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Caltanissetta, depistaggio Borsellino: famiglia, “Dite la verita’, basta modi mafiosi”

Redazione

Caltanissetta, depistaggio Borsellino: famiglia, “Dite la verita’, basta modi mafiosi”

Ven, 20/05/2022 - 16:13

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“Chissa’ che cosa hanno visto i poliziotti e non ci vogliono raccontare. Dite la verita’, dite cosa e’ successo. A me dispiace che dovete pagare voi. Ma avete un atteggiamento sovrapponibile a certi modi di fare di cosa nostra”. E’ l’appello accorato dell’avvocato Fabio Trizzino, legale di civile della famiglia Borsellino nel processo sul depistaggio delle indagini sulla strage di via D’Amelio in corso a Caltanissetta contro i poliziotti Mario Bo, Michele Ribaudo e Fabrizio Mattei, accusati di calunnia aggravata. Presente il figlio del magistrato, Manfredi Borsellino, anche lui poliziotto. 

“Non potete nascondere la polvere il tappeto. Penso – ha aggiunto – che il danno fatto sia devastante rispetto alla quale esiste una narrazione collettiva incredibile. Paolo Borsellino ci ha sempre sotto insegnato ad avere nelle istituzioni. Gli imputati meritano un giudizio di severita’ assoluta anche sul piano morale perche’ la possibilita’ che possono ingenerare nelle nuove generazioni il nichilismo istituzionale e’ evidente”.

Nel 2009, ricostruisce Trizzino, “venne compiuta una riunione tra le procure di Caltanissetta , Firenze e Palermo per il programma di protezione del collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza. La procura di Caltanissettasi e’ presentata alla riunione con documenti a riscontro delle prime dichiarazioni. Durante quella riunione Antonino Di Matteo si oppone perche’ se fosse passata questa tesi di fatto cambiato cambiato gli esiti dei processi Borsellino 1 e 2. E ora dopo un decennio da quella data ci si trova a riscrivere un’altra pagina di storia sul depistaggio della strage di via D’Amelio e sulla gestione del falso collaboratore di giustizia Vincenzo Scarantino”.

E ha incalzato: “Si sono presi gioco di tutta l’Italia, ci preso in giro…. Non e’ possibile che le registrazioni non quando avvengono parla con magistrati e poliziotti”. E rivolgendosi agli imppiutati: “Siete all’angolo tant’e’ che vostra speranza e’ che non ci sia l’aggravante. Sono un cittadino e allora non mi venite a raccontare la storiella che avete combattuto la mafia. L’ho visto dai vostri contatti, gli allineamenti e le funzioni illogiche. Quindi che stato soffrendo. Avevate capito bene che se quell’attivita’ di intercettazione fosse stata presentata ai giudici avrebbe capito il percorso di travaglio mostruoso di Scarantino che e’ impazzito appena e’ arrivato il fax. Se i magistrati sono stati ingannati e loro sono gli ingannatori perché li hanno difesi, forse hai qualcosa da farti perdonare”. (Agi)

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