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Associazione “Restare” (San Cataldo): un aeroporto al centro della Sicilia per fermare lo spopolamento

Redazione

Associazione “Restare” (San Cataldo): un aeroporto al centro della Sicilia per fermare lo spopolamento

Mar, 07/07/2026 - 18:03

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La Sicilia che conta, quella dei numeri e dei grandi progetti, guarda alle coste. Catania investe 600 milioni per arrivare a 20 milioni di passeggeri; Palermo si avvia verso la privatizzazione e punta a toccare quota 10 milioni. E noi, nel centro dell’isola, guardiamo e aspettiamo. Come sempre.

Ma la recente paralisi degli aeroporti di Catania e Palermo ha dimostrato una fragilità che non è più tollerabile. Un incendio, una colata di cenere, e l’intero sistema del trasporto aereo siciliano va in tilt. Il professor Giovanni Tesoriere, ordinario di Strade, ferrovie e aeroporti all’Università Kore di Enna, ha definito le criticità di Catania non più congiunturali, ma strutturali: la viabilità di accesso è urbanizzata e antropizzata, il sedime aeroportuale è ridotto, i parcheggi per gli aerei insufficienti . E l’Etna, si sa, non è prevedibile.

Ma il problema vero, quello che nessuno vuole affrontare, è un altro: il centro Sicilia si sta spegnendo.

I dati Istat sono impietosi: a Caltanissetta il tasso di natalità è sceso dall’11,5 per mille del 2004 al 6,7 del 2024, mentre il saldo migratorio interno è passato da meno 3,7 a meno 5,3 per mille abitanti. La Uil Sicilia parla di “miscela tossica fatta di opportunità negate, infrastrutture carenti e lavoro dignitoso che non c’è”. Villalba, piccolo borgo della provincia nissena, nel 2025 ha registrato una sola nascita. E a 44 giorni dalle elezioni, nessuna lista si è ancora presentata . Non è un caso isolato: è il sintomo di un’emorragia che nessuno sta curando.

È il momento di fare una scelta coraggiosa.

La proposta di un aeroporto intercontinentale nel centro della Sicilia, sostenuta dall’Università Kore di Enna e dal Comitato Civico Aeroporto della Fascia Centro Meridionale , non è un sogno di provincia. È una risposta concreta a due emergenze: il declino demografico del territorio e la fragilità del sistema aeroportuale siciliano.

I punti a favore

1. Centralità geografica: un aeroporto nella piana tra Enna e Caltanissetta sarebbe a 60-90 minuti da quasi tutti i capoluoghi siciliani . Non favorirebbe né la costa orientale né quella occidentale, ma servirebbe l’intera isola. E per le province di Agrigento, Caltanissetta e Enna sarebbe un’opportunità di sviluppo senza precedenti.

2. Spazio per crescere: l’entroterra offre piste superiori ai 3,5 chilometri, necessarie per i grandi widebody intercontinentali. A Catania, oggi, i Boeing 777 e gli Airbus A350 non possono operare a pieno carico .

3. Valvola di sfogo: le chiusure improvvise di Catania, dovute all’attività dell’Etna, hanno mostrato quanto sia fragile un sistema basato su un unico grande hub. Uno scalo centrale garantirebbe continuità e affidabilità .

4. Sviluppo per un territorio in crisi: oggi, chi vive a Caltanissetta o ad Enna per raggiungere un aeroporto deve percorrere un’arteria stradale, l’A19, storicamente fragile e oggetto di cantieri perennemente incompiuti . Un aeroporto nel cuore dell’isola sarebbe un motore di sviluppo per un’area che sta perdendo abitanti, servizi e speranza.

5. Cargo: la Sicilia si trova al centro delle rotte marittime globali che attraversano il Canale di Suez. Un grande aeroporto merci interno potrebbe trasformare l’isola nel principale retroporto aereo del Sud Europa .

Le critiche e la risposta

So già cosa diranno i critici: “l’A19 non è la A8”, “l’entroterra si sta spopolando”, “senza un bacino d’utenza è un’opera inutile”. Hanno ragione. Ma allora cosa proponete? Continuare a guardare le coste mentre l’interno muore?

La soluzione non è scegliere tra l’aeroporto centrale e la ferrovia veloce. La soluzione è fare entrambe le cose.

Il completamento della ferrovia ad alta capacità Palermo-Catania, su cui si stanno facendo investimenti importanti, potrebbe rendere raggiungibile un aeroporto centrale in 30-40 minuti da Enna . E l’aeroporto, a sua volta, giustificherebbe e richiederebbe il potenziamento delle infrastrutture di collegamento. Non è un’alternativa: è un sistema.

Un appello alla classe politica

Da anni si parla di sviluppo del centro Sicilia. Da anni si annunciano progetti. Ma i fatti sono sotto gli occhi di tutti: lo spopolamento avanza, i servizi essenziali vengono meno, i giovani se ne vanno e chi resta si adatta.

Forse è arrivato il momento di smetterla con le promesse e cominciare a fare sul serio. La deputata Maria Stefania Marino ha chiesto “un cambio di passo e la costruzione di un nuovo hub internazionale nel centro della Sicilia, in grado di operare per le province di Agrigento, Caltanissetta e Enna” . Il governo regionale ha il dovere di rispondere a questa richiesta, almeno con uno studio di fattibilità.

La Sicilia centrale non chiede privilegi. Chiede di essere messa nelle condizioni di esistere, di trattenere i suoi giovani, di offrire un futuro a chi decide di restare. (In foto Adriano Nicosia, presidente di Restare)

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