Attraverso una missiva, un emigrato che trascorre parecchio tempo a Mussomeli, Antonio Sorce, lancia l’allarme sulla chiesa di Santa Margherita. A leggere la lettera si capisce come il suo cuore si faccia piccolo nel descrivere le condizioni della chiesa, e soprattutto degli stucchi del Serpotta che giorno dopo giorno vanno perdendosi. “Sono un emigrato in pensione- scrive Antonio Sorce- che di tanto in tanto torna al suo paese natale, Mussomeli. Sono un amante delle cose antiche e belle. E tra queste alcune esistevano a Mussomeli, ma adesso non esistono più”. L’emigrato si riferisce ai pregevoli stucchi del Serpotta che da secoli adornano la chiesa di Santa Margherita, il tempio religioso più antico della città, accusando Soprintendenza, Chiesa locale e Comune di non avere ancora reso noto i danni subiti dagli stucchi e che sarebbero stati causati dai lavori di restauro. In particolare addebita a Cris Nucera, direttore dei lavori, all’arciprete don Pietro Genco e al sindaco Salvatore Calà, la colpa di “non avere denunziato i fatti alla Magistratura”. “Gli stucchi sono stati abbandonati tra i rifiuti- accusa ancora- gettati in parte nella sacrestia, lasciati a terra o finiti nelle adiacenti case diroccate. Basta entrare in Chiesa, o salire sul campanile e rendersene conto”. “Possibile- si chiede Antonio Sorce- che nessuno interviene a ristabilire le responsabilità del patrimonio andato perduto?”.
Cris Nucera non ci sta. Nella doppia veste di funzionario della Soprintendenza ai Beni culturali e direttore dei lavori di restauro della chiesa di Santa Margherita, si discolpa dall’accusa di essere tra i responsabili del degrado e in alcuni casi della distruzione degli stucchi del Serpotta che per secoli adornano l’antica chiesa custodita nel ventre della Terravecchia. “E’ tutto il contrario. Quando abbiamo fatto il restauro abbiamo recuperato gli stucchi, ed una precisa documentazione fotografica lo testimonia. Il problema degli stucchi è legato all’umidità provocata dalle abitazioni fatiscenti e senza tetto che sorgono accanto la chiesa. In passato abbiamo scritto una serie di lettere, al sindaco e alla Curia, denunciando i continui pericoli provocato da quelle case”. Nucera aggiunge ancora: “Con documenti alla mano, assieme all’impresa, abbiamo declinato ogni responsabilità se non si fosse provveduto ad intervenire sugli edifici confinanti. Bisognava almeno svuotare quegli immobili, cementificare il pavimento e isolare le pareti. Ma nulla, fino a quando mi sono occupato io di quell’opera, era stato compiuto”. Nucera smentisce con determinazione quanto sostenuto dal lettore, e cioè che antichi gessi siano stati gettati tra i rifiuti. “Ciò è falso. Abbiamo recuperato parte degli stucchi rinvenuti dentro una cassa che tra l’altro è stata restaurata. Ma soprattutto l’intervento ha riguardato il recupero dei putti e di tutti gli ornamenti della chiesa. Un intervento di restauro compiuto con orgoglio e tanta soddisfazione”. Ma che giorno dopo giorno si rivela vano aggiungiamo noi; l’umidità infatti continua ogni giorno a divorare il trionfo di arte, tecnica e bellezza di una chiesa che rischia di scomparire. E intanto, a corroborare la sua tesi, annuncia la presentazione di una ricca documentazione fotografica.

