Il muro istituzionale contro l’abusivismo non è stato abbattuto, ma si apre uno spiraglio per i malati gravi, pur con il rischio concreto di perdere la casa. Si è concluso prendendo atto che “non sussistono norme derogatorie sulla possibilità di nuove attivazioni di utenze, neppure previste da parte dell’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente” il comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica convocato per affrontare il caso di Maddalusa, frazione di Agrigento, dove circa duemila agrigentini vivono da mesi senza una goccia d’acqua.
Il prefetto Salvatore Caccamo, il procuratore Giovanni Di Leo e il sindaco Michele Sodano hanno ribadito la linea della fermezza: le regole vigenti impediscono nuove utenze idriche per gli immobili non in regola ricadenti nella zona “A”, che è ad inedificabilità assoluta, del Parco archeologico. La novità emersa dal vertice riguarda la gestione delle “fragilità”: il Comune potrà autorizzare rifornimenti straordinari tramite autobotte esclusivamente per casi di gravi patologie, che verranno valutati singolarmente su specifica richiesta degli interessati.
L’iter di assistenza si preannuncia come un’arma a doppio taglio: l’avvio della valutazione sullo stato dell’immobile, necessaria per concedere l’acqua, potrebbe portare all’accertamento della mancanza di abitabilità e al conseguente immediato sgombero.
Resta intatto il paradosso del quartiere balneare di Agrigento che, nato 60 anni fa, dispone di fibra ottica, linea telefonica e tasse regolarmente pagate, ma che oggi vede anche i cittadini invalidi costretti a caricare taniche d’acqua alla fontana pubblica di Bonamorone per poter lavarsi. Per tutti gli altri residenti “non fragili”, la linea delle istituzioni non cambia: i rubinetti resteranno a secco finché non verrà definita la situazione di ogni singolo manufatto

