Sarebbe stato ucciso, con colpi di martello e coltellate, in un’abitazione che “era solito frequentare”: una casa di edilizia popolare del rione Trappeto di Taormina dove, sembra, trovasse conforto alla sua solitudine. Sarebbe stata questa la fine violenta di un pensionato incensurato di 66 anni, Giuseppe Florio, vedovo. Ad ucciderlo, secondo la ricostruzione di due Procure, quella di Catania e quella di Messina, sarebbe stata una coppia, 50 anni lei e 39 lui. A scatenare la furia omicida, secondo l’accusa, sarebbe stata la contestazione della vittima che si sarebbe accorto di prelievi fatti dal suo conto corrente utilizzando il suo bancomat, che aveva smarrito da alcune settimane, e la richiesta di restituzione dei soldi.
I due sono stati fermati da carabinieri con l’accusa di essere gli autori materiali del delitto e per occultamento di cadavere. Reato, quest’ultimo, contestato anche a una loro amica, una 53enne originaria di Sesto San Giovanni, anche lei fermata, che avrebbe dato loro una una mano per nascondere il corpo. Per tentare di inquinare le prove, facendolo trovare nelle campagne di Castiglione di Sicilia, nel Catanese, il cadavere è stato avvolto in lenzuola e sacchi di plastica. Ma il ‘trasferimento’, compresa la sistemazione della salma nel cofano di un’auto, è stato ripreso da telecamere di sorveglianza.
La visione dei video ha impresso un’ulteriore svolta alle indagini dei carabinieri dei comandi provinciali di Catania e Messina in un’inchiesta ‘spezzata in due’: con l’omicidio commesso a Taormina, e quindi di competenza della Procura della Città dello Stretto, e l’occultamento del cadavere a Castiglione di Sicilia, radicando la competenza per questo reato alla Procura del capoluogo etneo. Mancano alcuni dettagli della dinamica del delitto, ma, secondo l’accusa, l’omicidio è stato compiuto nella casa di Taormina e i responsabili avrebbero poi dato fuoco alla Panda della vittima per non lasciare tracce all’interno dell’auto.
Ma invano, i carabinieri, in meno di 48 ore, sono risaliti ai presunti autori del delitto. Sul movente le due Procure non si sbilanciano ufficialmente, ma si guarda al conto corrente della vittima e, in particolare, ai prelievi eseguiti con il suo bancomat. Sono i procuratori di Catania, Francesco Curcio, e di Messina, Antonio D’Amato, a sottolineare che il delitto è estraneo a dinamiche di criminalità organizzata riconducendolo “all’ambito della vita privata dell’uomo, risultato solito frequentare un’abitazione ubicata a Taormina, nel complesso di edilizia popolare di Trappitello, dove abitavano la 50enne e il suo compagno 39enne”. Per le due Procure “l’omicidio è stato commesso in casa della coppia, come confermato dal ritrovamento di numerose tracce riconducibili alla violenta aggressione compiuta ai danni del 66enne”.

