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“I Grandi di Sicilia”: a San Cataldo l’arte trasforma la memoria in futuro

Redazione

“I Grandi di Sicilia”: a San Cataldo l’arte trasforma la memoria in futuro

Mer, 01/07/2026 - 19:46

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La comunità di San Cataldo ha vissuto un momento di profonda intensità con l’inaugurazione del murales “I Grandi di Sicilia”, un’opera che non si limita a decorare uno spazio urbano, ma lo trasforma in un vero e proprio luogo di memoria condivisa e riflessione.

L’evento si è aperto con il gesto simbolico del taglio del nastro e lo svelamento della scritta che dà il titolo al progetto. Subito dopo, i presenti sono stati guidati in un percorso immersivo lungo l’opera, con la voce narrante di Antonello Musmeci: l’audioguida è uno strumento pensato per accompagnare cittadini, studenti e visitatori in un percorso narrativo che rende l’arte un’esperienza quotidiana. Con questo murales, San Cataldo consegna alla propria comunità non solo un’opera pittorica, ma un faro di luce da seguire per costruire, insieme, il futuro.

L’inaugurazione è stata preceduta dalle avvolgenti note degli archi del trio Reverie: ” Brenda Piscopo (arpa), Elisabetta Gancitano (flauto), Laura Gallo (viola)

Firmato dall’artista Mirko Cavallotto, il murales è un viaggio visivo che unisce figure apparentemente distanti per epoca e ambito – dalla cultura alla giustizia, dall’arte allo spettacolo e all’impegno civile. I volti che ora arricchiscono San Cataldo appartengono a giganti come Andrea Camilleri, Antonino Caponnetto, Antonino Zichichi, Boris Giuliano, Carlo Alberto Dalla Chiesa, Franca Viola, Franco Battiato, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia, Giovanni Falcone, Leonardo Sciascia, Letizia Battaglia, Libero Grassi, Luigi Pirandello, Ninni Cassarà, Paolo Borsellino, Peppino Impastato, Piersanti Mattarella, Pino Puglisi, Pippo Baudo, Pippo Fava, Renato Guttuso, Rocco Chinnici, Rosa Balistreri, Salvatore Quasimodo e Totò Schillaci.

L’idea di Cavallotto nasce da un ricordo d’infanzia: l’aspirazione di poter, un giorno, diventare come le figure ammirate sui muri della propria città. “Vorrei trasmettere lo stesso messaggio”, racconta l’artista. “Chiunque osservi l’opera, soprattutto i più giovani, deve poter pensare che anche lui, se ci crede davvero, può diventare ciò che vede rappresentato”.

Alle spalle dell’opera non c’è solo un progetto artistico, ma una precisa visione di comunità promossa dalla cooperativa Progetto Lavoro NC, attiva da anni in percorsi educativi per minori in situazioni di fragilità. Il presidente Alessandro Amico ha evidenziato come l’iniziativa sia un pilastro per la trasmissione della memoria alle nuove generazioni: “Ricordare questi giganti è fondamentale per le nuove generazioni, che magari non conoscono pienamente alcuni di questi personaggi”.

I primi a prendere la parola sul palco sono stati don Giuseppe Anzalone (fondatore “Nuova Civilta’”), il vicario generale della diocesi mons. Onofrio Castelli e Vincenzo Spiaggia – amm.re delegato fondazione “notar Luigi Fascianella”.

La serata è stata scandita dalla coinvolgente conduzione di Ernesto Trapanese e Donatello Polizzi, che hanno intrecciato momenti di spettacolo – come l’emozionante e travolgente apertura identitaria di Paride Benassai con Sugnu Sicilianu e la potenza poetica di Parru cu tia, nota lirica di Ignazio Buttitta, magistralmente declamata dal sancataldese Salvatore Nocera.

La kermesse ha poi visto alternarsi sul palco, Lello Analfino ha sottolineato l’importanza di difendere gli eroi e gli artisti quando sono ancora in vita, definendo questo sostegno un segno fondamentale di appartenenza e identità per chiunque lotti per la Sicilia; Stefania Bruno, artista originaria di Enna, che attraverso la sand art ha emozionato la platea gremita in ogni ordine di posti; delicata la perfomance di Giuseppe Rapè che ha cantato Cantu e cuntu di Rosa Balistreri. Chiusura del gala affidata ad un trascinante Ivan Fiore con il suo monologo, tutto composto con parole che iniziano per P dal titolo “Le tre P” (Padre Pino Puglisi).

L’Onorevole Caterina Chinnici, visibilmente emozionata nel vedere il volto del padre Rocco tra i “Grandi di Sicilia”, ha definito l’opera un riconoscimento vivo dell’impegno di chi ha scelto di servire la propria terra per liberarla e valorizzarne la bellezza.

Felice Cavallaro, promotore della Strada degli Scrittori, ha ricordato che, per non dimenticare, è necessario conoscere: “Il compito di chi ha i capelli grigi è incentivare l’attenzione verso tutti quegli uomini che hanno reso importante questa terra”.

Come ha ricordato Maurizio Artale, presidente del Centro di Accoglienza Padre Nostro, il murales è la conferma di quanto l’impegno sul territorio sia fondamentale. La rinascita di una comunità passa per il contrasto al disagio sociale, mettendo al centro la dignità della persona, proprio come faceva Padre Puglisi.

Analogo valore nelle parole di Pippo Pizzo, amico e compagno, di Peppino Impastato: “Lottiamo per una Sicilia che non abbia più bisogno di nuovi Peppino Impastato, di persone che debbano sacrificare la propria vita”.

Senza dimenticare i saluti del sindaco di San Cataldo Gioacchino Comparato e dell’assessore allo sport e cultura, del Libero Consorzio di Caltanissetta, Gianluca Bruzzaniti.

San Cataldo, attraverso questo murales, ci ricorda che la Sicilia non dimentica: celebra chi ha dato la vita per essa, trasformando il ricordo in una quotidiana, civile e appassionata responsabilità.

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