L’Italia occupa il 25° posto in Europa per qualità dell’aria e salute del sistema respiratorio. È quanto emerge da un’ampia indagine globale sulla condotta degli analisti di Compare the Market. L’indice ha messo a confronto le nazioni europee analizzando quattro fattori chiave: le emissioni annue di gas serra (CO2e), la concentrazione di particolato fine (PM2.5), la diffusione dell’asma e il tasso di mortalità per patologie respiratorie.
Con un punteggio complessivo di 77,65 su 100, l’Italia scivola nella parte bassa della classifica dell’Europa occidentale, risentendo del forte impatto dello smog nelle aree urbane e industriali. Per quanto riguarda le polveri sottili (PM2.5), L’Italia registra una media di 15,0 µg/m³, un dato ben più alto rispetto a Paesi vicini come Francia (9,5 µg/m³) o Germania (9,0 µg/m³). Su questo valore pesano il traffico, il riscaldamento e la conformazione geografica di zone critiche come la Pianura Padana. Inoltre nel nostro Paese si contano 6.874,35 casi di asma ogni 100.000 abitanti, una cifra decisamente superiore alla media dell’Europa orientale e balcanica, e il tasso di decessi legati a malattie dell’apparato respiratorio si attesta a 14,94 casi ogni 100.000 persone.
In cima alla classifica europea stravincono i Paesi Baltici: Estonia (94,17), Lettonia (93,12) e Lituania (92,77) offrono l’aria più pulita ei rischi respiratori più bassi del continente. Se lo smog da polveri sottili (PM2.5) tocca il picco in inverno, le calde giornate estive portano con sé un’altra insidia: l’ozono troposferico. Questo inquinante invisibile si forma quando il sole e il gran caldo reagiscono con i gas di scarico delle auto. Respirarlo irrita le vie aeree, provoca tosse e affanno e può scatenare forti attacchi d’asma. Per questo i medici raccomandano a bambini, anziani e soggetti fragili di evitare attività fisiche all’aperto nelle ore più calde, tra le 11:00 e le 17:00.
Questo database classifica i Paesi selezionati a livello globale valutando la qualità dell’aria e l’impatto sulla salute respiratoria della popolazione. Combinando gli indicatori di inquinamento ambientale con i dati medici direttamente collegati alle patologie polmonari, l’indice individua le regioni che offrono un ambiente più sano.

