CALTANISSETTA – Si svolgerà a Caltanissetta, presso i locali della BCC di via F. Crispi, sabato 1 marzo alle 09:30, un un seminario illustrativo ed informativo riguardante l’applicazione del metodo entomologico forense rivolto ai magistrati, alle forze dell’ordine e professionisti legati al suo sviluppo nel territorio siciliano. Il seminario è promosso dall’università degli Studi di Pavia e curato dalla biologa nissena Claudia Sollami.
L’ entomologia forense trova la sua massima applicazione nel calcolo dell’intervallo post mortale (PMI), ponendo in correlazione l’entomofauna campionata sul cadavere, con i parametri ambientali specifici del luogo di rinvenimento; inoltre, sulla base della natura qualitativa delle repertazioni entomologiche, può essere suggestiva di eventuali spostamenti subiti dal cadavere.
L’applicazione di metodiche biochimiche e molecolari ai reperti entomologici ha portato alla nascita di altre due branche dell’entomologia: l’entomotossicologia e l’entomogenetica. La prima, mirata ad accertare la presenza di eventuali sostanze esogene ingerite dal deceduto ed acquisite dalla popolazione larvale, è impiegata nel tentativo di identificare la causa del decesso. La seconda, invece, attraverso l’individuazione del materiale genetico umano presente nei reperti entomologici, può concorrere all’identificazione del soggetto.
L’entomologia forense deve operare in sinergia con la patologia forense integrandone la valutazione dell’epoca di morte quando essa manchi di dati oggettivi in merito. Il metodo entomologico si basa sullo studio di alcuni gruppi di Ditteri che, dotati di una percezione olfattiva, fortemente sviluppata, giungono sul cadavere richiamati dai volatili emessi durante la trasformazione post mortale, vi depongono le proprie uova a brevissimo tempo dal decesso e, spesso, non oltre il paio d’ore.
La repertazione entomologica deve essere effettuata al più presto, sia durante il sopralluogo che in sede autoptica. Ai fini della valutazione dell’intervallo postmortale è fondamentale fare particolare attenzione alla raccolta degli elementi più “anziani”: tutti i campioni saranno poi processati e interpretati dall’entomologo. Tale metodologia in USA e in Europa ha acquisito una tale importanza da essere utilizzata routinariamente, ma nel nostro paese è ancora poco nota e quindi poco utilizzata.
Per questa ragione il Laboratorio di Entomologia Forense, del Dipartimento di Sanità Pubblica, Medicina Sperimentale e Forense dell’Università di Pavia, è attivo sul territorio nazionale con attività di formazione di varia natura quali: dalla formazione nel corso di laurea di Scienze Biologiche, alla istituzione e coordinazione del master in “Scienze Forensi”: approccio biologico, naturalistico, analitico, interpretativo” nel quale ampia trattazione a attività pratica è dedicata a quest’aspetto delle scienze forensi; inoltre partecipa alla formazione di personale di Polizia Scientifica attraverso interventi che si realizzano sia presso la Scuola di Polizia di Nettuno che presso l’Ateneo pavese, in coordinazione con il Ministero dell’Interno. Questo laboratorio, inoltre, condivide progetti di ricerca sia con la polizia scientifica che cinofila che hanno portato alla realizzazione di un protocollo operativo su un fronte e all’addestramento dei primi cani per la ricerca di cadaveri sull’altro, in seno ad una convenzione stipulata tra il Dipartimento di afferenza e la sezione cinofila di stanza a Malpensa . Questi risultati, tra le altre cose, sono stati presentati lo scorso settembre in un workshop realizzato a Pavia alla presenza delle autorità accademiche locali e dei vertici della Polizia Scientifica e dei Reparti Speciali.
Con questo seminario si auspica di avviare il dialogo con la sfera giuridica non solo a livello informativo, sulle potenzialità dell’Entomologia forense nell’indagine giudiziaria, ma, anche in merito alla possibilità di sviluppare un protocollo giuridicamente accettabile riguardo la metodologia entomologico-forense.

