele di Gela, mentre gli altri ospedali presenti  nel territorio dovevano essere rifunzionalizzati e riconvertiti,  procedendo all’immediata cessazione delle funzioni di acuzie e  la contestuale attivazione delle previste funzioni di PTA (Punti Territoriali di Assistenza) con l’istituzione dei PPI (Punti di Primo Intervento).

            Purtroppo il processo sopra descritto è stato attuato solamente per il P.O. di San Cataldo con la dismissione immediata e totale delle funzioni di acuzie (cessazione delle attività della chirurgia, ortopedia, ostetricia, medicina, pediatria etc) mentre tutto è rimasto a fare nel nominato Distretto CL2, dove, alla data odierna, non è intervenuto alcunché di modifica e quindi di razionalizzazione. Pertanto, anche i doppioni sono rimasti, e  paradossalmente nel corso dell’esercizio 2013, la ASP ha proceduto ad un potenziamento (giustificato come perequativo territoriale dalla gestione commissariale) proprio del Distretto in parola. Non sono intervenute mutazioni neanche nella rete dei Servizi esistenti (Laboratori, Radiologie ed Anestesie)  e conseguentemente, Niscemi e Mazzarino che, secondo lo schema di razionalizzazione avrebbero dovuto confluire nel Presidio Ospedaliero di Gela (V. Emanuele), sono rimasti al loro posto, con l’assetto che avevano e con il personale che avevano.

            Occorre dire ancora che gli atti  deliberativi della ASP in materia, anche se datati 2010, definiti “tutto coraggio e concretezza” in direzione della non sostenibilità dell’esistente sistema ospedaliero della provincia, nella realtà il “senso comune” è valso solo per il P.O. di San Cataldo e non per gli altri presidi ospedalieri ricadenti nel Distretto Cl 2, dove tutto è rimasto intatto, con discutibili carichi di lavoro e dove le criticità vengono affrontate con gli interventi che l’articolo di stampa richiamato descrive.

            Non si comprende come, in un contesto di assoluta razionalizzazione e di non sostenibilità, sia ancora possibile mantenere attività di acuzie e quindi, anche, di  chirurgia negli ospedali sopra evidenziati dove i costi di gestione devono necessariamente “fare i conti” con l’andamento delle attività e non già con il mantenimento “solamente per la linea del principio” della struttura ospedaliera.

            Il mancato rispetto delle norme, le diseconomie associate al solito marginalismo, alla solita appropriatezza, alla solita razionalizzazione non fanno altro che trascinare il sistema in un profondo squilibrio a scapito di tutti i cittadini.

            Non si può agire distogliendo professionisti alla sanità pubblica per tamponare situazioni “di principio” stante che queste “manovrine” distruggono quel buon tessuto che ancora resta, rappresentato dalla presenza di Ospedali sicuri ed  attrezzati, fortemente congestionati da attività che,  invece, dovrebbero svolgere gli ospedali rifunzionalizzati  in quanto preposti ad una assistenza incentrata sulla post acutiae, integrando e completando, in tal modo, l’offerta dei servizi sanitari degli ospedali riuniti multi presidio.

            I tantissimi documenti che la Regione ha emanato in merito e il recente Decreto Ministeriale sugli standard ospedalieri, ancora una volta, stabiliscono obiettivi generali e specifici relativi al completamento e la riorganizzazione ospedaliera, dove:

  • La riduzione del numero dei posti letto per acuti;
  • L’aumento del numero dei posti letto ospedalieri per post-acuti;
  • La riduzione del numero delle Unità Operative doppioni;
  • La connotazione in modo specifico della rete ospedaliera per i livelli di complessità crescente al fine di effettuare i giusti collegamenti con gli ospedali di riferimento in ambito provinciale;
  • L’efficientamento della rete dell’emergenza – urgenza
  • Lo sviluppo e l’organizzazione del sistema integrato delle funzioni ospedaliere avvalendosi del modello hub and spoke;
  • La riorganizzazione dell’assistenza ospedaliera secondo i modelli di tipo dipartimentale e per intensità di cura;
  • Il riequilibrio dei ruoli Ospedale-territorio
  • Il parallelo e progressivo potenziamento delle attività territoriali;
  • La riconversione delle strutture ospedaliere di piccole dimensioni;
  • La revisione delle reti di patologia

rappresentano fermi “paletti” di coerenza con le prospettive del riordino del sistema.

            Per tutto quanto descritto appare oltremodo ovvio che la ASP dia immediato avvio al processo di rifunzionalizzazione degli ospedali già da tempo individuati e stranamente non attivato, per consentire al cittadino-utente di fruire – in sicurezza- dei servizi ospedalieri nelle strutture pubbliche accreditate e funzionanti e non già in strutture dove il rischio sanitario ed i costi economici incidono pesantemente sull’economia di una intera provincia, così come allo stesso modo la stessa ASP deve evitare manovre che pur di tamponare inefficienze e bassi risultati di gestione, tendano a sminuire l’importanza e l’efficienza dell’Ospedale Sant’Elia.

San Cataldo, 25/10/2014

   Il Sindaco

Giampiero Modaffari

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