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L’Ue, ‘progressi sul Patto migrazione’. Ma il report è in chiaroscuro A giugno scatta la riforma. Pesano però i ritardi dei Paesi, tra cui l’Italia

Redazione

L’Ue, ‘progressi sul Patto migrazione’. Ma il report è in chiaroscuro A giugno scatta la riforma. Pesano però i ritardi dei Paesi, tra cui l’Italia

Ven, 08/05/2026 - 18:52

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– A giugno entrerà finalmente in vigore il Patto sulla migrazione, che trasformerà radicalmente la gestione dei flussi in arrivo nell’Unione Europea. Nel suo ultimo rapporto prima del debutto, la Commissione Europea descrive però una situazione in chiaroscuro, con progressi “significativi” da parte dei 27 su una materia tanto complessa con “alcune sfide”, però, che “permangono”.

In parte è un eufemismo, perché in certe tessere legislative fondamentali che stanno alla base della riforma si registrano ritardi anche sostanziali — l’Italia, ad esempio, deve correre sulla parte della protezione dei diritti dei richiedenti asilo. Il rapporto dell’esecutivo blustellato prende in esame lo stato di avanzamento di ‘blocchi’ decisivi per la messa a terra del cambiamento, da Eurodac (la gestione telematica dei dati biometrici dei migranti) alla procedura di controllo delle frontiere esterne, passando per i centri di ricezione o le procedure di asilo. “In particolare – si legge nel documento – il nuovo Eurodac, lo screening e le procedure di frontiera obbligatorie, le misure per applicare le nuove norme in materia di responsabilità e gli adeguamenti necessari alla legislazione nazionale devono essere in vigore a giugno, è quindi giunto il momento di colmare le lacune rimanenti”.

Su Eurodac l’Italia è tra i 16 Paesi che non sono ancora del tutto pronti ma che “prevedono di riuscire a risolvere le questioni in sospeso in tempo”. La Commissione, poi, segnala che i 27 “devono agire senza indugio per garantire la piena operatività delle procedure di screening e di controllo alle frontiere, e ciò vale in particolare per alcuni Stati membri (tra cui l’Italia, ndr) che devono aumentare in fretta gli sforzi per garantire una capacità adeguata” — progetti pilota di screening, organizzati con il sostegno di Frontex, dell’EUAA ed di Europol, si sono svolti sull’isola di Lampedusa e in Sicilia.

A volte si tratta di interventi strutturali, in modo da ristrutturare i centri esistenti “per soddisfare gli standard previsti dal Patto” adottando al contempo misure volte a “prevenire la fuga” (è il caso di Austria, Estonia, Lettonia, Lituania, Spagna e Italia). Il lavoro è poi in corso più o meno in tutti i Paesi sull’importantissimo fronte della “responsabilità” – ovvero registrare correttamente le persone e impedisce i movimenti secondari, compreso nel caso la presa in carico di richiedenti asilo finiti in altri Paesi – e della “solidarietà” – cioè i ricollocamenti o le misure di assistenza alle capitali più sotto pressione, che stando all’analisi della Commissione sono Nicosia, Atene, Roma e Madrid. Ultimo ma non ultimo, il capitolo delle “nuove garanzie per i richiedenti protezione internazionale”.

“Un terzo degli Stati membri deve ancora portare a termine le modifiche legislative necessarie”, ad esempio per “garantire la fornitura di consulenza legale gratuita nella fase amministrativa del procedimento”. Tra questi figurano “Austria, Bulgaria, Cipro, Grecia, Italia, Lettonia, Malta, Paesi Bassi, Slovenia, Spagna e Svezia”. Ecco, questi paesi dovrebbero farlo – contestualmente al meccanismo di controllo del rispetto dei diritti fondamentali nella procedura di frontiera – “al più presto”.

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