Salute

Lavoratori stranieri sempre più decisivi per la crescita dell’Italia. Oltre il 35% di lavoratori extra UE in più dal 2019, oggi un dipendente su sette è straniero.

Redazione

Lavoratori stranieri sempre più decisivi per la crescita dell’Italia. Oltre il 35% di lavoratori extra UE in più dal 2019, oggi un dipendente su sette è straniero.

Ven, 10/07/2026 - 16:42

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L’Italia cambia volto anche attraverso il lavoro. I più recenti dati disponibili confermano che negli ultimi anni il contributo dei lavoratori stranieri è cresciuto in maniera significativa, accompagnando l’evoluzione del mercato occupazionale italiano e contribuendo alla tenuta di interi comparti produttivi.

Secondo una indagine CO-MAI-AMSI-UNITI PER UNIRE aggiornata al 30 giugno 2026, tra il 2019 e il 2025 i lavoratori extra UE sono aumentati di oltre il 35% e oggi un lavoratore dipendente su sette è straniero. Parallelamente cresce la presenza di cittadini di origine straniera nei servizi, nell’industria, nell’agricoltura, nell’edilizia, nella logistica, nell’assistenza alle persone e soprattutto nel settore sanitario, dove la carenza di personale continua a rappresentare una delle principali criticità del Paese.

In un’Italia che deve fare i conti con il progressivo invecchiamento della popolazione, il calo delle nascite, la diminuzione della popolazione in età lavorativa e la difficoltà di reperire personale qualificato in numerosi settori, il contributo dei lavoratori stranieri assume un valore sempre più strategico. Non si tratta più di una presenza occasionale o legata alle emergenze, ma di una componente strutturale del sistema economico, produttivo e sociale italiano.

Proprio partendo da questi dati, la rete associativa composta da AMSI (Associazione Medici di Origine Straniera in Italia, denominata anche Unione Professionisti della Sanità Internazionali), CO-MAI (Comunità del Mondo Arabo in Italia), UMEM (Unione Medica Euromediterranea), AISCNEWS (Agenzia Mondiale Senza Confini) e dal Movimento Internazionale Uniti per Unire analizza il fenomeno nell’ambito di una nuova indagine dedicata al ruolo dei lavoratori e dei professionisti di origine straniera in Italia, soffermandosi sulle opportunità, sulle criticità ancora irrisolte e sulle prospettive future per il mondo del lavoro, della sanità e dell’integrazione.

UNA REALTÀ CHE L’ITALIA NON PUÒ PIÙ IGNORARE

Ad intervenire è il prof. Foad Aodi, medico fisiatra, giornalista, divulgatore scientifico internazionale ed esperto in salute globale, membro del Registro Esperti FNOMCeO e docente dell’Università di Tor Vergata.

«Da oltre venticinque anni sosteniamo che il tema dell’immigrazione non possa essere affrontato esclusivamente dal punto di vista dell’emergenza. Oggi i numeri confermano definitivamente quello che osserviamo ogni giorno sul territorio. I lavoratori stranieri sono una componente stabile dell’economia italiana e contribuiscono in maniera determinante alla crescita del Paese, al funzionamento del sistema produttivo e alla sostenibilità del welfare. Parlare ancora di presenza temporanea significa non comprendere l’evoluzione della società italiana.»

Secondo Aodi, il dibattito pubblico continua troppo spesso a oscillare tra posizioni ideologiche contrapposte, senza affrontare il tema con pragmatismo.

«L’immigrazione deve essere governata e programmata, non subita né strumentalizzata. Servono regole chiare, controlli rigorosi, legalità e integrazione. Ma servono anche politiche lungimiranti che sappiano valorizzare il capitale umano rappresentato da migliaia di professionisti, tecnici e lavoratori che ogni giorno contribuiscono allo sviluppo economico e sociale dell’Italia. Non possiamo continuare a parlare soltanto di sbarchi dimenticando chi già vive, lavora, paga le tasse e contribuisce al sistema previdenziale italiano.»

IL NODO DEMOGRAFICO E LA CARENZA DI PERSONALE

Per il presidente Aodi il vero problema riguarda soprattutto il futuro del Paese.

«L’Italia sta affrontando contemporaneamente tre grandi sfide: il progressivo invecchiamento della popolazione, la riduzione della natalità e la crescente difficoltà nel reperire personale qualificato. In molti settori produttivi le imprese faticano a trovare lavoratori; nella sanità la carenza di medici, infermieri e professionisti sanitari è ormai cronica; nelle aree interne il problema è ancora più evidente. Di fronte a questo scenario sarebbe irresponsabile continuare a discutere dell’immigrazione senza una visione strategica.»

Secondo Aodi, la programmazione deve riguardare non soltanto il numero degli ingressi, ma soprattutto la qualità dell’inserimento lavorativo.

«Occorre favorire percorsi trasparenti di integrazione, contrastare il lavoro irregolare, investire nella formazione linguistica e professionale e riconoscere rapidamente le competenze realmente possedute. Chi arriva in Italia deve rispettarne le leggi, conoscere la lingua e condividere i principi della convivenza civile. Allo stesso tempo le istituzioni devono garantire procedure efficienti, tempi certi e pari opportunità, evitando che professionalità preziose vengano disperse a causa della burocrazia o del mancato riconoscimento delle qualifiche.»

SANITÀ, UNA RISORSA GIÀ PRESENTE

Uno dei settori nei quali il contributo dei professionisti di origine straniera appare più evidente è quello sanitario.

«La nostra rete associativa segue questo fenomeno da oltre venticinque anni. Oggi migliaia di medici, infermieri, farmacisti, fisioterapisti, odontoiatri, psicologi e altri professionisti di origine straniera lavorano quotidianamente negli ospedali, nelle Case di comunità, nelle RSA, nei servizi territoriali e nelle strutture private accreditate. Durante la pandemia il loro contributo è stato fondamentale e continua ad esserlo anche oggi, in una fase nella quale il Servizio sanitario nazionale continua a registrare importanti carenze di personale.»

«Non chiediamo scorciatoie né deroghe ai requisiti di qualità. Chiediamo soltanto procedure più rapide, uniformi e trasparenti per il riconoscimento dei titoli, una formazione linguistica qualificata e un inserimento professionale basato sul merito. La tutela della salute dei cittadini passa anche attraverso la capacità di utilizzare tutte le competenze disponibili, senza abbassare gli standard ma eliminando inutili ostacoli amministrativi.»

L’INTEGRAZIONE SI COSTRUISCE ATTRAVERSO IL LAVORO

Secondo Aodi, il lavoro rappresenta il principale strumento di inclusione sociale e di partecipazione alla vita del Paese.

«Chi lavora regolarmente, paga le imposte, versa i contributi, rispetta le regole e partecipa alla crescita economica dell’Italia deve poter essere considerato una risorsa. Al tempo stesso è indispensabile pretendere il rispetto delle leggi italiane, della nostra Costituzione, della cultura del lavoro e dei valori della convivenza civile. Diritti e doveri devono procedere insieme. L’integrazione non è un processo a senso unico ma un percorso condiviso, fatto di responsabilità reciproche.»

Per la rete associativa, occorre inoltre contrastare con maggiore decisione tutte le forme di sfruttamento lavorativo che continuano a colpire migliaia di cittadini stranieri e che finiscono per danneggiare anche i lavoratori italiani.

«Il caporalato, il lavoro nero, il dumping salariale, i contratti irregolari e il demansionamento rappresentano un danno per l’intero sistema produttivo. Non difendono gli italiani e non aiutano gli stranieri. Alimentano soltanto illegalità, concorrenza sleale e tensioni sociali. La legalità deve essere il punto di partenza di qualsiasi politica sull’immigrazione e sul lavoro.»

INVESTIRE SULLE COMPETENZE E NON SOLO SUI NUMERI

Secondo il prof. Aodi, il dibattito pubblico continua a concentrarsi quasi esclusivamente sul numero degli ingressi, trascurando un aspetto fondamentale: la qualità delle competenze presenti.

«L’Italia ha bisogno di programmare i flussi sulla base delle reali esigenze del mercato del lavoro e del Servizio sanitario nazionale. Servono professionisti qualificati, lavoratori preparati e percorsi di formazione continua. Non basta autorizzare nuovi ingressi se poi non si investe sull’integrazione professionale, sulla conoscenza della lingua italiana e sul pieno inserimento nel tessuto sociale. Dobbiamo costruire un modello moderno, capace di valorizzare il merito e di rispondere alle esigenze delle imprese e dei cittadini.»

Aodi richiama anche il valore della cooperazione internazionale.

«L’immigrazione non può essere affrontata esclusivamente quando le persone arrivano nel nostro Paese. Occorre rafforzare la cooperazione con i Paesi di origine, promuovere programmi di formazione condivisi e costruire accordi che favoriscano una mobilità qualificata, etica e sostenibile, evitando anche di impoverire i sistemi sanitari dei Paesi più fragili. La salute globale significa proprio questo: costruire risposte comuni a problemi che non conoscono confini.»

LE PROPOSTE DELLA RETE ASSOCIATIVA E DEI MOVIMENTI

Alla luce dell’indagine e dell’analisi dei dati disponibili, la rete associativa e i movimenti chiedono di aprire un confronto permanente con le istituzioni per definire una strategia nazionale capace di affrontare il tema dell’immigrazione qualificata e del lavoro con una visione di lungo periodo.

Tra le principali proposte figurano:

• accelerare e uniformare sul territorio nazionale le procedure di riconoscimento dei titoli professionali;

• rafforzare la formazione linguistica, civica e professionale dei lavoratori stranieri;

• programmare gli ingressi sulla base dei reali fabbisogni del sistema produttivo e sanitario;

• contrastare con maggiore efficacia il lavoro nero, il caporalato e ogni forma di sfruttamento;

• valorizzare le competenze delle seconde generazioni e dei giovani formati nelle università italiane;

• favorire una maggiore collaborazione tra istituzioni, università, ordini professionali, imprese e associazioni che operano da anni sui temi dell’integrazione;

• promuovere campagne nazionali contro ogni forma di discriminazione, razzismo e xenofobia, ma anche contro l’illegalità e l’abusivismo professionale.

IL CONTRIBUTO AL PIL E LA TENUTA DEL SISTEMA PAESE

Per il presidente Foad Aodi, il dibattito sull’immigrazione continua troppo spesso a trascurare un dato economico fondamentale: il contributo concreto dei lavoratori di origine straniera alla crescita e alla competitività dell’Italia.

«Secondo il Rapporto 2025 della Fondazione Leone Moressa, elaborato su dati ISTAT, il valore aggiunto prodotto dagli occupati stranieri supera i 177 miliardi di euro, rappresentando oltre il 9% del PIL nazionale. Non stiamo parlando di una presenza marginale, ma di una componente strutturale del sistema economico italiano. Migliaia di imprese, attività produttive e servizi essenziali continuano a funzionare grazie al loro lavoro. Se improvvisamente venisse meno questo contributo, numerosi comparti, dall’agricoltura all’edilizia, dalla logistica all’assistenza familiare fino alla sanità, entrerebbero in gravissima difficoltà.»

Secondo Aodi, il settore sanitario rappresenta l’esempio più evidente.

«Da oltre venticinque anni osserviamo quotidianamente ciò che accade negli ospedali e nei servizi sanitari. Senza il contributo dei professionisti di origine straniera molte strutture ospedaliere, Case di comunità, RSA, servizi territoriali e presìdi delle aree interne avrebbero enormi difficoltà a garantire la continuità assistenziale. Medici, infermieri, fisioterapisti, farmacisti, odontoiatri, psicologi e altri professionisti rappresentano ormai una componente indispensabile del Servizio sanitario nazionale.»

«L’Italia è tra i Paesi più anziani del mondo. Ogni giorno decine di migliaia di famiglie riescono a garantire assistenza ai propri cari grazie al lavoro di assistenti familiari e caregiver di origine straniera. Il loro contributo sostiene il welfare, permette a molte persone fragili di rimanere nelle proprie abitazioni e riduce la pressione su ospedali, RSA e servizi sociali. Anche questo rappresenta un valore economico e sociale che troppo spesso viene sottovalutato.»

Aodi conclude:

«Da troppo tempo assistiamo a slogan che cambiano a ogni stagione politica senza una vera strategia nazionale. Che fine hanno fatto gli accordi bilaterali? Che fine ha fatto lo slogan “aiutiamoli a casa loro”? Che risultati concreti hanno prodotto le politiche annunciate contro l’immigrazione irregolare? Noi continuiamo a sostenere un’altra strada: combattere con determinazione l’immigrazione clandestina, il traffico di esseri umani, lo sfruttamento e le violenze che subiscono donne, uomini e bambini lungo le rotte migratorie e, allo stesso tempo, promuovere un’immigrazione qualificata, programmata e fondata sul principio di diritti e doveri. È questo il modello che proponiamo da oltre venticinque anni. Negli ultimi quindici anni nessuno può dire di aver costruito una politica organica sull’immigrazione. Se dobbiamo ricordare un provvedimento realmente innovativo per i professionisti della sanità dobbiamo tornare alla legge Martelli, che consentì l’iscrizione agli Ordini professionali anche senza l’obbligo della cittadinanza. Da allora si è parlato molto, ma si è programmato troppo poco. L’Italia ha bisogno di una politica seria, fondata sui dati, sulla legalità, sul merito e sulla valorizzazione delle competenze, nell’interesse del Paese e delle future generazioni.»

UNA SFIDA CHE RIGUARDA IL FUTURO DELL’ITALIA

Per Aodi il tema non riguarda soltanto l’immigrazione, ma il futuro stesso del Paese.

«L’Italia attraversa una fase storica caratterizzata da profondi cambiamenti demografici, economici e sociali. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione delle nascite, la mobilità internazionale dei professionisti e le nuove esigenze del mercato del lavoro impongono una programmazione seria e lungimirante. Continuare ad affrontare questi temi con slogan o contrapposizioni ideologiche significa perdere un’occasione importante per il Paese.»

«Da oltre venticinque anni la nostra rete associativa lavora per costruire ponti tra istituzioni, professionisti, università e comunità straniere, promuovendo integrazione, dialogo interculturale, cooperazione internazionale e tutela della salute. Continueremo a mettere a disposizione la nostra esperienza affinché il contributo dei lavoratori e dei professionisti di origine straniera possa essere pienamente valorizzato nel rispetto delle regole, della qualità, della meritocrazia e dell’interesse generale.»

Il presidente Aodi conclude con un appello a guardare oltre l’emergenza.

«Il futuro dell’Italia passa dalla capacità di trasformare le sfide in opportunità. Servono politiche fondate sui dati, sulla competenza, sulla legalità e sulla responsabilità condivisa. Solo così sarà possibile rafforzare il sistema produttivo, sostenere il Servizio sanitario nazionale, garantire coesione sociale e costruire un Paese più forte, più competitivo e realmente inclusivo, nel quale italiani e cittadini di origine straniera possano contribuire insieme allo sviluppo economico, scientifico, culturale e umano della nostra società.»

«Tutti questi temi saranno approfonditi e sviluppati all’interno del Manifesto politico “Unioni per l’Italia”, al quale stiamo lavorando da tempo, insieme al Manifesto delle Buone Immigrazioni e al Manifesto della Buona Sanità Internazionale. Saranno documenti programmatici aperti al confronto con istituzioni, professionisti, università, associazioni e cittadini, con l’obiettivo di avanzare proposte concrete, fondate sui dati, sulla legalità, sul merito, sulla cooperazione internazionale e sulla valorizzazione delle competenze.»

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