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Addio a Sepulveda, scrittore combattente che amava la poesia

Redazione

Addio a Sepulveda, scrittore combattente che amava la poesia

Gio, 16/04/2020 - 20:24

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“Il peggior castigo e’ arrendersi senza avere potuto lottare”. Da vero combattente, e fedele a quella frase che ne ha contraddistinto la sua esistenza, Luis Sepulveda ha combattuto strenuamente la battaglia piu’ difficile della sua vita, quella contro il Covid-19. Ma il suo fisico, a 70 anni, non ha retto alla virulenza di un virus che non ha graziato uno dei piu’ grandi scrittori latinoamericani. Ridurre la biografia di Luis Sepulveda a quella di un semplice letterato ed intellettuale sarebbe ingiusto. Sepulveda era in primis un combattente, un militante che ha pagato con torture e con l’onta dell’esilio le sue idee. Cileno, nato a Ovalle, cresciuto tra la costa di Valparaiso e la capitale Santiago, crebbe forgiato dalle idee anarchiche di uno zio e i libri d’avventura di Salgari, Cervantes, Melville. Dopo essersi iscritto alla gioventu’ comunista, mosse i primi passi nel giornalismo e condusse i suoi primi esperimenti nel campo letterario. Un talento precoce, premiato addirittura con un viaggio nell’Unione Sovietica e da dove fu cacciato pare per una tresca con la moglie di un burocrate. La vita irrequieta di Sepulveda e’ stata sempre segnata da viaggi forzati, repentine quanto improvvise fughe, cacciate e lunghi esili, conditi pero’ da tanta poesia e da quella fierezza e orgoglio nell’essere un latinoamericano. Espulso dalla gioventu’ comunista passo’ qualche anno in Bolivia dove milito’ tra le file dell’Esercito di liberazione nazionale.

Il ritorno in Cile non tardo’, coincidendo con il sogno di un nuovo Cile che trovava in Salvador Allende l’uomo del riscatto. Si iscrisse al Partito socialista, divenne colonna portante del Gap, il Grupo de Amigos Personales, per intenderci il servizio di sicurezza del presidente. Un organismo sciolto nel 1973 con l’avvento di Pinochet e il colpo di stato in cui rimase ucciso Allende. Arrestato all’interno del palazzo presidenziale, fu vittima di indicibili torture. Rilasciato dopo 7 mesi riprese la sua attivita’ di scrittore e di giornalista. Un impegno di aperta critica contro il regime di Pinochet che gli procurarono un nuovo arresto. Pote’ lasciare la prigione con una condizione: accettare l’esilio in Svezia. A Buenos Aires pero’, nel bel mezzo di uno scalo aereo, fuggi’ riparando in Paraguay. Anche qui un cattivo rapporto con il regime al potere lo convinsero a rinunciare all’ospitalita’ e a trovare nell’Ecuador un paese piu’ accomodante. Visse con gli indios, affino’ il suo pensiero politico, si arruolo’ nelle Brigate internazionali Simon Bolivar combattendo in Nicaragua. Nel 1979 lascio’ il Sudamerica per l’Europa, dove la sua produzione letteraria si fece piu’ prolifica. Dapprima Amburgo, citta’ che gli diede la possibilita’ di approfondire lo studio della letteratura tedesca, poi la Francia. Intanto il suo impegno politico viro’ verso una svolta ecologista. Dal 1982 in poi compose gli equipaggi di Greenpeace nei mari degli oceani in pericolo. Nel 1986 il ritorno in Cile. Ma fu in Europa che lo scrittore decise di vivere per sempre. Stavolta la Spagna, l’asturiana Gijo’n divenne il suo nuovo porto sicuro. Fino alla fine di febbraio, quando ha avvertito i primi sintomi del contagio dal ritorno di un festival letterario in Portogallo ed e’ stato ricoverato. Un contagio che non ha risparmiato nemmeno colei che ha condiviso gran parte dell’esistenza dello scrittore: l’amatissima moglie, la poetessa Carmen Yáñez, che sposo’ per ben due volte. “Gli amici non muoiono e basta” scrisse in “Storia di un gatto e del topo che divento’ suo amico”. Chi ama la sua letteratura lo ha considerato non come un semplice cantore ma come un amico saggio capace di regalare storie cosi’ luminose da rischiarare le vite altrui. I suoi racconti, le sue descrizioni sono fulgidi esempi, lampi che squarciano la notte, testimonianze da custodire. Libri come “Patagonia Express. Appunti dal sud del mondo” o “Le rose di Atacama” sono diari di bordo, taccuini pregni di resoconti da un continente, quello Sudamericano, vissuto da eroi comuni.

Avventure in una straordinaria quotidianita’. La cifra della sua produzione sta nell’attitudine di avere tinto di poesia esistenze ordinarie. Calandosi nella letteratura favolistica, ha regalato al mondo pagine indimenticabili, romanzi da leggere e rileggere ancora e ancora. “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegno’ a volare” e’ un compendio sull’amicizia, concepito con una scrittura semplice intrisa di buoni sentimenti. Si dice – scrisse un giorno Sepulveda – che ogni uomo deve scoprire qualcosa che giustifica la sua vita. Sepulveda, scandagliando le esistenze altrui ne ha giustificato la sua: quella di un intellettuale colto, di un poeta coraggioso e determinato, quasi di un militante dell’amore, dai principi saldi e uniformi. Ma e’ giusto non dilungarsi nel ricordo, ligi a quell’insegnamento che si ritrova tra le pieghe de “Il generale e il giudice”, un libro forse tra i piu’ coraggiosi dello scrittore cileno: “Le biografie degli uomini coerenti sono brevi”. 

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