“Purtroppo quando si tratta di rappresentanti dello Stato, in questo Paese non e’ possibile avere giustizia o che lo Stato processi se stesso. O si viene assolti perche’ il fatto non costituisce reato, o subentra la prescrizione. Quindi ancora una volta non c’e’ stata ne’ verita’ ne’ giustizia”.
Affida ad AGI la sua amarezza Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo, ucciso nella strage mafiosa di via D’Amelio il 19 luglio 1992, commentando la sentenza del processo di primo grado a carico di tre poliziotti, che ha stabilito, a quasi una settimana dal trentennale dell’eccidio, l’assoluzione per uno di loro e la prescrizione per gli altri due, essendo stata esclusa l’aggravante mafiosa.
Una sentenza pronunciata ieri davanti a due dei figli di Paolo Borsellino, Lucia e Manfredi. “Ieri, ascoltando la notizia dai telegiornali – ha aggiunto – mi e’ venuto in mente la prima volta che sono stato a Caltanissetta per il processo. Stavo cercando il palazzo di giustizia e non lo trovavo. Chiesi delle informazioni a delle persone che stavano in una bar e mi risposero in dialetto: ‘Il palazzo e’ la’ dietro, la giustizia non sappiamo dov’e'”. Purtroppo da Caltanissetta non mi aspetto verita’ e non mi aspetto giustizia”.
“Dopo 30 anni c’è ben poco da dire. Provo solo sdegno. Tra qualche anno beatificheranno Arnaldo La Barbera…”.
All’indomani della sentenza parla anche Luciano Traina, fratello di Claudio, l’agente di scorta morto insieme a Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Eddie Walter Cosina e Agostino Catalano.
Traina, pur con amarezzam non usa mezzi termini. “Lo Stato non c’è – dice all’Adnkronos -. La trattativa continua, c’è un depistaggio che ci fa molto male, a noi familiari delle vittime, a quelli del dottor Borsellino e penso a tutte le persone oneste”. “Ho una profonda rabbia. Sono molto molto deluso – prosegue -. Trent’anni buttati. Scarantino? Un ladro di polli lo conoscevamo tutti. Di cosa parliamo?”. Una sentenza, quella di Caltanissetta, che arriva a pochi giorni dal trentennale della strage di via D’Amelio. “Non andrò a nessuna manifestazione istituzionale, non mi rappresenta nessuno – taglia corto -. Vengono qui solo a fare passerelle. Quello per me è un giorno molto diverso dagli altri e mi tengo il mio dolore. Non siamo stati tutelati da nessuno, specialmente dallo Stato. Anzi, abbiamo visto magistrati che si sono sbracciati, come Gratteri, Di Matteo, Ardita, essere messi alla gogna. Continuerò ad andare nelle scuole, a parlare con i ragazzi, a fare memoria, a dire la nostra verità”. Ma si arriverà mai a fare luce su quelle stragi? “Non credo proprio. Ormai non mi aspetto più nulla e nulla più mi stupisce”. Il dito ancora una volta è puntato sulle Istituzioni. “Da 30 anni a questa parte tutti i ministri dell’Interno e della Giustizia che si sono succeduti hanno fatto solo promesse, a cui poi non sono seguiti i fatti. Ci hanno preso solo per i fondelli. ‘Ci vediamo al ministero’ mi hanno detto, ma non mi hanno mai ascoltato. Né me né gli altri familiari. Io lavoravo alla Squadra mobile e conoscevo certi personaggi…”.
E di “ombre e ferite” parla anche all’AdnKronos il segretario generale del sindacato di Polizia Coisp, Domenico Pianese. “L’assoluzione si commenta da sola. Se dal punto di vista giudiziario per il collega che è stato assolto non è stato accertato nessun comportamento difforme a quelle che sono le attività istituzionali, è giusto che nulla sia mosso a questo collega. Per quanto riguarda le altre due posizioni, si tratta di un processo che lascia inevitabilmente una ferita. E’ stato fin dall’inizio un processo estremamente controverso – osserva Pianese -, fatto purtroppo a distanza di trent’anni da quelli che sono i fatti, e siccome ancora non si sono chiariti neanche gli aspetti che riguardano materialmente l’esecuzione di quel gravissimo attentato, sia di via D’Amelio e prima di Capaci, dove i nostri colleghi sono rimasti uccisi, appare chiaro che restano delle ombre; anche a causa della lungaggine dei processi e della poca chiarezza che c’è stata in tutti questi anni nei vari processi che si sono succeduti per arrivare a una verità giudiziaria sulle stragi del ’92 e di quelle seguenti. Ombre lasciate, purtroppo, su tante questioni, compreso questa”.

