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Caltanissetta. La nissena violoncellista Emanuela Mosa si racconta ai microfoni di “Next Generation”

Redazione 3

Caltanissetta. La nissena violoncellista Emanuela Mosa si racconta ai microfoni di “Next Generation”

Dom, 02/03/2025 - 17:30

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La violoncellista Emanuela Mosa si racconta ai microfoni di Radio3 Suite – Magazine per la rubrica “Next Generation” condotta da Stefano Valanzuolo.

Nissena, classe 1998, diploma accademico di primo livello in pianoforte, e poi diploma in violoncello nel 2019, ha frequentato masterclass con grandi musicisti, sia pianisti – come De Maria, Lupo, Cappello, Andaloro, Lucchesini, Balzani –, e sia di violoncellisti come – Signorini, Piovano, Bronzi, Meneses –. E alla sua attuale attività si affianca quella didattica, poiché già da quattro anni Emanuela, nonostante la sua giovanissima età, è docente di conservatorio a Caltanissetta.

“Per me è stato importante nascere e crescere tra la musica – racconta Emanuela ai microfoni –. Il mio primo maestro è stato papà, anche lui violoncellista; è stato il mio primo punto di riferimento. Sin da piccola la musica per me è stata tutto e continua a esserlo.”

Infatti, Emanuela Mosa è figlia del Maestro Michele Mosa, direttore del Conservatorio Statale di Musica “Vincenzo Bellini” di Caltanissetta.

E alla domanda del conduttore se Emanuela abbia l’obiettivo di creare un proprio repertorio oppure di assecondare la volontà di avere uno sguardo quanto più possibile largo sulla musica, lei risponde: “A me piace studiare, conoscere. Ho sicuramente tanta voglia di ampliare il mio repertorio, e ho anche delle preferenze musicali a livello stilistico, di periodo musicale; ma non voglio identificarmi in un esclusivo tipo di repertorio, voglio cercare di suonare tutto e di immedesimarmi in quello che suono.”

Durante i primi minuti dell’intervista ai microfoni si sono diffuse le note dell’Allegro Finale dalla Prima Suonata in Mi minore per violoncello e pianoforte di Johannes Brahms, dove al violoncello c’era Emanuela Mosa e al pianoforte Mayaka Nakagawa. E riguardo al brano, la violoncellista dichiara che è una delle principali sonate per violoncello e pianoforte del “nostro repertorio, e tra l’altro rappresenta il periodo Romantico, anche perché è collocata nel Tardo Romanticismo. Dunque, rappresenta in pieno anche la formazione cameristica e l’espressione del violoncello che ha iniziato a evolversi e a intensificarsi da Beethoven in poi.”

Un brano inserito nel disco firmato Records e nel quale si ritrovano altri brani, come l’ascolto successivo, ovvero il tempo centrale dalla Sonata in Re Maggiore per violoncello e pianoforte di Francesco Cilea, con più aperture in senso melodico rispetto alla scrittura rigorosa del brano di Brahms, “un pezzo lirico che si rifà alla liricità della scrittura di Cilea operista.”

“Ho voluto inserire questo brano nel disco con l’obiettivo di mettere in risalto i compositori italiani, che hanno scritto per lo strumento del violoncello durante il periodo del Romanticismo – spiega Emanuela Mosa, rispondendo alla domanda del conduttore circa la scelta di questo brano inserito nel repertorio del disco –. Ho indagato sul repertorio italiano e questa sonata è stata una piacevole scoperta.”

Durante l’intervista si è esplorato anche il rapporto che la violoncellista Emanuela ha con la musica vocale: “A me piace tantissimo la musica vocale, specialmente quella da camera e accompagnata da pianoforte. Per tutti i musicisti il riferimento al canto è fondamentale, perché è il primo mezzo con cui facciamo musica. È il primo mezzo espressivo che possediamo e rifarsi alla voce mentre noi cantiamo è uno dei fondamentali principi che sta alla base di noi strumentisti.

Altro brano da lei suonato e riprodotto durante l’intervista è stato Sonatina per violoncello e pianoforte di Gian Francesco Malipiero.

“L’input è stato quello di indagare la musica del neoclassicismo italiano – racconta ancora Emanuela –. Malipiero è stata una bella scoperta, un compositore gradevole e innovativo. La scintilla è scattata anche ascoltando una registrazione del mio maestro Alè Menuet che ha fatto in epoca giovanile.”

E il brano successivo trasmesso durante la puntata è stato un accenno dal preludio della prima Suite di Bach in Sol Maggiore per violoncello, con al violoncello Alè Menuet.

“Le suite per violoncello di Bach hanno un’importanza immensa per qualsiasi violinista – dice Emanuela Mosa –. Sono tra le prime opere importanti che un violoncellista affronta e a quelle a cui si ritorna per tutta la vita.”

E alla domanda circa che cosa le ha donato di importante il Maestro Menuet lei risponde che uno dei principi fondamentali che le ha trasmesso è il profondo rispetto per lo spartito. “Studiare uno spartito significa entrare nella mente del compositore, capire il suo linguaggio e restituirlo con massima fedeltà.” E continua ancora, Emanuela, affermando che la tecnica non è mai un fine, ma un mezzo, deve servire l’espressione musicale.

Emanuela, che da qualche anno è insegnate, si pronuncia dopo la domanda del conduttore sul rapporto che ha con l’insegnamento. “È un ruolo che mi piace. Separo le due carriere, anche se è molto difficile portarle avanti contemporaneamente – racconta –. L’una arricchisce l’altra, perché essere un maestro, essere una guida significa avere la consapevolezza di ciò che si è studiato; specialmente nella nostra professione continuare a studiare e ad arricchirsi è fondamentale. Per me è un’esperienza non solo professionale, ma anche umana.

E sull’ultimo brano riprodotto – Variazioni sulla corda di Sol su tema del Mosè di Nicolò Paganini con al violoncello Pierre Fournier – lei risponde: “Mi è caro perché è stato il primo pezzo con orchestra che ho eseguito all’età di undici anni. Ho provato soddisfazione nel vedere i miei studi evolversi ed essere parte della musica. È un’esperienza che mi porto nel cuore, un pezzo che ho ripreso più volte nel mio percorso.”

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