A 24 ore dalla rivolta dei detenuti che ha distrutto la casa circondariale di Enna , danni per centinaia di migliaia di euro, nessun detenuto, a parte gli arrestati trasferiti nella notte in altri istituti, ha lasciato e lascerà il carcere ennese. Tutti sono stati ammassati nelle celle sopravvissute alla distruzione. Anche 8 o 10 per cella.
Il clima dentro la casa circondariale è ad alta tensione. All’indomani della rivolta si contano ancora i danni con parte dell’impianto elettrico inutilizzabile, e la notizia che il provveditorato regionale avrebbe preferito utilizzare il gir, gruppo intervento regionale, che sarebbe composto da agenti provenienti da altre carceri, già provati da turni infiniti, piuttosto che il gio, gruppo intervento operativo, che sarebbe arrivato ad Enna ma non avrebbe operato all’interno del carcere.
“Non ce la facciamo più – denuncia un agente che preferisce mantenere l’anonimato – dopo turni di 10, 12 ore torniamo a casa e veniamo richiamati perché c’è un’emergenza. Non viviamo più”. Intanto si moltiplicano le attestazioni di solidarietà. L’ultima è quella del presidente provinciale di Fratelli d’Italia, Nino Cammarata, sindaco di Piazza Armerina: “L’episodio dimostra quanto sia fondamentale continuare ad investire nel comparto della sicurezza e sostenere concretamente la polizia penitenziaria. Garantire sicurezza a chi serve lo stato significa garantire sicurezza a tutti i cittadini”, scrive Cammarata

