Stato-mafia: boss pentito, “Calogero Mannino era uomo d’onore del suo paese”

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Calogero Mannino era “affiliato, uomo d’onore”: lo sostiene, nel verbale depositato nel processo-stralcio sulla trattativa Stato-mafia, il boss pentito di Belmonte Mezzagno (Palermo) Filippo Salvatore Bisconti, che indica l’ex ministro imputato di minaccia a corpo politico dello Stato come legato alla cosca del suo paese in provincia di Agrigento (“Quello dove e’ nato e dove e’ cresciuto”), senza tuttavia ricordarsi che si tratta di Sciacca. E senza sapere che in realta’ Mannino e’ nato all’Asmara, anche se poi e’ vissuto a lungo nella citta’ termale in provincia di Agrigento. Nelle sue dichiarazioni, rese in due riprese, il 14 e il 21 marzo scorsi, Bisconti cita come propria fonte il mafioso di Corleone Rosario Lo Bue e poi anche Carmelo Gariffo, nipote di Bernardo Provenzano, che gli avrebbe fatto un discorso simile. I due verbali sono stati trasmessi dalla Dda ai pg Sergio Barbiera e Giuseppe Fici, per il processo d’appello contro Mannino: il 14 marzo il pentito di Belmonte Mezzagno aveva parlato di mafia e politica con i pm Francesco Gualtieri e Giovanni Antoci, il 21 sono andati a sentirlo il procuratore Francesco Lo Voi, l’aggiunto Salvatore De Luca e il sostituto Bruno Brucoli. “Nel 2004-2005, certamente prima del 4 settembre 2006, quando sono stato scarcerato, commentavamo una notizia su Mannino (probabilmente la condanna in appello dell’11 maggio 2004, ndr) e durante una passeggiata Lo Bue mi disse: ‘Ma di che si lamenta Calogero Mannino?. Addirittura sarebbe stato uomo d’onore e dunque farebbe bene a parlare di meno’, diceva Lo Bue, ‘che si lamenta, se fa parte della famiglia mafiosa del suo paese?'”. (Fonte Agi)