(Adnkronos) – Una flotta di 'zanzare' per tenere in scacco lo Stretto di Hormuz e Donald Trump. E' la strategia dell'Iran nel braccio di ferro con gli Stati Uniti per il controllo del braccio di mare determinante per il 20% del commercio mondiale di petrolio. Gli Usa impongono il blocco navale dei porti iraniani, Teheran – che non dispone più di una marina militare – paralizza la navigazione commerciale con un esercito di 'barchini'. Oggi il fulcro della strategia della Repubblica islamica è una rete di piccole imbarcazioni veloci: piccole, in grado anche di piazzare mine e quasi imprendibili. Rappresentano una forza meno visibile ma difficile da neutralizzare, costruita per operare secondo logiche di guerra asimmetrica.
Quella che gli analisti definiscono 'flotta delle zanzare' è composta da centinaia, forse migliaia, di mezzi leggeri e ad alta velocità, armati in modo proporzionato alle dimensioni. Il loro impiego rompe gli schemi della guerra navale tradizionale: niente confronto diretto con flotte superiori, ma incursioni rapide e coordinate, pensate per colpire o mettere sotto pressione il traffico marittimo internazionale. Le radici di questa strategia risalgono agli anni successivi alla guerra Iran-Iraq e agli scontri con la Marina statunitense nel Golfo. Da quelle esperienze è maturata a Teheran la convinzione di non poter competere sul piano convenzionale con Washington. Da qui la scelta di sviluppare una capacità alternativa, fondata su mobilità, sorpresa e attacchi 'mordi e fuggi'. Le imbarcazioni sono progettate per essere veloci e difficili da intercettare: alcune superano i 60 nodi e possono essere equipaggiate con mitragliatrici, razzi e, in certi casi, missili antinave. Ma il vero punto di forza è l'impiego coordinato. La tattica chiave è quella dello 'swarming', attacchi a sciame condotti da più direzioni che mettono sotto pressione anche sistemi difensivi avanzati. A rendere il sistema ancora più efficace contribuisce la capacità di nascondersi. Molti mezzi vengono custoditi in basi protette lungo la costa, talvolta ricavate nella roccia o in insenature difficili da individuare, e possono essere dispiegati in tempi molto rapidi. Non solo, diverse unità possono essere riconfigurate velocemente, passando da compiti di pattugliamento a missioni offensive con l'aggiunta di armamenti.
Lo scenario ideale per questo tipo di operazioni è lo Stretto di Hormuz. Qui la combinazione di spazi ristretti e traffico intenso limita la manovra delle grandi unità militari e amplifica l'efficacia di mezzi più piccoli. Il bersaglio principale resta il traffico commerciale. Petroliere e cargo, privi di difese adeguate, risultano esposti anche ad azioni limitate, capaci però di produrre effetti rilevanti. Lo sviluppo di questa 'flotta delle zanzare' è il risultato di un processo graduale che ha unito acquisizioni esterne e produzione interna. Tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, Teheran ha importato motoscafi ad alte prestazioni, progetti e componenti legati al mondo delle competizioni offshore. In questa fase iniziale emerge anche un legame con l'Italia. Sono stati infatti acquisiti modelli e tecnologie riconducibili ai progetti dell'ingegnere Fabio Buzzi, insieme a motori Isotta Fraschini. Alcune imbarcazioni iraniane derivano da piattaforme occidentali adattate localmente: è il caso del Seraj-1, ispirato al britannico Bladerunner 51. Le forniture dall'estero si sono interrotte nei primi anni Duemila sotto la pressione internazionale, ma nel frattempo l'Iran aveva già acquisito le competenze necessarie per proseguire in autonomia. Il programma è poi evoluto integrando tecnologie provenienti anche da Cina e Corea del Nord, fino a sviluppare una produzione interamente nazionale. Mezzi nati per la velocità e le competizioni sportive sono stati così trasformati in strumenti militari.
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Iran, la ‘flotta delle zanzare’ è l’incubo di Trump: i barchini minacciano Hormuz
Mar, 28/04/2026 - 06:41
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