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Roma, scuola divide i ragazzi in base al reddito: “Qui studia l’alta borghesia, i figli dei poveri vanno in un’altra sede”

Redazione

Roma, scuola divide i ragazzi in base al reddito: “Qui studia l’alta borghesia, i figli dei poveri vanno in un’altra sede”

Gio, 16/01/2020 - 12:25

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Roma, scuola divide i ragazzi in base al reddito: “Qui studia l’alta borghesia, i figli dei poveri vanno in un’altra sede”

Dopo le polemiche, la descrizione shock è stata rimossa dal sito dellʼIstituto Comprensivo di via Trionfale

E’ bufera intorno all’Istituto Comprensivo di via Trionfale, a Roma, che divide gli scolari in sedi diverse in base al reddito. In un plesso della scuola ci studiano i ragazzi “dell’alta borghesia” assieme ai figli “di colf e badanti che lavorano per le loro famiglie”, mentre nella sede che si trova “nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario” alunni di “estrazione sociale medio-bassa”. Così si leggeva sul sito dello stesso istituto.

Dopo le polemiche la descrizione shock è stata rimossa. Dopo le polemiche, però, dalla pagina online di presentazione della scuola è stata rimosso il passaggio incriminato. Non c’era alcun intento discriminatorio ma una “mera descrizione socio-economica del territorio”, ha spiegato il Consiglio di Istituto sottolineando comunque di avere proceduto ad “una modifica perché siano rimosse le definizioni interpretate in maniera discriminatoria”.

La prima versione della descrizione, che ha scatenato le polemiche, era questa: “La sede di via Trionfale e il plesso di via Taverna accolgono alunni appartenenti a famiglie del ceto medio-alto, mentre il plesso di via Assarotti, situato nel cuore del quartiere popolare di Monte Mario, accoglie alunni di estrazione sociale medio-bassa e conta, tra gli iscritti, il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana. Il plesso di via Vallombrosa, sulla via Cortina d’Ampezzo, accoglie, invece, prevalentemente alunni appartenenti a famiglie dell’alta borghesia assieme ai figli dei lavoratori dipendenti occupati presso queste famiglie (colf, badanti, autisti, e simili)”.

Forte l’indignazione: “La scuola deve includere”. “La scuola è un luogo educativo ed inclusivo, no a forme di categorizzazioni superficiali e inutili”, sottolinea Mario Rusconi, presidente dell’Associazione nazionale presidi-Lazio. “La scuola non può evidenziare eventuali differenziazioni socio-culturali degli alunni iscritti poiché, tra l’altro, oltre a dare una cattiva rappresentazione di se stessa agli occhi di chi legge corre anche il rischio di originare idee o forme classiste”, aggiunge.

“La complessità sociale odierna – prosegue – può essere superata grazie anche all’inclusione scolastica, che diventa quindi la chiave del successo formativo per tutti compreso la scuola. Infine Rusconi conclude così: “Non si possono fare affermazione parasociologiche di alcun genere con ricadute sulla scuola se non vengono supportate da dati statistici fondati e ben calibrati. Oltretutto non sono di alcun interesse ai fini scolastici, rischiando di lasciar passare un messaggio sbagliato e fuorviante”.