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Lettera di un cittadino sancataldese sul tema degli immigrati: “Impariamo da chi è diverso da noi”

Redazione

Lettera di un cittadino sancataldese sul tema degli immigrati: “Impariamo da chi è diverso da noi”

Sab, 08/03/2014 - 16:15

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LETTERA DI UN CITTADINOSAN CATALDO – “Il mio alieno è di colore scuro, più o meno nero, oppure di carnagione chiara, tra di loro molto diversi, ma con lo stesso sguardo smarrito. E’ lo sguardo di chi si sente a disagio, di chi cerca di capire se sarà accettato. In loro vedo parte di me stesso, frutto dei mille incroci dei nostri antenati che ci hanno trasmesso i geni dei normanni e degli arabi, sorvolando su tutti gli altri miscugli etnici. Non si tratta dell’astronave venuta dal cielo ma di un barcone malandato lasciato alla deriva, che li ha portati tra noi. Se li guardi bene somigliano a noi, bianchi, neri, biondi, mulatti, meticci che sono la parte di noi che nascondiamo o non vediamo, oppure la parte di loro che vorremmo essere. Trascorsa la giornata con questi pensieri, era già arrivata la mezzanotte. Lottavo con il mio cervello che mi richiamava al mio dovere razionale: “Stabilire chi sono gli alieni? E noi, figli di questa terra, cosa facciamo?” La notte scura ispirava nuove riflessioni: “l’alieno è l’altro ed è tale fin quando non lo abbiamo riconosciuto come elemento appartenente alla nostra comunità”. Di buon mattino, mi alzo e vado a comprare il giornale, e per il secondo giorno consecutivo leggo delle preoccupazioni di amministratori, educatori e famiglie della casa del fanciullo relative allo spazio che i bambini dovranno condividere con gli extracomunitari in arrivo nella struttura attigua. Malattie, epidemie, malaffare, problemi di ordine pubblico e chissà quali altri gravi cataclismi ci attendono!  Il consigliere Thierry Ilardo si fa paladino di questa crociata, raccogliendo le firme, le famiglie dei bimbi minacciano il ritiro dalla scuola.  Il mito della meritoria ospitalità dei siciliani il sentimento di appartenenza universale, di ibrido interrazziale, di tolleranza (storicamente meglio personificati dai regnanti Normanni) viene così miseramente calpestato per dare vita all’altro sentimento germanico dei lager e della emarginazione, senza poi contare dell’aspetto economico  e occupazionale che la mancata realizzazione del progetto avrebbe. Mi capita spesso di fermarmi a parlare con Salam o Mustapha per chiedere loro chiarimenti su quello che leggo della religione Musulmana, oppure passo dal negozio cinese del mio amico Vincenzo (traduzione italiana del suo nome che altrimenti non saprei né scrivere e pronunciare). Ho chiesto loro delle loro abitudini e delle loro usanze, li ho interrogati sulla loro comunità espiantata, dei loro luoghi di culto o di raduno, ho chiesto se vengono rispettati dai cittadini e da chi li rappresenta nella funzione pubblica. Pregiudizi e difficoltà da parte della popolazione ospitante non ne hanno avuti, aiuti da parte dei nostri governanti non ne hanno ricevuti. Molte somme sono state elargite per i centri religiosi di accoglienza degli immigrati e niente è stato destinato per la costruzione di luoghi di aggregazione multirazziale, per favorirne il pieno inserimento sociale. La miglior cosa da fare è girare lo sguardo da un’altra parte, non vedere né sentire, non pensiamo ai problemi degli altri quando ne abbiamo già abbastanza dei nostri. La loro presenza ci è utile soltanto quando dobbiamo comprare le fodere per la nostra auto, capi di abbigliamento a buon prezzo, quando ci occorre una badante per i nostri cari, quando ci serve manovalanza a basso prezzo e infine quando dobbiamo rimpinguare le nostre casse vendendogli beni di prima necessità o ricariche telefoniche di cui sono i principali consumatori. Cito un passo di Voltaire che mi sembra molto accostante con il tema trattato:  “ la natura dice a tutti gli uomini: “vi ho fatto nascere deboli e ignoranti affinché vegetiate alcuni minuti sulla terra e la ingrassiate con i vostri cadaveri”. Poiché siete deboli, aiutatevi reciprocamente, poiché siete ignoranti, reciprocamente illuminatevi  e sopportatevi”.

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