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Nella crisi dell’informazione a emergere sono reel e meme Censis, 7 italiani su 10 si informano con i video brevi e il 38% userebbe l’IA

Redazione

Nella crisi dell’informazione a emergere sono reel e meme Censis, 7 italiani su 10 si informano con i video brevi e il 38% userebbe l’IA

Mar, 28/04/2026 - 18:46

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Guerre, delegittimazioni politiche e parzialità fanno male all’informazione tradizionale, e le persone la mettono sempre più in dubbio. Cambia così la dieta mediatica degli italiani, e ad emergere sono formati relativamente nuovi, come i video brevi verticali e persino i meme. È questa la fotografia scattata dal Censis nel suo Rapporto sulla comunicazione, intitolato L’informazione nel mirino e basato su dati 2025, presentato stamattina all’Accademia nazionale di San Luca, a Roma.

Secondo l’indagine, i conflitti globali e il modo in cui sono stati raccontati nei mezzi tradizionali hanno accentuato la crisi del modo di informare, portando – insieme alle varie forme di delegittimazione politica – a una “crisi di fiducia” nei confronti dei media. I rispondenti definiscono l’informazione come “condizionata” (31,5%), “inattendibile” (21,7%), “polarizzata” (17,5%) e “ideologica” (16,8%).

E si comportano di conseguenza verso i media più diffusi: il 66,4% verifica sempre, spesso o a volte la veridicità delle notizie da loro diffuse, il 59,5% cerca di evitare di usarli per informarsi e il 58% prova a scovarvi interpretazioni ideologiche. Sei persone su dieci (60,6%) si informa sempre, spesso o a volte su temi di cui i principali mezzi parlano poco o niente, circa la metà della popolazione (il 49,1%) segue autori su temi specifici perché condividono la stessa visione e il 52,2% impiega i social per trovare interpretazioni indipendenti.

Mentre la tv continua a tenere il 93,2% dell’utenza (quella sul web compensa il calo della tradizionale), la radio è stabile al 78,4% e l’impiego di Internet è consolidato ma in via di saturazione, con il 90,4% gli utenti, i quotidiani cartacei a pagamento nel 2025 hanno toccato il picco minimo del 21%. Le prime tre fonti di informazione più utilizzate sono stabili o in flessione: i tg sono visti dal 43,9% degli italiani, Facebook usato dal 33,1% e i motori di ricerca dal 23,2% (la domanda è relativa ai mezzi usati negli ultimi 7 giorni).

In generale, i social stanno meglio ed è da lì che arriva la grande rivoluzione mediatica in corso. Sette italiani su dieci (tra chi usa le piattaforme) includono i reel nell’universo dell’informazione: per il 18,6% sono più immediati, il 13,1% li trova più coinvolgenti, il 9,8% più accessibili e l’8,2% complementari alle fonti tradizionali. Pure i meme stanno diventando un mezzo di conoscenza del mondo. Il 22,6% di chi sta sui social (il 31,1% degli under 30) si è imbattuto in uno di essi, che “gli ha fatto scoprire una notizia su temi di attualità, società, politica o cultura”. E se, come ha detto nel corso della conferenza la giornalista e massmediologa Alice Oliveri, i reel “richiedono sintetizzazione e semplificazione” (che non favoriscono l’approfondimento), i meme come fonti informative “tendono più a confermare che a cambiare, validando opinioni già presenti”. C’è scetticismo anche rispetto all’IA.

La maggioranza degli italiani (il 61,6%) non si sentirebbe a proprio agio a informarsi con essa; allo stesso tempo, c’è una schiera non da poco di favorevoli (38,4%). Di questi, poco meno di un terzo (30,1%) lo farebbe se i contenuti fossero supervisionati da umani, mentre l’8,3% anche senza il loro controllo. I contrari temono il rischio di disinformazione o fake news (34,8%) e danno più valore alla produzione umana (26,8%). “L’informazione costa”, ha commentato Giorgio De Rita, segretario generale del Censis, “costa pagare giornalisti, strutture, impianti.

Quello a cui stiamo assistendo è una crescita al ribasso” con l’uso di IA e “bassi contratti dei giornalisti. Dovremmo investire di più: nel rapporto è scritto che tre italiani su quattro non sono disposti a pagare per l’informazione. Il tema economico è centrale e si riflette sull’affidabilità, la fiducia, e la capacità di costruire modelli adeguati. Il rischio è di appiattirci, adeguarci a meme o reel, che hanno poco costo”. Lo studio del Censis è basato su una rilevazione su un campione di 1200 individui, stratificato per sesso, età, area geografica e ampiezza del comune di residenza, rappresentativo della popolazione italiana di 14-80 anni.

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