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Sicilia, mafia: soffia vento di guerra tra i clan. “Cimici” dei Carabinieri svelano i retroscena

Redazione 2

Sicilia, mafia: soffia vento di guerra tra i clan. “Cimici” dei Carabinieri svelano i retroscena

Sab, 16/07/2022 - 17:03

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Soffiano venti di guerra tra i clan mafiosi palermitani. Omicidi, come quello di Giuseppe Incontrera, ucciso lo scorso 30 giugno a Palermo in pieno giorno, e timori di vendette imminenti hanno spinto gli investigatori ad agire in fretta.

In due settimane i carabinieri hanno tirato le fila di un’indagine che andava avanti da un anno e aveva gia’ delineato i nuovi vertici del mandamento mafioso di Porta, uno dei piu’ importanti a Palermo. E cosi’, dopo il blitz dei giorni scorsi, stanotte, altri 12 esponenti della “famiglia” , “leader” nelle estorsioni e nello spaccio di droga, sono stati arrestati.

In carcere, tra gli altri, e’ finito Filippo Burgio, uomo d’onore che avrebbe dovuto lasciare la cella proprio oggi. I carabinieri gli hanno notificato all’alba un nuovo ordine di cattura e il boss e’ rimasto nel penitenziario di Voghera dove aveva appena finito di scontare la pena. Burgio e’ il padre di Emanuele, ucciso alla Vucciria il 31 maggio del 2021 a colpi di pistola e, hanno scoperto i carabinieri, era intenzionato, una volta tornato in Sicilia, a vendicare il figlio.

Per il delitto sono sotto processo Matteo Romano, che avrebbe fatto fuoco contro la vittima; Giovan Battista Romano, che gli avrebbe passato l’arma; e il padre Domenico, che avrebbe inseguito la vittima mentre cercava di fuggire. “Perche’ non hanno ucciso me, perche’ se la sono presi con mio figlio. Non ho pace. Me l’hanno ammazzato come un cane, me l’hanno ammazzato questi figli di p…”., diceva in cella il boss non sapendo di essere intercettato.

Tra gli arrestati di oggi c’e’ anche Maria Carmelina Massa, moglie del capomafia Incontrera ammazzato il 30 giugno. Avrebbe aiutato il marito a gestire i traffici di droga e la cassa del mandamento. Secondo gli inquirenti, i componenti del clan non si limitavano a gestire gli affari, ma si occupavano di dirimere tutte le questioni delle “famiglie” comprese quelle legate ai furti e ai tradimenti. Dalla indagini e’ emerso che il figlio del boss Antonino Di Giovanni fu pestato a sangue dal padre perche’ aveva lasciato la compagna, figlia di Giuseppe Incontrera. Un tradimento che andava punito in modo esemplare con una spedizione punitiva organizzata da Di Giovanni contro il proprio rampollo. Un pestaggio eseguito davanti al padre della ragazza sedotta e abbandonata che, non sapendo di essere intercettato, lo racconta cosi’: “Il sangue ‘sgriddava’ (schizzava) da tutte le parti. Hulk era, la macchina stava girando sottosopra ed io ero fermo e fermo sono rimasto”.

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