Quando si parla dei soldi di tutti, la politica da stadio lascia il posto al dovere istituzionale. Per questo il capogruppo del gruppo consiliare “Riprendiamoci la Città”, Giampiero Modaffari, non esprime una semplice presa di posizione da opposizione, ma solleva una questione di metodo, di buona gestione finanziaria e di rispetto verso i cittadini di San Cataldo. Una questione che merita attenzione, perché riguarda il presente e, soprattutto, il futuro della Città.
L’Amministrazione comunale ha portato in Consiglio la proposta di contrarre un mutuo ventennale di 800.000 euro con la Cassa Depositi e Prestiti, da destinare ai lavori di manutenzione straordinaria della pavimentazione stradale e dei marciapiedi. In cambio, il Comune si impegnerebbe a pagare una rata semestrale di circa 30.227 euro per vent’anni (TOTALE RATE: € 1.209.112,40), fino al 2046, con un tasso fisso del 4,38%, di cui ben € 405.111,82 di interessi, cifra che appesantirà per due decenni i bilanci comunali e ridurrà la capacità di investimento delle future amministrazioni.
Modaffari, che ha guidato personalmente l’Amministrazione comunale di San Cataldo e conosce nei dettagli i conti pubblici, ferma subito il ragionamento su un primo punto cruciale: la Cassa Depositi e Prestiti concede mutui pluriennali per opere pubbliche che garantiscano una durata utile di almeno vent’anni. La manutenzione straordinaria del manto stradale e dei marciapiedi, per quanto necessaria e urgente, non rientra in questa categoria. Non è un’opera strutturale ventennale, ma un intervento ricorrente che nel tempo va ripetuto. Chiedere un finanziamento di vent’anni per aggiustare buche e marciapiedi è tecnicamente inappropriato, come fare un mutuo pluriennale per cambiare le piastrelle del bagno di casa.
Ma il problema non è solo tecnico. È soprattutto politico e amministrativo. Perché quella stessa manutenzione stradale che oggi si vorrebbe pagare con il debito, si poteva – e si doveva – realizzare con risorse a fondo perduto, cioè con soldi che lo Stato, la Regione e l’Europa mettevano a disposizione senza chiedere nulla indietro.
Nel corso degli ultimi cinque anni, infatti, si sono succedute numerose opportunità di finanziamento che avrebbero potuto coprire interamente questo genere di interventi. La Regione Siciliana, con l’avviso pubblico “Progetti di valore” (D.D.G. n. 2937/2025), metteva a disposizione dei Comuni non ricadenti in aree a concessione di idrocarburi un contributo massimo per singola richiesta di 1.500.000 euro a fondo perduto, proprio per rigenerazione urbana e manutenzione straordinaria delle strade. Un importo superiore a quello del mutuo richiesto, e soprattutto senza alcun onere per le casse comunali. Invece di presentare un progetto per la viabilità urbana e extraurbana – si pensi ad esempio alle vie Vallelunga e Aurora o alle strade extraurbane come Tabita, Pirato-Giordano-Matileo, Giganna – l’Amministrazione ha deciso di partecipare a quel bando con un progetto da 400.000 euro per un campo da tennis, precludendo così alla Città la possibilità di accedere al finanziamento massimo per le strade. Altri Comuni limitrofi, come Caltanissetta, hanno invece saputo cogliere l’occasione e hanno richiesto l’importo pieno per la viabilità.
SAN CATALDO, PER SCELTA PROGRAMMATICA, HA LASCIATO SCADERE UNA CHANCE STORICA.
E non è stata l’unica. Nel quinquennio appena trascorso, l’Amministrazione ha sistematicamente mostrato una scarsa propensione all’acquisizione di risorse gratuite. Anche per l’adeguamento funzionale del campo sportivo “Valentino Mazzola” si è preferito ricorrere al mutuo anziché cercare attivamente i finanziamenti a fondo perduto resi disponibili dal PNRR e da altri bandi pubblici. Un approccio che conferma una prassi gestionale orientata preferenzialmente all’indebitamento, con conseguente aggravio per la finanza pubblica comunale, anziché alla programmazione oculata e alla ricerca di risorse non onerose.
Le occasioni sprecate, però, non si contano solo sul bando “Progetti di valore”. C’era il Fondo Sviluppo e Coesione (FSC 2021-2027), con una dotazione complessiva di circa 100 milioni di euro per la rigenerazione e lo sviluppo dei centri urbani, che finanziava esplicitamente manutenzione straordinaria e rifacimento del manto stradale, opere di urbanizzazione primaria e miglioramento della sicurezza urbana. C’erano i Programmi attuativi del Programma Regionale FESR Sicilia 2021-2027, che prevedevano azioni per la mobilità urbana sostenibile e la riqualificazione infrastrutturale. C’erano le risorse del PNRR, che avrebbero potuto coprire interventi analoghi senza pesare sui bilanci locali. Non emergono evidenze documentali di una partecipazione sistematica del Comune a questi bandi, né di una programmazione tecnico-finanziaria orientata all’intercettazione di tali risorse. E quando si sceglie di indebitarsi pur sapendo che esistevano strade alternative, la scelta non può che apparire prematura, non ottimale e contraria ai principi di sana gestione finanziaria.
La contrazione di questo mutuo, inoltre, andrebbe a incidere in modo pesante sulla struttura del bilancio comunale. Una rata annua di oltre 60.000 euro per vent’anni significa aumentare la rigidità strutturale della spesa corrente, ridurre la capacità futura di investimento e condizionare gli equilibri di bilancio per le amministrazioni che verranno. Secondo il principio di sana gestione finanziaria sancito dal Testo Unico degli Enti Locali, il ricorso all’indebitamento deve essere limitato agli investimenti, valutato in relazione alla sostenibilità nel medio-lungo periodo e, soprattutto, riservato a opere che difficilmente possono usufruire di altre forme di finanziamento non oneroso. La manutenzione straordinaria della viabilità urbana rientra in una tipologia di opere programmabili e ricorrenti, per le quali è prioritario il ricorso a finanziamenti esterni gratuiti. Non è un’opera caratterizzata da urgenza indifferibile o da impossibilità oggettiva di accesso ad altre fonti. Anzi, è esattamente il tipo di intervento per cui i bandi regionali e nazionali aprono i cordoni dei finanziamenti.
E POI C’È UNA QUESTIONE DI TEMPISTICA E DI BUON SENSO POLITICO.
Si vuole contrarre un mutuo ventennale a pochi mesi dalla scadenza naturale del mandato amministrativo. Una scelta che legherà le future amministrazioni a oneri finanziari pluriennali, senza che l’attuale giunta abbia prima esaurito ogni possibile via di accesso a risorse a fondo perduto. Un indebitamento dell’ultima ora che rischia di servire non a una reale esigenza di programmazione strategica, ma a coprire un fallimento amministrativo quinquennale o, peggio, a costituire strumento di propaganda elettorale a spese dei cittadini.
Modaffari, che ha vissuto in prima persona la difficoltà di amministrare un Comune con i conti in rosso, porta un’esperienza che non può essere ignorata. Quando insediò la propria Amministrazione, trovò San Cataldo in una condizione di estrema rigidità finanziaria: dieci mutui in ammortamento ereditati dalle precedenti giunte, per una rata annua complessiva di 732.735 euro. Il Dirigente Finanziario, con nota del 4 agosto 2016, dovette documentare che “non è possibile accedere a nuovi mutui per l’esecuzione di nuove opere pubbliche“, perché la situazione di criticità non consentiva di allocare in bilancio ulteriori spese per rate di ammortamento. Una condizione che costrinse l’Amministrazione a operare esclusivamente con risorse proprie, senza alcuna possibilità di ricorrere a strumenti di finanziamento alternativi per fronteggiare emergenze o realizzare investimenti strategici. Da quella lezione amara nasce la consapevolezza che l’indebitamento deve essere strumento eccezionale e non abituale, riservato a situazioni nelle quali l’urgenza, l’indifferibilità e l’impossibilità di accesso ad altre fonti di finanziamento lo rendano strettamente necessario.
Per questo oggi, da uomo delle istituzioni e da cittadino che ha a cuore le sorti della collettività sancataldese, Modaffari esprime la propria ferma contrarietà all’approvazione della proposta di Delibera n. 33 del 25/03/2026. E INVITA L’INTERO CONSIGLIO COMUNALE A VOTARE CONTRARIAMENTE, PERCHÉ L’ASSUNZIONE DI QUESTO MUTUO, IN ASSENZA DI UNA DIMOSTRATA IMPOSSIBILITÀ DI ACCESSO A FINANZIAMENTI A FONDO PERDUTO EQUIVALENTI, APPARE PREMATURA, NON OTTIMALE E CONTRARIA AI PRINCIPI DI SANA GESTIONE FINANZIARIA.
Non si tratta di dire no alla manutenzione delle strade. Le strade vanno aggiustate, e con urgenza. MA SI TRATTA DI DIRE NO ALL’INDEBITAMENTO FACILE, NO ALLA GESTIONE DELLA SPESA SENZA PROGRAMMAZIONE, NO A LEGARE SAN CATALDO PER VENT’ANNI A UN DEBITO PER UN’OPERA CHE SI POTEVA REALIZZARE CON I SOLDI GRATIS CHE LO STATO E LA REGIONE CI OFFRIVANO. Si tratta di chiedere all’Amministrazione di privilegiare, nella realizzazione degli investimenti, l’utilizzo di risorse a fondo perduto rispetto al ricorso all’indebitamento. Di evitare mutui dell’ultima ora di consiliatura. E di assicurare che ogni eventuale ricorso al debito sia riservato esclusivamente a opere che difficilmente possono usufruire di altre forme di finanziamento, come le gravi carenze strutturali nelle scuole e nel cimitero comunale, situazioni che per la loro natura e complessità potrebbero effettivamente giustificare un prudente indebitamento qualora non fossero intercettabili altre fonti.
Le strade di San Cataldo meritano attenzione. Ma non a prezzo della libertà finanziaria delle generazioni future.

