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Salvatore Graci,Comitato Famiglie per il No: due ragioni per il No

Redazione

Salvatore Graci,Comitato Famiglie per il No: due ragioni per il No

Sab, 19/11/2016 - 09:34

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CALTANISSETTA – RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO.

4 DICEMBRE REFERENDUM COSTITUZIONALE: DUE RAGIONI PER VOTARE NO. L’imminente e radicale riforma della Costituzione, che ci apprestiamo a votare, scegliendo in un unico quesito referendario tra un “Si” e un “No”, richiede due brevi considerazioni in un’ottica di corretta e plurale informazione. Prima ragione. La riforma contiene una notevole riduzione di rappresentatività, quindi di democrazia popolare. Ciò, innanzitutto, per effetto dell’abolizione del Senato. Infatti, se vincesse il “Si” verrebbe meno il bicameralismo perfetto, cioè la garanzia che le leggi vengano ugualmente approvate da ciascun ramo del Parlamento. Esse, quindi, sarebbero esitate, per la quasi totalità delle materie, da una sola Camera; coinvolgendo, per alcuni limitati settori, il nuovo Senato dei 100, di cui farebbero parte componenti delle istituzioni territoriali, occupati a part-time in una depotenziata seconda camera. Quindi, si abolirebbe il Senato per istituire un secondo ramo del Parlamento formato da soggetti non eletti come rappresentanti dell’intera Nazione, ma provenienti da realtà locali più o meno grandi. Merita ricordare quali furono i sentimenti e le finalità del Costituente assicurando la presenza di due camere parlamentari, uguali nelle attribuzioni ma diverse nei componenti: 1) Per la Camera dei Deputati, garantire la sensibilità per l’innovazione, avendo previsto un’età minima di accesso di 25 anni e un numero di 630; 2) Per il Senato della Repubblica (con un’età minima richiesta di 40 anni) tutelare una maggiore riflessione, se non altro per la maturità dei soggetti, in vista di una migliore ponderazione delle esigenze, tenuto conto della memoria storica e dei valori del popolo italiano; questo risultato da ottenere anche grazie alla presenza aggiuntiva degli ex Capi di Stato, quasi a garantire la presenza di un collante generazionale. Chi sostiene le ragioni del “Si” afferma che la modifica della Costituzione punterebbe sul risparmio, come si evince chiaramente dallo stesso quesito referendario. In particolare si dice che il Senato costerebbe troppo e la sua soppressione, nell’attuale composizione, con trasformazione-riduzione a 100 componenti, comporterebbe un risparmio di 500 milioni. In realtà il risparmio certificato dalla Ragioneria dello Stato per l’abolizione dell’attuale seconda Camera e del CNEL è di appena 57,7 milioni; i soldi non certificati, rispetto ai 500 milioni demagogicamente dichiarati, non sono quantificabili, per questo non certificati. Altra preoccupazione per la democrazia è l’aggravamento delle procedure di democrazia diretta a svantaggio dell’intero corpo elettorale. Così, in via esemplificativa, le firme richieste per un disegno di legge di iniziativa popolare verrebbero portate dalle attuali 50000 a 150000. In conclusione poniamo una domanda sulla prima motivazione a sostegno del “No”: vale la pena scardinare un sistema bicamerale che ha garantito ampia rappresentanza politica, democrazia e che costa ai cittadini 50 centesimi di euro al giorno, quindi meno di un caffè, in nome di un accentramento di poteri in capo ad una sola Camera, che potrebbe essere espressione di una percentuale bassissima del corpo elettorale e che disporrebbe di un immenso potere sulle leggi, sugli organi costituzionali e in definitiva sul delicato equilibrio di pesi e contrappesi che il Costituente ha mirabilmente realizzato ? Seconda ragione. Riguarda la progressiva eliminazione dei corpi intermedi a partire dalla famiglia, organismo naturale di intermediazione tra cittadino e Stato, proseguendo poi con le associazioni ed altri organismi rappresentativi. Come ha dichiarato pubblicamente il Presidente del Consiglio sarebbe l’attuale realtà a produrre questo fenomeno di cambiamento -la disintermediazione dei corpi intermedi- in favore dell’accentramento di potere verso lo Stato. Ci sentiamo di obiettare a questa affermazione dicendo che la Costituzione vigente ha innanzitutto garantito rappresentatività e tutela dei corpi sociali intermedi a partire dalla famiglia naturale fondata sul matrimonio (art.29) continuando con le altre formazioni sociali intermedie in cui si svolge la personalità dell’uomo (art.2) Inoltre, l’accentramento eccessivo di potere nei confronti dello Stato sarebbe economicamente deleterio per le finanze pubbliche e farebbe venire meno il principio di sussidiarietà; cioè la capacità per un organismo di provvedere autonomamente ai propri bisogni, senza coinvolgere, soprattutto economicamente, lo Stato. Quindi la sussidiarietà, seriamente minacciata dalla riforma, è fonte di tutela per il singolo e di risparmio per il fisco. Citando Messner: “Tanto Stato quanto è necessario, tanta libertà quanta è possibile”. Infine, ma non per importanza, considerato che il “Comitato Famiglie per il No” nasce a tutela della famiglia naturale, fondata sul matrimonio tra uomo e donna, non possiamo che essere preoccupati dalla deriva nichilista che già l’attuale Governo ha intrapreso e che degrada la persona a merce di scambio e di profitto (approvazione del divorzio breve, del simil-matrimonio omosessuale, discussione sulla liberalizzazione delle droghe, sull’eutanasia…) Per questo ulteriore motivo sostenendo il “No” eviteremo un eccessivo accentramento di poteri in favore di un solo soggetto politico, e temiamo anche, di una sola persona fisica. Per queste 2 ragioni, notevole riduzione della democrazia e disintermediazione dei corpi intermedi a partire dalla famiglia naturale. IO VOTO “NO”

Salvatore Graci – Centro Studi Livatino – Comitato Famiglie per il NO

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