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Bancarotta per favorire associazione mafiosa, 3 arresti

Redazione

Bancarotta per favorire associazione mafiosa, 3 arresti

Sab, 28/05/2022 - 09:18

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Bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale, emissione di fatture per operazioni inesistenti, condotte di gestione finalizzate a favorire l’associazione a delinquere di tipo mafioso Pillera-Puntina. Sono le accuse per le quali i finanzieri del comando provinciale di Catania hanno eseguito un’ordinanza del gip agli arresti domiciliari a Francesco Marino, rappresentante legale della societa’ “Tc Impianti” con sede a Catania inserita nel settore dell’installazione degli impianti di telecomunicazioni, dichiarata fallita con sentenza del Tribunale di Catania emessa ad aprile del 2021; Giovanni Consolo e Massimo Scaglione, entrambi soci e amministratori di fatto della fallita azienda. 

L’operazione e’ stata denominata “Ordine Facile”. Ai tre e’ stata applicata la misura del divieto temporaneo di impiego l’attivita’ per un anno. Il giudice dell’indagini preliminare ha anche disposto il sequestro delle quote per un valore di un milione di euro della Easytel.

Gli approfondimenti investigativi del nucleo Pef della Guardia di finanza, hanno consentito di indagare condotte irregolari come la distrazione del patrimonio indagato della “Tc Impianti”, in quanto i soggetti indagati – a fronte di un rilevante passivo fallimentare della societa’, pari a circa 800 mila euro, prevalentemente costituito da verso addebiti l’Erario – essere spostato, a prezzo non congruo, attrezzature, attrezzature e posizioni contrattuali a una nuova societa’ costituito, la “Easytel”, che di fatto ne ha continuato l’attivita’ imprenditoriale . 

I soci possono anche provocare il dissesto della “Tc impianti” con operazioni dolose, in quanto sarebbe sistematicamente omesso il pagamento dei tributari, in quanto sarebbe sistematicamente omesso il pagamento dei tributari, finalizzate a pregiudizio ai creditori in quanto sarebbe stato istituita, sarebbe stata tenuta in modo da ostacolare la ricostruzione dell’attivita’, per la parte in cui e’ stata istituita, sarebbe stata tenuta in modo da ostacolare la ricostruzione dell’attivita’ economica della societa’ fallita. 

La finanza ha rilevato l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, con realizzazione di un indebito profitto, pari all’iva non versata da parte di “Tc Impianti”, per 140 mila euro. Le indagini sono state avvalorate dalle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia, le cui rivelazioni hanno permesso di evidenziare che la gestione illegale sarebbe stata finalizzata ad agevolare le attivita’ criminali del clan “Pillera-Puntina. E’ emerso che la “Tc Impianti” stato sarebbe di fatto nelle mani di Salvatore Pillera (Tuti Cachiti), capostipite dell’omonimo clan, attualmente recluso a regime di cui all’articolo 41-bis.