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M5S, sindaco di Bagheria accusa ed attacca: “Anni di inerzia e ora io indagato”

Redazione

M5S, sindaco di Bagheria accusa ed attacca: “Anni di inerzia e ora io indagato”

Sab, 30/09/2017 - 09:12

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PALERMO – “A Bagheria ho tolto la gestione dei rifiuti alla mafia pero’ sono indagato: c’e’ qualcosa che non va. Mandatemi in galera, al 41 bis, ma indagate chi ha mangiato con la mafia”. Cosi’ il sindaco di Bagheria Patrizio Cinque, sospesosi dal Movimento cinque stelle dopo l’indagine a suo carico sulla gestione dei rifiuti e su alcuni casi di abusivismo. Venerdì 29 settembre si e’ difeso davanti alla stampa. Lo ha fatto il giorno dopo la notizia della revoca della misura cautelare dell’obbligo di firma. L’inchiesta condotta dalla Procura di Termini Imerese lo vede coinvolto insieme ad altre 22 persone tra cui dipendenti del Comune. “Bisognerebbe ricordare – ha proseguito – che il pentito Pasquale Di Salvo ha detto che a Bagheria molti mangiavano con i rifiuti, e che adesso con il sottoscritto questo non era piu’ possibile. Accetto l’inchiesta su di me, ma mi chiedo perche’ non sono state fatte le inchieste negli anni precedenti quando venivano affidati servizi sui rifiuti diretti e quando c’era il consorzio Coinres che ha prodotto debiti per 100 milioni di euro e nel quale venivano assunti uomini vicini alla mafia. C’e’ sempre stato un silenzio assordante su Bagheria quando i rifiuti erano in mano alla mafia”.

Durante la conferenza sono giunte notizie che in mattinata ad altri sei dipendenti e’ stata revocata la prescrizione. “Mi spiace non aver dato finora ai cittadini e alla stampa le dovute delucidazioni – ha sottolineato il sindaco – ma c’e’ un tempo per tutto. Ho gia’ fornito le mie risposte, non avvalendomi piu’ della facolta’ di non rispondere e ho fornito al Gip, durante l’interrogatorio, tutte le informazioni in mio possesso”. La misura cautelare, ha sostenuto il sindaco Cinque, “e’ stata applicata fondamentalmente solo in relazione alla questione riguardante il palazzetto dello sport. Rispetto agli altri capi di imputazione, il gip non era intenzionato ad interrogarmi, ciononostante, ho ritenuto di dovere rispondere a tutti gli argomenti che mi si imputa, poiche’ avevo le risposte documentate e poiche’ quanto ricostruito ed in loro possesso era incompleto”.
Gli avvocati Vincenza Scardina e Antonio Di Lorenzo hanno sottolineato che “le fasi dell’inchiesta sono diverse: in questa prima fase sono stati forniti tutti gli elementi utili a fare chiarezza”. Relativamente a chi chiedeva informazioni circa i tempi gli avvocati hanno sottolineato che “i tempi sono legati alle indagini e che la procura lavora a 360 gradi e si puo’ arrivare anche a 12 mesi”. A chi invece chiedeva circa il peso delle intercettazioni riportate dalla stampa, gli avvocati hanno risposto: “Le intercettazioni occorre collocarle sempre in modo temporale e nella loro interezza, fondamentali sono anche la voce, il tono con cui sono state dette le cose”

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