MUSSOMELI – Svettante sugli antichi tetti dai coppi in argilla, la torre civica che ospita l’orologio comunale con la sua linea slanciata abbellita da merlature ghibelline in pietra, (su un lato è anche presente una bifora che richiama quelle del castello manfredonico-chiaramontano), colpisce immediata gli occhi trasognanti del turista che curioso s’accosta al centro storico. Si tratta infatti di uno dei simboli della Mussomeli medievale che ciclicamente, quando i delicati meccanismi vengono messi in funzione, torna a scandire col rintocco del suo classico “ciccanninu”, la vita della comunità
Risalente al XVI° secolo, la torre civica venne fatta edificare tra il 1549 ed il 1580 da don Cesare Lanza, padre della famosa baronessa di Carini ed allora signore e padrone anche di Mussomeli.
“Per il suo funzionamento- scrive il Sorge, storico per antonomasia della terra manfrida- si dava nel 1581 la somma di 13 onze all’anno”.
Una somma che all’epoca appariva esagerata.
Sulla sommità venne posta nel 1555 una campana di bronzo, realizzata da Domenico e
Paolo Sanfilippo. Tale grande campana che sovrasta la torre e porta incisa appunto la data del 1555, venne smontata durante la Seconda Guerra mondiale, quando il regime fascista ordinò la fusione dei pezzi metallici per realizzare batterie da guerra, e fu nascosta nella cappella del cimitero.
Successivamente all’armistizio dell’8 settembre di Cassibile (Sr), venne smontata e rimessa a posto.
Nel 1875 il sindaco Giuseppe Giudici restaurò la torre civica, ma nel 1906 essa venne in buona parte demolita e poi riedificata nel 1910 su progetto dell’ingegnere Savagnone, come la si vede attualmente. Nel 1940 viene smantellata la scala a chiocciola in ferro e sostituita dall’attuale in legno.
Pochi anni addietro l’orologio tornò a fare sentire i suoi rintocchi tanto cari ai più anziani, grazie all’artigiano delle ore Peppe Di Gesù (come fu soprannominato a seguito del magaze di Rai3 Sicilia “Il settimanale”), ex elettricista all’Asp, che era tornato ad occuparsi della sua manutenzione, ripristinandone gli ingranaggi e rimettendo in funzione il “ciccanninu”,
Addirittura nell’agosto del 2000, perfino i vigili del fuoco del locale distaccamento furono coinvolti e diedero una mano, improvvisandosi “orologiai” con un singolare intervento ai quadranti della torre civica. Le grandi lancette che danno su via Minneci infatti si erano arrugginite e rischiavano di crollare. E furono quindi ripristinate.
La vita dell’orologio comunale insomma non è mai stata facile. In passato furono sostituite anche le quattro corde che fanno risuonare “u ciccaninu” alle 8 e quindi alle 12, alle 20 e alle 24. Corde d’acciaio ognuna lunga circa 20 metri, che collegano le due campane.
E tuttavia l’antica torre civica col suo grandioso orologio meccanico non è mai diventata un’autentica attrattiva turistica, anche perché finora non s’è trovato il modo di farla visitare all’interno. Un autentico peccato!” (Fonte: LA SICILIA Roberto Mistretta)
Mussomeli, “Ciccanninu” dalla Torre dell’Orologio
Gio, 01/12/2016 - 07:53
Condividi su:

