MUSSOMELI- Mai come questa volta una delle opere più grandi del poeta nonché principe Antonio De Curtis, meglio conosciuto nel mondo teatrale e cinematografico semplicemente come Totò, si è realmente avverata seppur in un contesto e con specifiche totalmente diverse da quelle immaginate da uno dei più grandi geni artistici dello scorso secolo. ‘A livella, che rappresenta indubbiamente un capolavoro della letteratura napoletana di questo secolo e che ha come tema fondamentale quello della morte che non fa paura e che al contrario è fonte di umorismo e teatralità, consente al lettore di apprezzare non solo la poesia in sé e per sé, ma anche il suo messaggio. Totò si serve della morte per esaltare la vita ovvero sia la morte è brutta ma ha un pregio: quello di essere uguale per tutti. O almeno così dovrebbe essere. Il mitico Don Gennaro, lo spazzino che è in una “botta” d’ira ricorda al blasonato marchese che la morte è ‘na livella, nella vita reale è stato Gaetano Sciampagna il 58enne netturbino scomparso pochi giorni fa. La sua è una storia fatta di tanto lavoro, di famiglia, di disavventure lavorative culminate anche con il rischio di vita, di volontariato, di cancro ed infine ed inevitabilmente, di morte. Tutto ciò potrebbe indurre a pensare ai lettori che la vicenda del netturbino Sciampagna è, nella sua tristezza, uguale a quella di milioni di persone e quindi non particolarmente interessante. Tutto vero: se non fosse che la storia si svolge a Mussomeli, un paese dove ultimamente alla morte, mediaticamente parlando, si attribuisce un valore ed un peso specifico diverso a seconda della presenza o meno della notizia in un conosciuto web magazine territoriale. Sembra quasi incredibile, ma oggi anche le morti assumono le sembianze di Don Gennaro e/o del Marchese di Rovigo e di Belluno a seconda se sulle stesse, si spendono elogi funebri o meno. E il fatto di non aver visto pubblicato la notizia della morte di Gaetano Sciampagna – personaggio molto conosciuto ed apprezzato a Mussomeli- sul web magazine, ha indotto molti a riflettere sulla necessità o sull’opportunità di fare un distinguo sulle morti. Già molti si chiedono se la vita di Sciampagna possa valere più o meno quella di qualche altro cittadino mussomelese che, negli scorsi mesi, ha avuto gli “onori” della cronaca senza aver mai fatto nulla di particolare o quantomeno, nulla di più dello scomparso netturbino, eccetto l’età anagrafica. Ironia della sorte anche Gaetano Sciampagna, mese più giorno meno, è deceduto avendo gli stessi “requisiti” ammesso che la morte ne richieda qualcuno. I familiari, composti nel loro dolore, non accennano minimamente a critiche o altro. Ma gli amici no. “Insorgono”, protestano, si lamentano di questo diverso trattamento riservato a Gaetano Sciampagna, persona a loro cara, perché ritengono che meriti lo stesso trattamento riservato ad altri. Diventa quindi prioritario, se non forse indispensabile, riflettere sulla necessità, sull’opportunità ed evidentemente anche sul senso del dovere etico-morale, di fare della morte una notizia, uno scoop o peggio ancora “dell’involontario razzismo” a favore dell’informazione e a discapito del dolore. La domanda nasce spontanea: “tutto ciò, serve a qualcosa?”. Ai posteri l’ardua sentenza!
Mussomeli, muore il 58enne Sciampagna involontario protagonista de ‘a livella
Gio, 02/08/2012 - 12:55
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