Salute

Caltanissetta, Lettera di una “sopravvissuta” a 46 giorni di ricovero Covid: “Hanno fatto un miracolo, torno a casa con le mie gambe”

Redazione 2

Caltanissetta, Lettera di una “sopravvissuta” a 46 giorni di ricovero Covid: “Hanno fatto un miracolo, torno a casa con le mie gambe”

Ven, 07/05/2021 - 11:03

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Caltanissetta, Lettera di una “sopravvissuta” a 46 giorni di ricovero Covid: “Hanno fatto un miracolo, torno a casa con le mie gambe”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di una donna di Caltanissetta che ha voluto rendere il giusto merito agli operatori che, da oltre un anno, si stanno impegnando per garantire la salute dei pazienti che entrano nei loro reparti Covid.

Accanto a tante storie di malasanità, di personale distratto e poco empatico, infatti, esistono anche i casi di buona sanità e di operatori e medici che svolgono il loro mestiere con empatia, coinvolgimento e passione. Non sempre queste storie emergono e vengono raccontate dai protagonisti. Ed è per questo motivo che “le lamentele” prevalgono e sembrano far parte dell’ordinarietà.

Ci sono, però, tante altre belle storie che ci rendono fieri di essere nisseni e ci rassicurano sui presidi ospedalieri locali. E quella che stiamo per raccontare è una di queste.

Mi chiamo Caterina, sono un’impiegata nissena che lavora nella propria Città. A causa del covid sono stata ricoverata d’urgenza presso l’Ospedale Vittorio Emanuele di Gela (perché nell’Ospedale di Caltanissetta non c’erano più posti disponibili) lo scorso 21 marzo e sono stata dimessa il 5 maggio, dopo ben 46 giorni di ricovero.

So bene che negli ultimi 15 mesi sono stati tantissimi gli articoli e le dichiarazioni sul covid, ma oggi, dopo i miei 46 giorni di ricovero, anch’io voglio dire la mia. Molti hanno scritto per convincere i lettori che loro sarebbero stati più bravi degli altri a gestire la pandemia, molti virologi hanno scritto per convincere i lettori di essere più bravi dei propri colleghi, molti altri hanno scritto per perorare la causa della propria categoria di appartenenza.

Lungi da me il volere scrivere per qualcuno dei suddetti motivi. Sto scrivendo perché il mio primo pensiero, una volta dimessa dall’Ospedale di Gela, è stato quello di trovare le parole giuste per ringraziare con tutto il cuore tutto il personale medico e paramedico dell’Ospedale Vittorio Emanuele di Gela del reparto Covid del 2° piano (primario Antonino Biundo e Caposala Mariagrazia Sanzo).

I miei 46 giorni di ricovero non sono volati via velocemente come vola la moto n. 46 di Valentino Rossi nei rettilinei; nei miei 46 giorni di ricovero ci sono stati momenti in cui ho avuto paura di non farcela e di non rivedere mai più i miei familiari, la mia meravigliosa nipotina, i miei amici e i miei colleghi.

Ritornando al motivo per il quale sto scrivendo è uno ed uno solo, senza finalità nascoste, ed è quello di ritenere che sia giusto che non solo io sia consapevole della professionalità, dell’abnegazione e delle doti umane di tutti coloro che all’interno del reparto covid dell’Ospedale di Gela hanno consentito che avvenisse il miracolo, ossia che io il 5 maggio potessi tornare con le mie gambe nella mia Città.

Sono felice di essere stata protagonista di una bella pagina di efficienza e mi sono sentita in dovere ringraziare pubblicamente uno per uno, sperando di non dimenticare nessuno, dei veri e propri Angeli che con la loro professionalità e con i loro sorrisi mi hanno presa per i capelli e mi hanno riportato sulla terra.

Vi ringrazio uno per uno limitandomi a scrivere i Vostri cognomi, anche se meritereste molto, molto di più: Russo, La Bella, Di Franco, Pintacorona, Cassaro, La Gristina, Marotta, Sbirziola, Mulè, Risoleti, Bennici, Greco, G. Vecchio, Giaccio, Italiano, M. Vecchio, Intraprendente, Lombardo, Gangi, Peri, Balletti, Biundo, La Monica, Falci, Marino, Pisano, Angelico, Costanzino, Gentili, Lodato, Cannizzaro, Bonura, Cubisino, Bonelli, Iazzetta, Famà, Catalano.

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