Rassegna stampa. Caltanissetta, il comune “deve” pagare 13 milioni all’Ato Cl1: Tribunale conferma credito

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“L’Ato Ambiente Cl 1 S.p.A. in liquidazione vanta, nei confronti del Comune di Caltanissetta alla data di notifica dell’atto di pignoramento (11 agosto 2017), un credito pari ad euro 12.907.511”: così ha deciso il Tribunale di Caltanissetta con sentenza del giudice dell’esecuzione dott.ssa Maria Lucia Insinga con la quale è stata fissata “per la prosecuzione del processo esecutivo” l’udienza del 3/2/2020. Dopo avere esaminato i vari aspetti della vicenda, il magistrato ha meglio specificato che “deve dunque concludersi per il positivo accertamento dell’obbligo del Comune di Caltanissetta nei confronti della società Ato Ambiente Cl 1 s.p.a. in liquidazione nella misura di euro 12.907.511”. Il tutto ha preso le mosse dalla procedura giudiziaria avviata dalla società Caltambiente Società Consortile a.r.l. (ha gestito precedentemente il servizio di igiene urbana, per nome e conto della Igm) per avere pagati dall’Ato Ambiente Cl 1 crediti vantati per oltre 100.000 euro per il servizio espletato di pulizia della città. E poiché l’Ato Ambiente era stato nel frattempo posto in liquidazione e non disponeva delle somme richieste, ha effettuato il pignoramento presso terzi, ossia nei confronti del Comune che fa parte della società di ambito. Ha effettuato il pignoramento sulle somme che il Comune doveva all’Ato per quote non riscosse della Tarsu nel periodo tra il 2005 e il 2012, per un totale di euro 13.990.245 ridotte a 12.907.511 per una compensazione di 1 milione 82.743 euro come risultava dalla delibera n. 34 del 30.12.2014 con la quale il consiglio comunale ha approvato il piano di riparto delle quote non riscosse. Il Comune ha eccepito la inammissibilità del pignoramento presso terzi “in quanto spiegato presso soggetti diversi dalla tesoreria della società d’ambito” e pure “il difetto di certezza e definitività del credito pignorato”. Bisognava quindi accertare se era vero che il Comune dovesse all’Ato i quasi 13 milioni di euro sui quali era stato effettuato il pignoramento ed è questo che il giudice dell’esecuzione ha fatto, arrivando ora alla conclusione che così risultava dalla delibera del consiglio comunale con la quale è stato approvato il piano di riparto delle quote non riscosse della Tarsu per gli anni dal 2005 al 2012 ed è stato pure approvato il piano di rientro dei quasi 13 milioni di euro con il fondo di rotazione regionale poi non accordato. Ha quindi affermato che “i crediti vantati dalla società di ambito a titolo di quote Tarsu non riscosse si convertono, in virtù del principio della sussidiarietà, in debiti degli enti locali soci dell’Ato e titolari del potere impositivo”. Per poi riconoscere il debito del Comune nei confronti dell’Ato per via pressoché incidentale. Così facendo ha riconosciuto valido il pignoramento effettuato da Caltambiente nei confronti del Comune al quale si darà corso. (di Luigi Scivoli, fonte la Sicilia)

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