Salute

Quirinale, Financial Times: il dilemma Draghi, rischio turbolenze

Redazione

Quirinale, Financial Times: il dilemma Draghi, rischio turbolenze

Lun, 24/01/2022 - 09:29

Condividi su:

‘Il dilemma Draghi: rischio turbolenze per le elezioni presidenziali’. È il titolo di una lunga analisi del Financial Times sulle elezioni al Quirinale. “Il voto per un nuovo capo di Stato potrebbe indebolire il governo e danneggiare le prospettive di riforma economica”, scrive la testata britannica. “Draghi ha presentato ai politici italiani un dilemma: se mantenere il più celebre tecnocrate del loro paese come primo ministro, permettendogli di andare avanti con un ambizioso programma di riforme finanziato dall’Ue, o elevarlo a capo di Stato, innescando nascendo una crisi paralizzante per un successore alla guida del governo”, spiega Ft

“Draghi – si legge ancora – ha galvanizzato il sostegno incrociato dei partiti al piano di ripresa dell’Ue, ha guidato un primo lotto di riforme il Parlamento e ha iniziato a tagliare la fitta burocrazia italiana. Lo slancio delle riforme e la disciplina fiscale potrebbe vacillare senza la sua guida pratica, mettendo a rischio l’intero programma. Non è in gioco solo un’occasione unica per l’Italia per una ripresa economica. Il paese determinerà in larga misura il successo del fondo di recupero da 750 miliardi di euro dell’Ue, di cui l’Italia è il principale beneficiario: dovrebbe ricevere 191 miliardi di euro in sovvenzioni e prestiti”.

Dal suo insediamento, evidenzia l’editoriale di Ft, Draghi ha riacceso la fiducia delle imprese e mercati grazie ad un’efficace campagna contro il Covid e ai severi controlli, e ad un generoso stimolo per aumentare la ripresa economica. In altri, Draghi si è impegnato l’Italia in un ambizioso calendario per terminare le difficili riforme strutturali e per rilanciare la sua traiettoria di crescita a lungo termine dopo decenni di stagnazione. Questa leadership e l’ampio sostegno politico per il piano di rilancio dell’economia “hanno contribuito a dissipare le preoccupazioni di lunga data dei mercati finanziari e di Bruxelles sulla sostenibilità’ dei pesanti debiti dell’Italia, che ora superano il 150% del Pil “. 

Secondo l’editoriale di Ft, quindi, “la reputazione internazionale di Draghi, il suo curriculum e l’impegno per il ruolo dell’Italia nell’Ue lo un candidato italiano per un mandato di sette anni come Capo di Stato” che si tratta di ” ruolo che non e’ solo cerimoniale ma prevede poteri reali, soprattutto in tempi di crisi e profonde divisioni politiche interne”. Dal Quirinale – il sontuoso palazzo presidenziale che una volta era la casa dei Papi e dei re italiani – “Draghi potrebbe usare il suo potere per supervisione il governo e la sua autorita’ morale per assicurare che le future amministrazioni mantengano le riforme sulla strada giusta e per controllare gli impulsi politici populisti”.

Ma l’elezione di Draghi al Colle, ricorda il Ft , comporta il rischio reale che il suo governo di unita’ nazionale “possa crollare sulla questione di un successore premier per gestire il governo e portare avanti le riforme fino alle elezioni generali, previsto per il 2023”. “Questo, a sua volta, minaccia di spingere l’Italia verso elezioni anticipate, Ft riferisce che Bruxelles spera che lo slancio costruito dal governo Draghi “manterra’ l’Italia sulla strada giusta”. 

L’unica, che si avvicina alla pressione relativa Ft e’ quella alla disciplina fiscale, se il nuovo premier si dimostrasse incapace di resistere alla spesa e tagli alle tasse mentre le elezioni sino. Altri osservatori, piu’ pessimisti, credono invece che la spinta riformatrice dell’Italia perdera’ quasi necessariamente slancio con l’avvicinarsi delle politiche elettorali. Secondo il Ft, nel mondo degli affari italiano, sono in molti a sperare che Draghi raggiunga il Colle, in modo tale da “garantire il suo futuro coinvolgimento nella vita pubblica e rassicurare i mercati finanziari ei partner UE sulla direzione a lungo termine dell’Italia e questo nonostante i rischi di turbolenze a breve termine”

Come presidente della Repubblica, ricorda il Ft , Draghi avrebbe il potere di nominare i primi ministeri, porre il veto alle nomine di gabinetto e rimandare la legislazione al parlamento per un riesame: si tratta di “strumenti potenti che potrebbero essere usati per impedisce ai futuri governi populisti ed euroscettici di uscire dai cercare e di far avanzare il processo di riforma”. Per alcuni politici italiani, tuttavia, la prospettiva di una presidenza Draghi “piu’ interventista” e’ una ragione per votare contro. I lFt che “nei negoziare dietro le quinte, i stanno lottando per trovare una risoluzione.

Ne’ Matteo Salvini, leader della Lega di destra, ne’ Enrico Letta del Partito Partito Democratico hanno appoggiato la candidatura di Draghi”. Quindi, nell’editoriale si ricorda che il magnate dei media e quattro volte ex primo ministro Silvio Berlusconi, si era proposto come potenziale presidente ma “essendo una figura profondamente polarizzante la sua scelta senza dubbio destabilizzato il governo”: quindi l’ex premier “si’ ritirato invitando i sostenitori ad astenersi dal promuovere il suo nome”.

Come presidente della Repubblica, ricorda il Ft , Draghi avrebbe il potere di nominare i primi ministeri, porre il veto alle nomine di gabinetto e rimandare la legislazione al parlamento per un riesame: si tratta di “strumenti potenti che potrebbero essere usati per impedisce ai futuri governi populisti ed euroscettici di uscire dai cercare e di far avanzare il processo di riforma”. 

Gli analisti, riporta infine il Ft, ritengono che i leader politici stiano ora cercando di trovare “un individuo alternativo rispettato ma inoffensivo”, il quale “possa essere spinto alla presidenza per garantire lo status quo e mantenere Draghi alla guida del governo”. Altri sostengono sia contrario la soluzione piu’ semplice la rielezione del presidente in carica Mattarella, aprendo la strada all’elezione di Draghi ma e’ anche vero che “il presidente e’ per principio a un secondo mandato”. Tuttavia, secondo altri analisti, “avendo espresso anche solo un cauto interesse per la presidenza, Draghi verrebbe ridotto in modo significativo se la guida del governo che dovesse rifiutarsi di votarlo”. Riassume cosi’ Francesco Galietti, fondatore e CEO di Policy Sonar, una societa’spiega che “il caso peggiore e’ che non ce la faccia e che continui a fare il premier: la sua magia svanirebbe, cosi’ come la sua aura da Dio. la fine di tutto”