Ci sono spettacoli che si applaudono. E poi ci sono spettacoli che si vivono, che entrano nell’anima e lasciano un segno indelebile. Il saggio di fine anno dell’ASD TANZART di San Cataldo, diretta da Adele Lo Monaco, è stato tutto questo: non una semplice esibizione, ma il racconto di un anno di vita, di sacrifici, di paure vinte e di sogni trasformati in realtà. Per la prima volta TANZART ha calcato il prestigioso palcoscenico del Teatro Regina Margherita di Caltanissetta, uno dei templi della cultura della provincia. Un traguardo storico che ha consacrato il lavoro svolto da Adele Lo Monaco e dalle sue allieve, regalando al pubblico una serata destinata a rimanere nella memoria di tutti i presenti. Dietro ogni sorriso visto sul palco c’erano ore infinite di sala prove. Dietro ogni passo c’erano piedi doloranti, lacrime nascoste, momenti di sconforto e la forza di rialzarsi. C’erano ragazze che un anno fa portavano con sé insicurezze e timori, e che oggi hanno trovato nella danza il coraggio di raccontare sé stesse davanti a centinaia di persone. «La tecnica si costruisce con il tempo», racconta Adele Lo Monaco, «ma ciò che rende un artista speciale è la capacità di emozionare. Le mie allieve hanno imparato a parlare con il cuore. Ed è proprio il cuore che il pubblico ha sentito battere in ogni coreografia.» La sala ha seguito ogni istante in un silenzio carico di emozione, interrotto soltanto dagli applausi che, scena dopo scena, diventavano sempre più lunghi e intensi.

Alla fine dello spettacolo il pubblico si è alzato in piedi, tributando un lungo applauso alle giovani artiste e alla loro insegnante. Molti spettatori avevano gli occhi lucidi. Altri, semplicemente, non riuscivano a trovare le parole. Lo spettacolo è stato concepito come un viaggio tra la tradizione della danza e la contemporaneità, due mondi apparentemente lontani ma uniti dalla stessa missione: emozionare. La prima parte della serata ha reso omaggio all’immortale repertorio classico con “La Bella Addormentata”, sulle straordinarie musiche di Pëtr Il’ič Čajkovskij. Il celebre balletto, nato dalla storica coreografia di Marius Petipa, è stato reinterpretato attraverso le coreografie originali di Adele Lo Monaco, capaci di rispettarne l’essenza e, allo stesso tempo, donargli una nuova identità. Il balletto è stato articolato in tre atti, accompagnando il pubblico nel magico racconto della principessa Aurora, della maledizione della fata Carabosse, del lungo sonno incantato e del risveglio che celebra il trionfo dell’amore e della speranza. Eleganza, armonia e poesia hanno trasformato il palcoscenico in una fiaba vivente. Con il secondo tempo, invece, il linguaggio della danza ha cambiato completamente volto.

“L’Algoritmo Umano” ha dato voce alle inquietudini della società moderna. Attraverso una danza contemporanea intensa e coinvolgente, le allieve hanno raccontato un mondo dominato dalla tecnologia, dai social network e dagli algoritmi, dove spesso si rischia di perdere la propria identità. Una coreografia profonda che ha invitato il pubblico a riflettere su quanto sia importante custodire la propria umanità, le emozioni vere e la libertà di essere sé stessi. A seguire, il teatro si è trasformato in un’esplosione di energia con “High School Musical”, impreziosito dalle coreografie hip hop curate dall’insegnante Giorgia Vitale. Musica, colore, entusiasmo e una straordinaria forza di gruppo hanno invaso il palco, celebrando valori come l’amicizia, il rispetto, il coraggio di inseguire i propri sogni e la gioia di condividere ogni traguardo insieme. Ogni ballerino ha portato sul palco carattere, personalità e passione. Nessuno cercava la perfezione: cercavano la verità. Ed è proprio questa autenticità ad aver conquistato il pubblico. Al termine dello spettacolo è accaduto qualcosa che nessuna coreografia può insegnare. I telefoni hanno iniziato a squillare senza sosta. Messaggi, chiamate, parole di stima e di gratitudine hanno raggiunto Adele Lo Monaco da ogni parte. Genitori, spettatori, professionisti e semplici appassionati hanno voluto condividere la stessa emozione.
C’era chi parlava di uno spettacolo mai visto prima. Chi raccontava di essersi commosso fino alle lacrime. Chi confessava di essere rimasto senza fiato davanti all’intensità delle interpretazioni. E chi, con poche semplici parole, scriveva: «Grazie per averci fatto emozionare.» Per Adele Lo Monaco il successo più grande non è stato il lungo applauso finale. È stato vedere le proprie allieve entrare in teatro con lo sguardo pieno di paura e uscirne con gli occhi colmi di consapevolezza. Perché quella sera non sono cresciute soltanto delle ballerine. Sono cresciute giovani donne. E forse è proprio questo il più grande insegnamento della danza: capire che il talento apre una porta, ma sono il sacrificio, la disciplina, l’umiltà e l’amore a permettere di attraversarla. Quando il sipario si è chiuso, le luci del teatro si sono spente e il pubblico ha lentamente lasciato la sala, è rimasto qualcosa che nessuno potrà raccontare fino in fondo. Un silenzio carico di emozione. Gli occhi lucidi di un genitore. L’abbraccio sincero tra insegnante e allieve. La consapevolezza di aver scritto una piccola pagina di storia per la danza sancataldese. Perché alcune serate finiscono con un applauso. Quella di TANZART è finita con centinaia di cuori che battevano all’unisono. Ed è questa la magia dell’arte. Lasciare il teatro con la sensazione di aver assistito a qualcosa che va oltre uno spettacolo.
Qualcosa che, semplicemente, lascia la pelle d’oca. Le parole di Adele Lo Monaco: «Ci sono emozioni che non si possono spiegare. Si possono solo vivere. Quando il sipario si è aperto e ho visto le mie allieve entrare in scena, il tempo si è fermato. In quel momento non ho visto semplicemente delle ballerine: ho rivisto ogni loro lacrima, ogni caduta, ogni paura, ogni sorriso dopo un traguardo raggiunto. Ho rivisto un intero anno di sacrifici racchiuso in pochi, meravigliosi istanti. Molti pensano che il nostro lavoro sia insegnare passi di danza. Io credo che il nostro compito sia molto più grande: insegnare a non mollare quando tutto sembra difficile, a credere in sé stessi quando nessuno ci riesce, a trasformare le fragilità in forza e le paure in coraggio. Quella sera, sul palco del Teatro Regina Margherita, non hanno danzato solo i loro corpi. Hanno danzato le loro anime. Il regalo più bello non sono stati gli applausi, né i complimenti ricevuti. È stato vedere gli occhi delle mie ragazze brillare di una luce diversa, quella di chi ha scoperto di essere molto più forte di quanto immaginasse. È stato vedere genitori commuoversi, persone abbracciarsi, spettatori uscire dal teatro con gli occhi lucidi e il cuore pieno. Nei giorni successivi ho ricevuto decine di messaggi. Parole che custodirò per sempre. C’era chi mi scriveva di aver pianto dall’inizio alla fine, chi mi ringraziava per aver regalato un’emozione autentica, chi diceva di aver riscoperto, attraverso la danza, il valore delle cose semplici e vere. Leggere quei messaggi mi ha fatto capire che il nostro obiettivo era stato raggiunto: arrivare al cuore delle persone. A tutte le mie allieve voglio dire una cosa. Non ricordate questa serata perché avete ballato davanti a un teatro pieno. Ricordatela perché avete vinto la sfida più importante: quella con voi stesse. Ogni paura che avete superato, ogni sacrificio che avete affrontato e ogni lacrima che avete asciugato vi accompagneranno per tutta la vita, dentro e fuori dalla danza.

Se oggi sono orgogliosa, non è perché avete eseguito una coreografia alla perfezione. Sono orgogliosa perché siete diventate donne capaci di lottare, di rispettare il lavoro, di sostenervi a vicenda e di credere nei vostri sogni. E se un giorno vi troverete davanti a un’altra grande sfida, ricordate quella sera. Ricordate il rumore degli applausi, il battito del vostro cuore prima di entrare in scena e la gioia che avete provato quando avete capito di avercela fatta. Perché la danza finisce quando cala il sipario. Ma ciò che la danza insegna… resta per tutta la vita. Ed è questo il mio successo più grande. Non aver formato delle ballerine, ma aver lasciato un’impronta nel cuore di ogni mia allieva. Questa è TANZART. Questa è la famiglia che, insieme, abbiamo costruito. E finché ci sarà anche una sola ragazza pronta a sognare, io sarò lì, a ricordarle che i sogni non si aspettano. Si conquistano. C’è un dettaglio che rende questa serata ancora più straordinaria, ed è quello che spesso passa inosservato. Dietro ogni luce accesa, ogni costume, ogni musica, ogni coreografia, ogni emozione vissuta sul palco, c’è stato il lavoro instancabile di una ragazza di appena 19 anni: Adele Lo Monaco. A un’età in cui molti sono ancora alla ricerca della propria strada, lei ha scelto di costruire un sogno, assumendosi responsabilità che richiedono coraggio, maturità e una dedizione fuori dal comune. Ha ideato lo spettacolo, curato ogni dettaglio artistico e organizzativo, creato le coreografie, guidato le allieve nel loro percorso di crescita e trasformato un’idea in una realtà capace di emozionare un intero teatro.
ed è questo che insegna alle sue allieve
Non è stata solo una maestra . È stata una guida, un punto di riferimento, una presenza costante per le sue ragazze, insegnando loro che il successo non nasce dal caso, ma dall’impegno quotidiano, dalla disciplina e dalla capacità di credere nei propri sogni anche quando sembrano troppo grandi. Forse qualcuno penserà che diciannove anni siano pochi per realizzare tutto questo. Ma i sogni non hanno età. Hanno coraggio. E quella sera, sul palco del Teatro Regina Margherita, Adele ha dimostrato che non conta quanti anni hai, ma quanto cuore metti in ciò che fai. Perché si può essere giovani all’anagrafe e immensi nelle proprie responsabilità. Piccoli per età, ma grandi nei valori. Piccoli agli occhi del mondo, ma capaci di creare qualcosa che resterà nel cuore di chi l’ha vissuto. E forse il messaggio più bello che questa serata lascia è proprio questo: non aspettare di sentirti “abbastanza grande” per inseguire un sogno. Inizia oggi, lavora ogni giorno, credici fino in fondo. Perché le cose più belle nascono proprio da chi ha il coraggio di fare il primo passo, anche quando tutti pensano che sia troppo presto. Se vuoi renderlo ancora più incisivo, puoi chiudere con una frase che rimane impressa: “L’età misura il tempo. Il coraggio misura le persone. E quella sera, a vincere, è stato il coraggio.”

