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Gela, l’assessore Di Cristina: “La memoria di Impastato e Moro deve essere un faro che illumina il cammino verso una società più giusta”

Redazione 3

Gela, l’assessore Di Cristina: “La memoria di Impastato e Moro deve essere un faro che illumina il cammino verso una società più giusta”

Sab, 09/05/2026 - 10:05

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Il 9 maggio 1978 segna una data fondamentale nella storia italiana, un giorno in cui due vite, apparentemente distanti eppure profondamente connesse, si incrociarono nel dramma e nella tragedia. Aldo Moro e Peppino Impastato rappresentano due facce di una stessa medaglia: da un lato, il politico di spicco, simbolo della Democrazia Cristiana e della lotta per un’Italia riformista all’anticamera di un accordo col PCI di Enrico Berlinguer che non convinceva gli Stati Uniti e molti esponenti della DC di allora; dall’altro, il giovane attivista figlio e nipote di magiosi e che sfidava quel sistema, cercando di svelare la verità e di denunciare il potere opprimente della criminalità organizzata. Moro, rapito dalle Brigate Rosse, era uno statista, il cui rifiuto di cedere alle pressioni internazionali e alle violenze del terrorismo si tradusse in un sacrificio che avrebbe segnato per sempre la politica italiana. La sua morte rappresentanon solo la perdita di un leader, ma anche una ferita profonda nella democrazia italiana, un simbolo della fragilità delle istituzioni in un periodo di crisi e violenza. La sua vita e la sua morte sono rimaste impressi nella memoria collettiva come un monito sulla necessità di difendere le libertà e i diritti fondamentali.Dall’altro lato, Peppino Impastato, un uomo che ha dedicato la sua vita a combattere la mafia e a denunciare le ingiustizie. La sua storia è quella di un eroe silenzioso, che ha rappresentato la voce di chi si opponeva al sistema mafioso e alla cultura del silenzio. La sua morte per mano della mafia, avvenuta poco prima dell’assassinio di Moro, evidenziava la connessione tra il potere politico e la criminalità organizzata, un legame che molti cercavano di svelare ma che era spesso ostacolato da un muro di omertà.Entrambi, Moro e Impastato, incarnano la lotta per la libertà e la giustizia in un’Italia segnata da anni di piombo. Le loro storie, pur nella loro diversità, ci parlano di un Paese in cui la libertà era minacciata, dove il confine tra bene e male, tra Stato e mafia, era estremamente labile. Il loro sacrificio ha lasciato un segno indelebile nella coscienza collettiva, un richiamo all’impegno civile e alla necessità di resistere contro ogni forma di oppressione.Oggi, riflettendo su quella data, ci troviamo a fare i conti con l’eredità di queste due figure. Ci invita a considerare quanto sia fondamentale mantenere viva la memoria di chi ha combattuto per un’Italia giusta e libera, e a riconoscere l’importanza di impegnarsi attivamente per la giustizia e la verità. In un mondo in cui le sfide alla democrazia e alla libertà continuano a presentarsi, il loro esempio rimane una fonte di ispirazione e un invito all’azione per le generazioni future.La storia di Aldo Moro e Peppino Impastato ci ricorda che il cambiamento è possibile, ma richiede coraggio, determinazione e un rifiuto a piegarsi davanti all’ingiustizia. La loro memoria non deve essere solo un ricordo, ma un faro che illumina il cammino verso una società più giusta, un invito a vigilare e a non dimenticare mai l’importanza della libertà e della verità. Così in una nota Peppe Di Cristina Assessore Cultura comune di Gela Direzione Nazionale PD

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