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La storia. Quella calda estate del 1943 a Serradifalco: tedeschi e italiani in fuga, l’avanzata americana, il giallo delle cannonate alla Casa del Fascio e i libri di Camilleri

Redazione 1

La storia. Quella calda estate del 1943 a Serradifalco: tedeschi e italiani in fuga, l’avanzata americana, il giallo delle cannonate alla Casa del Fascio e i libri di Camilleri

Mar, 14/07/2026 - 14:58

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SERRADIFALCO. Uno dei momenti più drammatici della secolare storia della Casa del Fascio di corso Garibaldi fu il cannoneggiamento dell’ingresso e del balconcino del primo piano nel luglio del 1943. Chi fu a sparare quei colpi di cannone?

Soldati tedeschi della Panzergrenadier nell’Agrigentino

A Serradifalco, in quel caldo mese di luglio del 1943, le ore scorrevano parecchio convulse e confuse. Il 12 luglio le truppe tedesche del generale Fritz Fullrieder e quelle italiane del generale Ottorino Schreiber si erano ritirate da Canicattì sotto l’avanzata della 3ª Divisione di Fanteria statunitense. Il Colonnello Fullriede, con l’approvazione del generale Schreiber, decise la sera del 12 luglio di ripiegare su una nuova linea difensiva lungo la ferrovia che va da Serradifalco verso San Cataldo. Serradifalco era ben presidiata dai tedeschi che ne sfruttavano centralità e strategicità.

Truppe alleate avanzano in territorio nisseno

Nella zona del Calvario c’era una postazione tedesca che controllava non solo il paese, ma anche il Vallone nisseno. Lungo la strada che dal bivio di Serradifalco si dirigeva per San Cataldo i tedeschi avevano creato, in un aggrottamento naturale, un punto cucina ben mimetizzato per assicurare cibo e vettovaglie alla truppa di stanza in paese. Inoltre, nella vicina piana del Cusatino, avevano creato una piccola quanto funzionale base aeroportuale che assicurava armi e viveri necessari per rifornire le truppe dislocate nei territori viciniori.

Andrea Camilleri

Quando poi, nei giorni successivi, gli americani avanzarono in direzione Serradifalco – San Cataldo, tedeschi e italiani, dopo una blanda resistenza con scontri a fuoco, decisero di ritirarsi verso Caltanissetta, non prima di aver seppellito armi e bombe non solo nelle campagne di contrada Altarello, ma anche nella piana del Cusatino per non farle cadere in mano nemiche. Bombe che, nei primi anni del duemila, sono state poi rinvenute e disinnescate dagli artificieri dell’Esercito. Nella notte tra il 15 e il 16 luglio 1943, come informa la relazione del Generale Ottorino Schreiber, i tedeschi e i soldati italiani si ritirarono da Serradifalco puntando in direzione San Cataldo. In precedenza, alcune pattuglie americane erano state inviate in perlustrazione.

San Cataldo nel 1943 ingresso americani

I soldati Usa erano entrati a Serradifalco, ma subito dopo avevano avuto uno scontro a fuoco con i tedeschi in via Roma all’altezza di via La Pera. Qui, come ricordano tanti serradifalchesi di cui è stata raccolta testimonianza scritta, un soldato americano rimase ucciso. Nelle ore successive, i tedeschi decisero di ripiegare in direzione San Cataldo – Caltanissetta, mentre gli americani giunsero a Serradifalco. E fu nella mattinata del 18 luglio che in paese, all’arrivo del grosso delle truppe alleate dirette verso San Cataldo, si sentirono diversi colpi di cannone in pieno centro abitato. Cannonate che furono udite anche nelle campagne circostanti, nelle quali avevano trovato rifugio i tantissimi sfollati serradifalchesi che, in quei giorni, avevano deciso di lasciare le loro case per trovare rifugio in grotte e rifugi per evitare potessero fare la stessa fine delle centinaia di vittime registratesi in quei giorni a Caltanissetta per i bombardamenti.

Soldati americani a Serradifalco

Dopo qualche ora, sul far del giorno, quando parte della popolazione fece ritorno in paese, oltre a notare la presenza dei soldati americani, si accorse anche che, nottetempo, era stato cannoneggiato e distrutto l’ingresso della Casa del Fascio di corso Garibaldi. Chi fu l’autore di quel gesto? Finora, storicamente, non s’è potuto stabilire con certezza. Le testimonianze di serradifalchesi che, a quel tempo avevano poco più di 17 anni, dicono chiaramente che le cannonate partirono dagli americani. In effetti, ad oggi, è questa l’ipotesi più accreditata.

Retro dell’ex Casa del Fascio.

Gli americani, provenendo da Canicattì, una volta entrati a Serradifalco, con quel cannoneggiamento vollero sfregiare il simbolo di un regime fascista ormai era ai titoli di coda. Di recente, è emersa una seconda ipotesi. Ad avanzarla è stato il grande Andrea Camilleri. Il padre del commissario Montalbano, allora giovanissimo, sostenne che a cannoneggiare l’ingresso della casa del Fascio sarebbero stati i soldati tedeschi prima di ritirarsi verso San Cataldo. Alla fine, al di la di chi fosse stato, lo storico immobile del ventennio, cuore pulsante del Partito fascista serradifalchese, fu sventrato a colpi di cannone. Le cannonate distrussero il portone d’ingresso del palazzo e il balcone sovrastante, ma anche la stanza al piano terra normalmente adibita a Biblioteca.

Soldati americani a Caltanissetta in via Cavour

Il giovanissimo Andrea Camilleri, che in quella calda estate del ’43 era sfollato con la sua famiglia da Porto Empedocle, era ospite della famiglia Piazza. Il futuro scrittore e autore di romanzi, scendendo in paese in quel mattino di luglio del 1943, vide anche lui la casa del fascio sventrata dalle cannonate. Il suo occhio attento captò quasi subito tra le macerie la presenza di alcuni libri che si erano salvati dal cannoneggiamento. Come ebbe modo di raccontare tanti anni dopo, li raccolse, li ripulì, se ne mise sottobraccio quanti più possibile tornandosene in quella villa di contrada Cusatino dove la sua famiglia sfollata era ospite dei Piazza.

Soldati americani entrano a Caltanissetta

Una villa nella quale sarebbe tornato tanti anni dopo, nel 2005, in occasione del conferimento alla sua persona della cittadinanza emerita. A distanza di tanti anni da quell’estate del 1943, l’ex Casa del Fascio, poi diventata rifugio per profughi nel 1945 e Scuola media fino al 1981, è oggi alla ricerca di una nuova dimensione che le permetta di diventare spazio di memoria e cultura grazie al singolare mix di storia, letteratura e cultura che continua ad avere.

Soldati americani davanti la Cattedrale di Caltanissetta

Un mix del quale, a ragione, fa parte anche il “giallo del cannoneggiamento” sul quale, oltre a diversi giovani serradifalchesi del tempo, si è espresso anche il padre del Commissario Montalbano, contribuendo a creare il classico mistero, ad oggi storicamente irrisolto, di chi possa aver distrutto l’ingresso del palazzo del Fascio a Serradifalco.

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