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Borsellino, ancora zone d’ombra ma fu strage di mafia: per Cassazione da processo ‘Trattativa’ non emersi nuovi scenari

Redazione

Borsellino, ancora zone d’ombra ma fu strage di mafia: per Cassazione da processo ‘Trattativa’ non emersi nuovi scenari

Lun, 08/11/2021 - 20:34

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Non ci sono dubbi che l’attentato al giudice Paolo Borsellino e ai cinque agenti della scorta morti con lui – Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina – e’ di “paternita’ mafiosa” , anche se ci sono ” anomalie” sulle quali non si e’ riusciti a fare luce, dopo quasi 30 anni. Come il coinvolgimento del Sisde, la presenza di uomini dei ‘servizi’ sul luogo della strage subito dopo la deflagrazione di 90 chili di tritolo e pentrite, a Palermo il 19 luglio 1992, e “zone d’ombra” come la scomparsa dell’agenda del magistrato e la sua “ricomparsa dopo alcuni mesi nelle mani del dottor La Barbera che la riconsegnava alla moglie del magistrato” . 

A dirlo e’ la Cassazione nelle motivazioni, oltre 120 pagine, sul processo Borsellino quater conclusosi lo scorso 5 ottobre con la conferma dell’ergastolo per due boss – Salvatore Madonia e Vittorio Tutino – e le condanne per due falsi pentiti, Calogero Pulici (dieci anni) e Francesco Andriotta (9 anni e otto mesi) colpevoli di calunnie che hanno mandato in carcere sette persone innocenti. Per gli ermellini, inoltre, quanto emerso nel processo sulla cosiddetta ‘trattativa’ tra Stato mafia – come hanno stabilito i giudici di merito di sul processo Borsellino quater conclusosi lo scorso 5 ottobre con la conferma dell’ergastolo per due boss – Salvatore Madonia e Vittorio Tutino – e le condanne per due falsi pentiti, Calogero Pulici (dieci anni) e Francesco Andriotta (9 anni e otto mesi) colpevoli di calunnie che hanno mandato in carcere sette persone innocenti. 

Per gli ermellini, inoltre, quanto emerso nel processo sulla cosiddetta ‘trattativa’ tra Stato mafia – come hanno stabilito i giudici di merito di sul processo Borsellino quater conclusosi lo scorso 5 ottobre con la conferma dell’ergastolo per due boss – Salvatore Madonia e Vittorio Tutino – e le condanne per due falsi pentiti, Calogero Pulici (dieci anni) e Francesco Andriotta (9 anni e otto mesi) colpevoli di calunnie che hanno mandato in carcere sette persone innocenti. Per gli ermellini, inoltre, quanto emerso nel processo sulla cosiddetta ‘trattativa’ tra Stato mafia – come hanno stabilito i giudici di merito di Caltanissetta – e’ di “sostanziale neutralita'” e non ci sono “nuovi scenari”, nonostante gli “abnormi inquinamenti delle prove” che hanno pervaso le indagini. 

Tanto da far dire all’ Avvocato generale della Cassazione, Pietro Gaeta, che si e’ trattato di “una mostruosa costruzione calunniatrice”, “una delle pagine piu’ vergognose e tragiche” della storia giudiziaria italiana. Ad avviso della Suprema Corte, in modo condivisibile, i magistrati siciliani hanno ritenuto che “i dati probatori relativi alle ‘zone d’ombra’ potrebbero al piu’ condurre a ipotizzare la presenza di altri soggetti o di gruppi di potere (co)-interessati all’eliminazione di Paolo Borsellino, ma cio’ non esclude il riconoscimento della ‘paternita’ mafiosa’ di Caltanissetta nella sentenza del15 novembre 2019, invano contestata dalle difese degli imputati.

 Con riferimento alla finalita’ di “vendetta”, i supremi giudici ricordano che “ben prima della strage di luglio, Cosa Nostra aveva manifestato seri e concreti progetti” di uccidere Borsellino. “Risale al 4 maggio 1980 l’omicidio del capitano dei carabinieri Tommaso Basile che nel racconto del collaboratore di giustizia Di Carlo”, secondo Toto’ Riina – scrivono gli ‘ermellini’ – “ricadeva sulla coscienza del magistrato che aveva mandato l’ufficiale ad arrestare i suoi” (di Riina) uomini. Anche i Madonia ce l’avevano a morte con Borsellino: dopo l’omicidio del capitano Basile, il giudice aveva emesso dei mandati di cattura per il padre e il fratello di Salvatore Madonia. (Ansa)

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