“È un atto grave che colpisce un luogo simbolico e i valori che rappresenta. Episodi come questo non devono indebolire, ma anzi rafforzare, l’impegno nella tutela e nella trasmissione della Memoria”. È quanto dichiarano Adriano Rigoli e Marco Capaccioli, presidente e vicepresidente dell’Associazione Nazionale della Memoria commentando il furto della targa dedicata al giudice Rosario Livatino alla Villa Comunale di Canicattì, posta in occasione dell’inaugurazione del Giardino dei Giusti lo scorso ottobre. Rubata anche la targa di Antonino Sciascia, anche lui annoverato tra i Giusti della provincia agrigentina. La casa del giudice Livatino è inserita nella rete nazionale delle Case della Memoria.
“Si tratta di un gesto che prende di mira non solo il ricordo ma anche quei valori di giustizia e legalità connessi alla figura del Giudice Livatino, custoditi anche tra le mura della casa museo a lui dedicata – proseguono -. Esprimiamo profonda indignazione per un atto che non solo danneggia un luogo simbolico ma colpisce l’intera comunità civile. È nostro dovere, oggi più che mai, continuare a custodire e diffondere il ricordo di chi ci ha preceduto e in particolare di chi ha sacrificato la propria vita nel nome di valori e ideali su cui poggia la parte migliore della nostra società”.
“È un gesto vile, intollerabile e profondamente oltraggioso – dichiara Giuseppe Nuccio Iacono, coordinatore delle Case Museo della Memoria di Sicilia – che non può essere derubricato a semplice vandalismo: è un atto deliberato contro la memoria di un servitore dello Stato come Rosario Livatino, che ha pagato con la vita il suo impegno per la giustizia e la legalità. Colpire la memoria significa colpire la coscienza stessa della comunità civile. Per questo la condanna deve essere ferma, assoluta e senza alcuna attenuante”.

