“Boomerang” sul sindaco di Serradifalco, omessa trasparenza e paladini della correttezza

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SERRADIFALCO – Ennesima bagarre e lancio d’accuse come “giavellotti alle olimpiadi” al Comune di Serradifalco. Il tema è la tanto chiaccherata indennità di carica che spetta agli amministratori, la quale fin dalla campagna elettorale per le comunali del 2010 è stata messa al centro di polemiche e del famigerato “patto etico” sottoscritto dalla coalizione “Semplicemente Serradifalco”, uscita vincente dalle urne.

Un “patto etico” che negli ultimi giorni ha raggiunto la vetta delle parole più pronunciate fra i cittadini di Serradifalco, e anche dai media che hanno raccontato la vicenda del sindaco Giuseppe Maria Dacquì, il quale da quest’anno ha deciso di percepire il 50 % dell’indennità di carica a lui spettante senza però comunicarlo pubblicamente alla cittadinanza, alla quale aveva rinunciato totalmente nelle due annualità precedenti assieme ai componenti della Giunta.

Tutti parlano di tradimento da parte del sindaco Dacquì nei confronti della comunità serradifalchese e del “patto etico” da lui sottoscritto in campagna elettorale.

Ma in quanti hanno davvero letto il famigerato “Patto etico per la governabilità”? Per chi non lo avesse fatto, nel paragrafo “Gratuità nell’esercizio delle cariche pubbliche” è dichiarato che “in considerazione delle scarse risorse economiche in dotazione all’Ente locale e in omaggio allo spirito di servizio che deve contrassegnare la gestione della cosa pubblica, è rimessa alla sensibilità dei singoli Amministratori, specie se dipendenti pubblici o privati, la determinazione di rinunciare alla propria indennità di carica”. In pratica, non è stato stabilito alcun obbligo nei confronti degli amministratori comunali a rinunciare all’indennità di carica, ma si esortano gli stessi a declinare il percepimento all’emolumento viste le condizioni di default economico in cui versava il Comune di Serradifalco all’atto d’insediamento della nuova amministrazione. Così è avvenuto sia per il 2010 che per il 2011, in base a quanto stabilito nelle delibere di Giunta di rinuncia all’indennità di carica n°44 del 15/07/2010 e n° 99 del 28/11/2011.

Il primo cittadino, dopo giorni di ipotesi e smentite da parte dei gruppi politici appartenenti alla maggioranza e alla minoranza, ha dichiarato pubblicamente che “nel corso del 2012 a fronte di un’attività amministrativa che mi ha visto impegnato a tempo pieno, ho richiesto agli uffici competenti la liquidazione dell’indennità di carica nella misura ridotta del 50%, senza preclusione alcuna per gli altri Amministratori”. Nel comunicato stampa il sindaco Dacquì ha continuato dicendo che “pur essendo nelle mie intenzioni esternalizzare tale decisione, mi scuso pubblicamente per la mancata comunicazione, non avendo voluto assumere con tale comportamento alcuna volontà prevaricatoria nei confronti della cittadinanza, né della coalizione o degli amministratori. In tutta evidenza, non ho compiuto nessun atto furtivo, detrattivo o illegittimo”.

In cosa avrebbe peccato il sindaco Dacquì? Sicuramente nella mancanza di comunicazione alla cittadinanza della sua decisione di iniziare a percepire metà dell’indennità di carica, non perché fosse un atto previsto dalla legge, ma perché si sarebbe trattato di un atto di trasparenza e condivisione dell’attività pubblica che coinvolge i cittadini.

Sono tante le indiscrezioni che si rincorrono in questi giorni fra gli abitanti di Serradifalco.

C’è chi sosterrebbe che il sindaco abbia agito all’insaputa di tutti, compresi i propri alleati della coalizione.

C’è, invece, chi sosterrebbe che la richiesta di aver liquidata l’indennità di carica sia stata più volte richiesta dagli amministratori al sindaco, fin dall’inizio della legislatura comunale.

C’è, inoltre, chi sosterrebbe che a inizio 2012, nel corso di una riunione informale fra il sindaco e gli amministratori della Giunta e del Consiglio Comunale, si sarebbe giunti alla decisione di aver liquidato il 50% dell’emolumento per l’anno in corso, dato che i conti del Comune erano finalmente tornati alla normalità.

Infine, in molti si chiederebbero come mai gli altri amministratori, che da tempo avrebbero richiesto il riconoscimento dell’indennità di carica, avendo finalmente avuto la possibilità di erogazione del 50%, non abbiano comunicato alla ragioneria del Comune l’ok per la liquidazione.

Altre indiscrezioni porterebbero a galla probabili risentimenti da parte di forze politiche in seno alla maggioranza, che avrebbero lamentato il fatto di non aver avuto riconosciuto lo stesso peso in seno alla coalizione nella spartizione di poltrone e gestione del potere, e per questo avrebbero remato contro al sindaco Dacquì.

Tante indiscrezioni, tante ipotesi ma nessuna certezza. O forse una certezza c’è: la trasparenza viene al primo posto, sempre e comunque. Con le scuse ufficiali il sindaco Dacquì ha dimostrato che una dimenticanza di comunicazione alla cittadinanza può trasformarsi in un boomerang che si abbatte su anni di corretto operato, dando adito ad avversari, alleati o pseudo tali di autoproclamarsi paladini della correttezza, senza macchia e senza inganno.

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