Salute

Bimbi nati morti: l’Italia migliora, nel mondo 2 milioni ogni anno

Redazione 2

Bimbi nati morti: l’Italia migliora, nel mondo 2 milioni ogni anno

Ven, 16/10/2020 - 08:22

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Bimbi nati morti: l’Italia migliora, nel mondo 2 milioni ogni anno

Circa 2 milioni di bambini nascono morti ogni anno- 1 ogni 16 secondi- secondo le stime congiunte lanciate- per la prima volta in assoluto- da Unicef, Oms, Gruppo della Banca Mondiale e la Divisione per la popolazione dell’Undesa.

Secondo il nuovo rapporto, A Neglected Tragedy: The Global Burden of Stillbirths (Una tragedia dimenticata: il peso globale dei bambini nati morti), la grande maggioranza dei casi di bambini nati morti, l’84%, e’ avvenuta in paesi a reddito basso o medio basso.

Nel 2019, 3 casi su 4 di bambini nati morti si sono verificati in Africa subsahariana o in Asia meridionale. Un bambino nato morto e’ definito nel rapporto come un bambino nato senza presentare segni di vita a 28 settimane di gravidanza o piu’. Cosi’ in un comunicato l’Unicef. “Perdere un bambino alla nascita o durante la gravidanza e’ una tragedia devastante per una famiglia, che spesso viene sopportata in silenzio, ma troppo frequentemente, in tutto il mondo- ha dichiarato Henrietta Fore, Direttore Generale dell’Unicef- Ogni 16 secondi una madre da qualche parte del mondo soffrira’ la tragedia indescrivibile di vedere il suo bambino morire alla nascita. In aggiunta alla perdita di vita, i costi psicologici ed economici per donne, famiglie e societa’ sono gravi e di lunga durata. Per molte di queste madri, semplicemente non doveva andare in questo modo. La maggior parte dei casi di bambini nati morti avrebbero potuto essere prevenuti con un monitoraggio di alta qualita’, cure prenatali appropriate e un assistente alla nascita qualificato”.

Il rapporto avverte che la pandemia di COVID-19 potrebbe aggravare il numero globale di bambini nati morti. Una riduzione del 50% dei servizi sanitari dovuta alla pandemia potrebbe causare circa 200.000 ulteriori casi di bambini nati morti in un periodo di 12 mesi in 117 paesi a reddito basso e medio. Cio’ corrisponde a un aumento nel numero di bambini nati morti dell’11,1%. Secondo la valutazione effettuata per il rapporto dai ricercatori della Johns Hopkins Bloomberg School of Public Health, 13 paesi potrebbero vedere un aumento del 20% o piu’ del numero di nati morti in un periodo di 12 mesi.

“In Italia il tasso di bambini nati morti e’ in diminuzione, e questo e’ un segnale estremamente incoraggiante: dal 2000 e’ diminuito del 15,1%, da 2,8 bambini nati morti su 1.000 nascite totali a 2,4 su 1.000 nel 2019. Questo e’ un dato fra i piu’ bassi al mondo e siamo al pari con Norvegia e Svezia, meglio rispetto alla media europea, ferma a 3,2 su 1.000 nascite. Tuttavia, dal 2010 i progressi si sono fermati e sono ancora 1.070 i bambini nati morti lo scorso anno nel nostro paese. Non dobbiamo accontentarci di questo risultato, ma bisogna fare di piu’ per azzerare questo dato”, ha dichiarato Francesco Samengo, Presidente dell’Unicef Italia.

La maggior parte dei nati morti sono causati da una scarsa qualita’ dell’assistenza durante parto e nascita. Secondo il rapporto, la mancanza di investimenti nei servizi prenatali e durante il parto e nel rafforzamento della forza lavoro del personale infermieristico e ostetrico e’ una delle sfide principali. Oltre il 40% dei bambini nati morti si verifica durante il parto- una perdita che si potrebbe evitare con l’accesso durante il parto di un operatore sanitario formato e di assistenza ostetrica d’emergenza tempestiva. Circa la meta’ dei nati morti in Africa subsahariana e in Asia centrale e meridionale si e’ verificata durante il parto, rispetto al 6% in Europa, America Settentrionale, Australia e Nuova Zelanda. Anche prima che la pandemia causasse gravi interruzioni dei servizi sanitari, poche donne nei paesi a basso e medio reddito ricevevano cure tempestive e di alta qualita’ per prevenire i nati morti.

La meta’ dei 117 Paesi analizzati nel rapporto ha una copertura che va da un minimo inferiore al 2% a un massimo di solo il 50% per 8 importanti interventi per la salute materna come il parto cesareo, la prevenzione della malaria, la gestione dell’ipertensione in gravidanza e il rilevamento e il trattamento della sifilide. Si stima che la copertura per il parto naturale assistito- un intervento fondamentale per la prevenzione dei nati morti durante il travaglio- raggiunga meno della meta’ delle donne in gravidanza che ne hanno bisogno. Di conseguenza, nonostante i progressi nei servizi sanitari per prevenire o curare le cause di morte dei bambini, i progressi nella riduzione del tasso di bambini nati morti sono stati lenti. Dal 2000 al 2019, il tasso annuo di riduzione dei casi di bambini nati morti e’ stato solo del 2,3%, a fronte di una riduzione del 2,9% della mortalita’ neonatale e del 4,3% della mortalita’ tra i bambini di eta’ compresa tra 1 e 59 mesi. I progressi, tuttavia, sono possibili grazie a politiche, programmi e investimenti solidi, continua l’Unicef.

“Accogliere un bambino nel mondo dovrebbe essere un momento di grande gioia, ma ogni giorno migliaia di genitori provano una tristezza insopportabile perche’ i loro bambini sono nati morti- ha dichiarato Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’Oms- La tragedia dei bambini nati morti dimostra quanto sia vitale rafforzare e preservare i servizi sanitari essenziali e quanto sia fondamentale aumentare gli investimenti in personale infermieristico e ostetrico”. Il rapporto rileva inoltre che quella dei bambini nati morti non e’ una sfida solo per i paesi poveri. Nel 2019, 39 Paesi ad alto reddito hanno avuto un numero di nati morti superiore rispetto alle morti neonatali (durante i primi 28 giorni di vita) e 15 Paesi hanno avuto un numero di nati morti superiore a rispetto alle morti infantili (meno di un anno di vita). Il livello di istruzione della madre e’ uno dei maggiori fattori di disuguaglianza nei paesi ad alto reddito. Sia nei paesi a basso reddito che in quelli ad alto reddito, i tassi di bambini nati morti sono piu’ alti nelle aree rurali che in quelle urbane. Lo status socioeconomico e’ anche legato alla maggiore incidenza di nati morti. Ad esempio, in Nepal, le donne delle caste minoritarie avevano tassi di bambini nati morti tra il 40% e il 60% superiori rispetto a quelli delle donne delle caste di classe superiore. Le minoranze etniche nei paesi ad alto reddito, in particolare, possono non avere accesso a un’assistenza sanitaria di qualita’ sufficiente. Il rapporto cita che nelle popolazioni Inuit in Canada, ad esempio, e’ stato osservato un tasso di bambini nati morti quasi tre volte superiore a quello del resto del Canada, e le donne afroamericane negli Stati Uniti d’America corrono un rischio quasi due volte superiore di vedere il loro bambino nato morto rispetto alle donne bianche.

“Il COVID-19 ha scatenato una devastante crisi sanitaria derivata per donne, bambini e adolescenti a causa delle interruzioni dei servizi sanitari salvavita- ha dichiarato Muhammad Ali Pate, Direttore Globale per la Salute, la Nutrizione e la Popolazione della Banca Mondiale e Direttore dello Strumento di Finanziamento Globale per Donne, Bambini e Adolescenti- Le donne in stato di gravidanza hanno bisogno di un accesso continuativo a cure di qualita’, per tutta la gravidanza e durante il parto. Stiamo sostenendo i Paesi nel rafforzare i loro sistemi sanitari per prevenire i casi di bambini nati morti e garantire che ogni donna in stato di gravidanza possa accedere a servizi sanitari di qualita'”.