MAZZARINO. Una mozione sulla Chiesa del Carmine. E’ quella che hanno presentato i consiglieri di minoranza Livio D’Aleo, Francesco Lo Forte e Santo Vicari. Nella mozione è stato fatto rilevare che lo scorso aprile presso il Centro Culturale “C. M. Carafa” si è svolto un interessantissimo evento culturale: la presentazione del testo del giovanissimo Vincenzo Camilleri: “La grande storia dei Branciforti di Mazzarino e dei Carafa della Spina. Studi, ricerche e documenti inediti”.
L’evento è stato molto seguito ed ha suscitato un notevole interesse in tutta la città che ha potuto apprezzare le doti del giovane storico mazzarinese. “Nel corso della serata da un relatore dell’evento è emersa una problematicità che interessa l’intera collettività: lo stato di abbandono in cui versa attualmente la Chiesa del Carmine, chiusa al culto e al pubblico ormai da un ventennio. La chiesetta, annessa al Convento dei Carmelitani, che oggi ospita gli uffici del comune di Mazzarino, si presenta come un gioiellino del nostro vasto patrimonio artistico architettonico.
La chiesetta, unica nel suo genere, presenta una cupola su cui svetta una bandiera sostenuta dai monchi anteriori di un leone: lo stemma dei Branciforti. Sei altari, oltre al maggiore, riempiono le due pareti di destra e sinistra. Nella chiesa, ricordiamo, intorno alla metà del ‘600 fu costruita una cappella contenente un grande sarcofago contenenti le ceneri degli antenati dei Branciforti e dello stesso Giuseppe Branciforti.
L’altare maggiore dedicato al protomartire S. Stefano era impreziosito dalla tela del grande interprete della pittura barocca Mattia Preti, trafugata agli inizi degli anni ’80 e mai più ritrovata: Il martirio di S. Stefano. Al suo posto oggi è collocata oggi una copia in bianco e nero che raffigura il santo mentre viene lapidato”.
I consiglieri hanno chiesto al sindaco
• A chi appartiene la proprietà della Chiesa del Carmine?
• A parte il Comune di Mazzarino, esistono altri Enti coinvolti nella proprietà?
• Intende l’A.C. prendere in considerazione l’appello venuto fuori dall’evento di cui sopra?
• Dovremo, per forza, rassegnarci al fatto che l’incuria e le intemperie producano più danni di quelli già fatti?
• Rientra nei piani di questa AC un interessamento per la salvaguardia del prezioso bene de quo?
• Ritiene opportuno l’AC convocare una conferenza di servizi degli enti interessati, compresa la sovrintendenza ai beni culturali, per affrontare la questione?
• Ha preso in considerazione – estrema ratio – la cessione del bene ad enti che possano essere in grado di salvaguardare il bene in questione?

