Salute

Nipote barista ucciso in rapina, ‘chi ha paura non ragiona come un giudice’. Oggi gestisce attività zio a Foggia: ” Roggero ? Stato forte non arriva dopo una tragedia”

Redazione

Nipote barista ucciso in rapina, ‘chi ha paura non ragiona come un giudice’. Oggi gestisce attività zio a Foggia: ” Roggero ? Stato forte non arriva dopo una tragedia”

Ven, 17/07/2026 - 18:51

Condividi su:

– “Mio zio venne ucciso nel 2020 nel suo bar tabaccheria da cinque rapinatori. Da allora dentro di me porto una domanda. Cosa succede ad un commerciante, ad un imprenditore che si vede la propria figlia minacciata all’interno della propria attività? Davvero possiamo pretendere che in quei pochi secondi dobbiamo ragionare con la razionalità di un giudice? Sono le domande che si pone Alfredo Traiano, 28enne, nipote di Francesco (nella foto) che nel settembre di sei anni fa, quando aveva 38 anni, fu accoltellato ad un occhio durante una rapina nel suo bar Gocce di caffè a Foggia e morì dopo 23 giorni di agonia.

I cinque furono arrestati e poi tutti condannati in via definitiva. Alfredo ha rilevato l’attività dello zio e in queste ore, dopo la condanna divenuta definitiva del gioielliere di Grinzane Cavour Mario Roggero per avere ucciso due rapinatori in fuga, ha diffuso sui social un video in cui si interroga su questa storia e sulla sua.

“Chi apre una serranda ogni mattina investe denaro, tempo, lavoro per la propria attività perché lì dentro è come se fosse casa tua – dice – Io non chiedo che ci sia una licenza per uccidere. Ma chiedo che lo Stato riconosca che cosa significa essere vittima di una rapina violenta”. La giovane vita di Alfredo è stata segnata precocemente dalla violenza, perché quando aveva solo quattro anni, nel 2003, suo padre uccise sua madre Giovanna (sorella di Francesco). A diciotto anni decise di cambiare cognome assumendo quello materno. “Chiedo che chi lavora onestamente non venga lasciato solo prima, durante e dopo un’aggressione – continua – Forse la differenza tra Mario Roggero e mio zio è che mio zio non respira più. Ma per un signore di 70 anni, dopo tantissimi anni all’interno della propria attività, una condanna a 14 anni è come una condanna a morte. Allora qual è la differenza tra il morire e il cercare di difendersi?”. “Uno Stato forte – concludono – non è quello che arriva dopo la tragedia. E’ quello che previene la tragedia. E questa è una tragedia”

banner italpress istituzionale banner italpress tv