Carlo Sorbetto: “sarebbe opportuno che la Giunta e i Consiglieri comunali sostenessero la partecipazione dei cittadini extra-comunitari alla vita pubblica”.

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Riceviamo e pubblichiamo:

La presenza di immigrati stranieri nel nostro territorio è diventato un fatto strutturale, sedimentato, quotidiano, e il segno più evidente della loro stabilizzazione di fatto è dato dalla consistenza e dall’aumento dei nuclei familiari e dei minori stranieri. Ho scelto la parola “stranieri” piuttosto che la parola, un pò più riduttiva, “immigrati”? per due motivi. Il primo è che noi tendiamo a trattare come immigrati anche coloro che sono nati nel nostro Paese ma sono figli di immigrati. Molto spesso vengono infatti definiti come “immigrati di seconda generazione” ma è un’espressione non logica, non ha senso, è un modo di collocarli in uno spazio a parte. I figli degli immigrati nati qui sono invece stranieri solo nella misura in cui non riescono, o non vogliono, acquisire la cittadinanza. Il secondo motivo è che con il termine “immigrati” immediatamente si pensa a coloro che vengono dai paesi poveri. Un ultima osservazione riguarda le differenziazioni interne allo status di immigrante e straniero. Differenziazioni che derivano dalla normativa e non tanto da come o da quale paese la persona arriva. Pensiamo a quando, dalla sera alla mattina, l’Europa è diventata un’unione a 23 membri anziché 15 membri. Molte persone sono passate da essere immigrate clandestine a cittadini europei. Il confine quindi tra uno status e l’altro è spesso definito da cambiamenti nelle normative internazionali con conseguenze molto importanti in termini di chance e diritti, anche se la persona è sempre la stessa ed è arrivata nel nostro paese sempre nello stesso modo, magari clandestinamente. Parlare poi, di “famiglie immigrate” come di un mondo omogeneo e indifferenziato è tuttavia fuorviante e poco efficace, ricordo che parliamo di famiglie residenti e di una popolazione molto presente nel mercato del lavoro. L’integrazione è un processo bilaterale che si origina dalle molteplici occasioni di integrazione, scambio, confronto, scontro tra gli immigrati e la comunità locale. Non avviene per caso ma è il risultato di un processo che deve essere progettato, sostenuto, voluto. A partire da queste ultime considerazioni sarebbe opportuno che la Giunta e i Consiglieri comunali sostenessero la partecipazione dei cittadini extra-comunitari alla vita pubblica, con una serie di azioni (regolamento) volte a promuovere la partecipazione delle associazioni di immigrati all’attività sulle politiche sociali, culturali con comunicazione anche multilingue e azioni specifiche per donne immigrate e altro. In questo modo sia la Giunta che il Consiglio Comunale verrebbero informati non solo sulle condizioni e le problematiche delle comunità straniere, ma anche sulle opinioni dei cittadini stranieri legate alle questioni che riguardano l’amministrazione del territorio comunale.

Carlo Sorbetto.

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