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Mafia, depistaggio Borsellino: Procura Caltanissetta valuta di sentire boss Graviano

Elvira Terranova - Adnkronos

Mafia, depistaggio Borsellino: Procura Caltanissetta valuta di sentire boss Graviano

Mer, 19/02/2020 - 22:24

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Mafia, depistaggio Borsellino: Procura Caltanissetta valuta di sentire boss Graviano

Il boss Giuseppe Graviano (nella foto) potrebbe essere sentito preso dalla procura di CALTANISSETTA nell’ambito del processo sul depistaggio sulle indagini sulla strage di Via D’Amelio che vede alla sbarra tre poliziotti, Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei. Secondo quanto apprende l’Adnkronos, il Procuratore capo Amedeo Bertone e il pool di magistrati che si occupano del processo, composto dal Procuratore aggiunto Gabriele Paci e da Stefano Luciani, stanno già preparando la deposizione del capomafia di Brancaccio che da diverse udienze parla, dice e non dice, e lancia messaggi al processo sulla ‘ndrangheta stragista di Reggio Calabria, dove è imputato per l’omicidio di due carabinieri.

In una delle scorse udienze, il boss, condannato in via definitiva per le stragi ma anche per l’omicidio di Pino Puglisi, ha annunciato al Procuratore aggiunto di Reggio, Giuseppe Lombardo: “Dottore, porterò altra documentazione su via D’Amelio, porterò a tante malefatte che ancora sono nascoste…”. Di più non ha voluto dire l’uomo d’onore che da 26 anni è in silenzio. Ha anche annunciato di sapere altro sull’omicidio dell’agente Antonino Agostino, ucciso nel 1989 con la giovane moglie Ida Castelluccio, nel palermitano. Ma perché parla solo adesso? “Io non ho fiducia nei suoi colleghi che hanno fatto i processi” sulle stragi, spiega, sempre tra il dire e il non dire, il boss.

Spesso, nelle udienze , in cui ha deposto, ha glissato sulle domande, ma soprattutto ha lanciato dei segnali. Ha detto di essere la vittima di un preciso disegno politico perché “sono l’unico a essere rimasto in carcere, condannato all’ergastolo, perché sono l’unico che è a conoscenza di certe situazioni…”. Poi ha specificato che si riferiva a “una grossa somma che negli anni Sessanta” sarebbe stata consegnata dal nonno materno al gruppo imprenditoriale che faceva capo a Silvio Berlusconi. E ha definito l’ex premier un “traditore” perché non avrebbe “mantenuto i patti con il nonno”.

La volta precedente aveva detto di avere incontrato Silvio Berlusconi “per tre volte” mentre era latitante, prima del suo arresto, avvenuto il 27 gennaio 1994. Aveva confermato alcune delle intercettazioni captate dalle cimici in carcere mentre parlava con il boss Umberto Adinolfi, mentre aveva smentito altre frasi.

roprio domani sarà sentita in videoconferenza Ilda Boccassini (Adnkronos) – L’ultimo incontro tra Graviano e Berlusconi, come racconta il capomafia di Brancaccio, sarebbe avvenuto “poco prima del Natale 1993”. Un rapporto che sarebbe nato molti anni prima, tramite il nonno di Graviano, Filippo Quartararo, che avrebbe investito ingenti somme di denaro “nell’edilizia in Nord”. Ma cosa potrebbe sapere Giuseppe Graviano sul presunto depistaggio sulla strage di Via D’Amelio? Se lo chiedono i magistrati che conducono il dibattimento in aula a CALTANISSETTA. Proprio domani e dopodomani sarà sentita un’altra testa ritenuta “importante” per fare luce su quanto accaduto nella Procura nissena dopo la strage in cui morirono il giudice Paolo Borsellino e cinue agenti della scorta. 

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