PALERMO –Maggioranza e governo battuti in Aula sull’emendamento del M5s all’articolo 2 del ddl Province, come gia’ era accaduto ieri. Bagarre in Aula. L’emendamento e’ stato approvato dall’Aula con 39 voti favorevoli e 37 voti contrari, con parere sfavorevole della commissione e del governo. Lite tra il presidente della Regione siciliana Rosario Crocetta, che ha accusato il parlamento di comportamento “poco corretto che espone la norma a censura del commissario dello Stato”, e il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone che ha difeso l’Assemblea: “Non scarichiamo sull’Ars responsabilita’ che non ha. Cio’ che mi preoccupa e’ che si dica che non ci sia la copertura finanziaria, sollecitando in questo modo una impugnativa che non ci possiamo permettere”. L’emendamento del M5se istituisce il referendum consultivo per i Comuni che vogliono aderire ai liberi consorzi e l’elezione degli organi dei rappresentanza con la maggioranza dei due terzi. “Voi questa legge non la volete fare, questi continui scontri non sono un atteggiamento corretto da parlamento, la logica democratica porta all’affossamento dei principi, ma continuiamo. Per noi la cosa non cambia”, ha ribadito Crocetta.
Seduta sospesa per qualche minuto in un clima incadescente all’Ars, dopo lo schiaffo che l’Aula ha assestato al governo sull’emendamento M5s. Prima della sospensione e’ stato approvato un emendamento della commissione con 51 voti a favore e 22 contrari. I lavori sono ripresi poco dopo. “Andando avanti in questo clima rischiamo di approvare emendamenti insidiosi”, ha detto Ardizzone.
Ripresi i lavori dell’Ars, non si e’ spenta pero’ la tensione. E dopo un tentativo di far ripartire i lavori tra urla e proteste, il presidente Giovanni Ardizzone ha rinviato l’aula ad oggi alle 16. Si ripartira dall’articolo 2 nella riscrittura del governo. “Andando avanti in questo clima rischiamo di approvare emendamenti insidiosi e insensati che potrebbero condizionare il corso dell’intero ddl”, ha detto Ardizzone tra le intemperanze di molti deputati.
Un clima diventato incandescente soprattutto quando il governo e’ stato battuto sull’emendamento del M5s che istituisce il referendum consultivo per i Comuni che vogliono aderire ai liberi consorzi. Prima d’allora la maggioranza aveva retto al voto segreto piu’ volte. “Voi questa legge non la volete fare, questi continui scontri non sono un atteggiamento corretto da parlamento, la logica democratica porta all’affossamento dei principi, ma continuiamo. Per noi la cosa non cambia”, aveva tuonato il governatore Rosario Crocetta, suscitato la reazione insofferente di Ardizzone: “Non scarichiamo sull’Ars responsabilita’ che non ha. Cio’ che mi preoccupa e’ che si dica che non ci sia la copertura finanziaria, sollecitando in questo modo una impugnativa che non ci possiamo permettere”.
Il risultato e’ che si procede molto lentamente (si e’ ancora all’articolo 2), in un clima incandescente e di guerra che ha fatto registrare anche la ‘lite’ tra il capo della giunta Rosario Crocetta e il presidente dell’Ars Giovanni Ardizzone, logorando sempre piu’ la coalizione di governo. E’ proprio Crocetta a un certo punto a sbottare: “Voi questa legge non la volete fare, questi continui scontri non sono un atteggiamento degno di un parlamento, ma noi andiamo avanti. Sappiate pero’ che ci esponiamo in questo modo alla censura del commissario dello Stato”. Ardizzone non ci sta: “Non scarichiamo sull’Ars responsabilita’ che non ha. Cio’ che mi preoccupa e’ che si dica che non ci sia la copertura finanziaria, sollecitando in questo modo una impugnativa che non ci possiamo permettere”. Poi il rinvio dei lavori a domani tra le urla dei deputati. In precedenza era stato approvato l’articolo 1 che stabilisce in sede di prima applicazione della legge, e fino all’approvazione di una successiva norma, che i liberi consorzi dei Comuni coincidano con le 9 province regionali. Su Palazzo dei Normanni peraltro si e’ abbattuta la bocciatura dei vescovi siciliani: “Suscita allarme e preoccupazione l’irrisolta vicenda della tanto propagandata riforma delle Province che finora ha prodotto solo l’abolizione dell’esistente e il protrarsi delle gestioni commissariali. Il governo regionale ha privilegiato un diverso approccio, determinato essenzialmente da esigenze di protagonismo mediatico, gettando nel caos le amministrazioni provinciali siciliane con gravi disagi per taluni settori della vita sociale, come l’istruzione e le infrastrutture, o le societa’ partecipate con ricadute sui cittadini”. Mentre la Cgil ha stigmatizzato “una politica irresponsabile e incompetente quella che tiene banco oggi in Sicilia, che mette in scena ignobili teatrini mentre l’Isola affonda”.

