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Studenti nel Regno delle Due Sicilie, un lettore scrive agli studenti del liceo scientifico “A. Volta”

Redazione

Studenti nel Regno delle Due Sicilie, un lettore scrive agli studenti del liceo scientifico “A. Volta”

Lun, 24/02/2014 - 20:53

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downloadCALTANISSETTA – Il <<cahier de doléances>> dei liceali dell’Istituto Scientifico  “A. Volta” di Caltanissetta, apparso su un quotidiano cartaceo di oggi (lunedì 24 febbraio), mi induce –  per … consolazione – a informarli sommariamente di quello che prevedeva la legislazione scolastica del Regno delle Due Sicilie. La documentazione in mio possesso si riferisce specificamente solo alle <<scuole private>> e agli studenti dell’Università di Napoli, ma credo che sia ugualmente illuminante sulla condizione in cui vivevano gli  studenti di quell’epoca.

 Nel regio decreto del 4 aprile 1821, Ferdinando I così si esprimeva: “L’animo nostro paterno, inteso più a prevenire che a punire le colpe, sente compassione di molti sedotti o da qualche maestro speculatore di rivoluzioni, o da certi moderni libri faziosi, o dal contagio morale di pericolosi compagni. Sicuri che l’età, l’esperienza e le non chimeriche cognizioni apriranno col tempo i loro lumi alla luce della verità, per agevolare un siffatto disinganno; sulla proposta del nostro Direttore della real Segreteria di Stato degli affari interni, abbiamo risoluto di decretare e decretiamo quanto segue”. Pertanto in base a tale risoluzione gli studenti universitari non residenti a Napoli, nel periodo delle vacanze estive,entro otto giorni, dovevano rientrare nei luoghi di origine “fino alla riapertura della regia Università”.  Coloro che avessero disobbedito sarebbero sati sottoposti alla  “sorveglianza dalla Polizia e considerati come vagabondi”.  Invece gli studenti residenti nella Capitale, ogni fine del mese dovevano provvedersi  di una dichiarazione scritta dal ” proprio privato maestro” attestante l’impegno nello studio e una retta condotta morale. Senza tale documento sarebbero stati esclusi “dai gradi accademici di qualunque genere facoltà”.  E ancora:  “I maestri privati,  e quei che hanno particolari giovani a pensione, dovranno presentare fra otto giorni un distinto elenco dei loro alunni, accompagnato da una memoria riservata  circa la condotta religiosa, politica e morale di ciascuno di essi. In compenso i giovani studiosi e di illibata condotta avrebbero ricevuto qualche sussidio”.   (E’ da notare come  questo decreto risenta in modo evidente dagli avvenimenti rivoluzionari del luglio 1820 e della successiva repressione del marzo 1821).

Inoltre per il real Decreto del 15 giugno dello stesso anno i giovani dovevano dare anche prova di seguire gli insegnamenti religiosi con appositi attestati rilasciati dalle <<congregazioni di spirito>> e di <<santificare le feste e frequentare i santi sacramenti>>. In mancanza, essi <<non potranno ottenere verun grado dottorale nella regia Università degli Studi>>. Di passata notiamo che all’epoca  tutte le autorità davano particolare importanza  al ricevimento del  <<precetto pasquale>> da parte di  tutti i cittadini.

   Per il successivo decreto del 23 settembre <<Tutti i maestri e maestre private… saranno tenuti a ad insegnare colle porte aperte, onde così la Polizia, come la Giunta di pubblica istruzione potessero andare, quando lo credano, ad ispezionare le scuole private dell’uno e dell’altro sesso>>. Spero che il contenuto di queste  righe – paragonando il presente con il passato – possa servire da…calmante agli arrabbiatissimi Studenti del Liceo Scientifico <<A. Volta>> del Capoluogo.

Calogero Chinnici

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