La Sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Regione siciliana ha condannato due dirigenti dell’amministrazione di Palazzo d’Orleans al pagamento di poco meno di 5,7 milioni di euro: la questione si lega alla fornitura di guanti destinati alla gestione dell’emergenza Covid, risultati diversi da come dovevano essere, in base agli ordini che erano stati effettuati. Con la decisione, emessa il 4 marzo e depositata oggi, e’ stata accolta la richiesta della Procura regionale, guidata da Pino Zingale: la responsabilita’ erariale e’ stata attribuita ad Alfio Drago, responsabile unico del procedimento (Rup), e a Ugo Savettiere, direttore dell’esecuzione del contratto (Dec). Dovranno versare “in solido”, al dipartimento regionale della Protezione civile, complessivamente 5.696.880 euro, oltre alla rivalutazione monetaria dal 2020, agli interessi legali e alle spese di giudizio. La vicenda riguarda una fornitura di guanti in nitrile che, secondo quanto accertato dai giudici contabili, venne in parte sostituita con guanti in lattice: nei documenti di trasporto erano indicati espressamente guanti in lattice per 118.200 box, mentre per altri 361.100 box la composizione non era stata specificata. Nonostante tutto questo, Drago rilascio’ il nulla osta e Savettiere attesto’ la regolarita’ della fornitura e la conformita’ della merce alle condizioni contrattuali, consentendo cosi’ il pagamento. Per la Corte, inoltre, Drago era stato informato direttamente della difformita’ della merce: sulla vicenda la Guardia di finanza e la procura di Palermo avevano infatti aperto un’inchiesta ed erano state effettuate alcune intercettazioni; in una conversazione captata dagli investigatori, un collaboratore della societa’ fornitrice aveva comunicato al Rup che sarebbero arrivati guanti in lattice anziche’ in nitrile e che la variazione sarebbe stata giustificata da un accordo verbale. Il responsabile del procedimento aveva chiesto se esistesse una conferma scritta, ma secondo la Corte dei conti non adotto’ poi le iniziative necessarie per verificare formalmente la situazione. La Corte ha escluso che l’emergenza pandemica potesse essere causa di giustificazione: le norme derogatorie introdotte durante il Covid avevano semplificato le procedure di acquisto, ma non avevano eliminato il principio di legalita’ ne’ consentito pagamenti privi di causa o attestazioni non veritiere. La responsabilita’ e’ stata quindi qualificata come dolosa, escludendo anche la possibilita’ di una riduzione dell’addebito prevista per le ipotesi di colpa grave.
Dalla vicenda dei guanti destinati all’emergenza Covid, difformi da come erano stati ordinati (e pagati), esce indenne il capo della Protezione civile siciliana, Salvo Cocina: nell’inchiesta iniziale della Procura regionale della Corte dei conti era stato indicato tra i soggetti potenzialmente coinvolti, ma alla fine i “convenuti”, poi condannati dalla sezione giurisdizionale per la Regione siciliana, sono stati solo Alfio Drago e Ugo Savettiere, che dovranno pagare poco meno di 5 milioni e 700 mila euro. L’ufficio inquirente aveva ipotizzato che al dirigente Cocina potesse essere contestata, in via subordinata, una quota da quantificare attorno al 10 per cento del danno, pari a 569.688 euro. Tuttavia non c’era stata alcuna citazione in giudizio nei suoi confronti. La posizione viene ora analizzata nelle 64 pagine di cui si compone la sentenza: il controllo – scrive il collegio presieduto da Salvatore Chiazzese, relatore Giuseppe Di Pietro, a latere Gaspare Rappa – spettava al responsabile del procedimento, Drago, e al direttore dell’esecuzione del contratto, Savettiere. In sostanza il dirigente della Protezione civile aveva un ruolo di supervisione e per questo, una volta ricevute le attestazioni sulla regolare esecuzione e le fatture, Cocina si limito’ a consentire i pagamenti, mentre Drago e Savettiere, secondo la Corte, lo avrebbero indotto in errore, agendo con dolo: il loro comportamento e’ stato giudicato “di per se’ del tutto sufficiente a determinare l’intero danno”. Infine, quando venne a conoscenza delle irregolarita’, secondo quanto emerge dagli atti, Cocina chiese immediatamente chiarimenti al Rup e al Dec.E ancora, sentito come persona informata sui fatti nel corso dell’indagine penale svolta dalla Guardia di finanza per conto della Procura di Palermo, il dirigente generale dichiaro’ di non avere mai autorizzato la consegna di prodotti diversi, neppure verbalmente.

