(Adnkronos) – Le malattie cardiovascolari, di cui le sindromi coronariche acute (Sca), rappresentano una delle principali manifestazioni acute, con circa 7 milioni di casi all’anno nel mondo e 135.000 nel nostro Paese, rappresentano la prima causa di morte a livello globale. Secondo stime dell’organizzazione mondiale della sanità (Oms), circa 18 milioni di persone muoiono ogni anno per malattie cardiovascolari, pari a circa 31% di tutti i decessi globali, e l’85% di queste morti è attribuibile a infarto miocardico acuto e ictus ischemico. Analogamente, in Italia, la cardiopatia ischemica è responsabile di una quota significativa di decessi totali, con un contributo stimato di circa l’11% di tutte gli eventi fatali ed incidenze maggiori nei maschi rispetto alle femmine. L’Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri (Anmco), capofila di oltre 40 società scientifiche, su richiesta dell’istituto Superiore di Sanità (Iss), che promuove lo sviluppo di strumenti di supporto decisionale finalizzati a migliorare l’appropriatezza, la sicurezza e la qualità dell’assistenza sanitaria, in coerenza con quanto previsto dalla legge Gelli-Bianco, ha appena concluso i lavori sulle Buone pratiche cliniche da adottarsi nei soggetti con sindrome coronarica acuta. "Un’area di elevata rilevanza clinica, epidemiologica e organizzativa, caratterizzata da un’evoluzione continua delle conoscenze scientifiche e da una significativa variabilità nella pratica clinica. Nonostante la disponibilità di linee guida internazionali, permangono infatti numerosi ambiti decisionali nei quali le evidenze risultano incomplete, contrastanti o di difficile applicazione nei diversi contesti assistenziali, rendendo necessario un supporto decisionale integrativo e contestualizzo", sottolinea l'Anmco. L’Anmco, in occasione del Congresso nazionale 2026, ha presentato le raccomandazioni sulla Buona pratica clinico-assistenziale (Rbpca), sulla diagnosi e la cura delle sindromi coronariche acute. Il professor Fabrizio Oliva – co-chair Anmco Rbpca e direttore Dipartimento Cardiologia Clinica dell’ospedale Niguarda di Milano – ha spiegato: “L’Iss ha dato chiare indicazioni alle società scientifiche per lo sviluppo di Raccomandazioni di buone pratiche cliniche su alcune tematiche di particolare rilevanza. Ad Anmco è stato dato l’incarico di coordinare quelle sulle sindromi coronariche acute. Anmco è sempre stata in prima linea su questo argomento, dallo Studio Gissi ai più recenti studi osservazionali Eyeshot, portando la mortalità intraospedaliera per infarto miocardico acuto dal 30% degli anni 70 al 2,8% nel 2024 ('Eyeshot 2 Study'). Oltre il 90% delle Utic in Italia sono Anmco. Il rilevante impatto clinico, organizzativo ed economico sul Ssn delle sindromi coronariche acute rende indispensabile l’adozione di percorsi diagnostico-terapeutici standardizzati, basati sulle migliori evidenze disponibili e adattati al contesto clinico nazionale. Le Rbpca rappresentano uno strumento fondamentale di governo clinico, che supporta i professionisti sanitari nei processi decisionali. Queste nuove Raccomandazioni di Buona pratica Clinica rivolte alle Sca hanno l’obiettivo di fornire indicazioni operative per migliorare la qualità delle decisioni cliniche, coordinare i percorsi assistenziali nell’ambito dei diversi setting di cura e ridurre la variabilità gestionale, con l’obiettivo ultimo di ottimizzare gli esiti per i pazienti e l’efficienza del Ssn in questo ambito". Secondo Massimo Grimaldi, presidente Anmco e direttore Cardiologia dell’Ospedale F. Miulli di Acquaviva delle Fonti (BA): “Da un punto di vista clinico, le Sca si dividono in due grandi sottotipi, ovvero l’infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST (Stemi) e l’infarto miocardico senza sopraslivellamento del tratto ST (Nstemi). La distinzione precoce tra Stemi e Nstemi, intesa come diagnosi di lavoro, rappresenta un passaggio cruciale nel percorso diagnostico-terapeutico delle Sca, con implicazioni cliniche, prognostiche e organizzative sostanzialmente differenti. Tale differenziazione, infatti, basata principalmente sull’elettrocardiogramma (Ecg) iniziale, condiziona in modo determinante la tempistica, il setting assistenziale e le strategie terapeutiche. L’approccio clinico ottimale alle Sca richiede una stratificazione precoce del rischio, una diagnosi tempestiva e un percorso terapeutico integrato e gestione dei fattori di rischio a lungo termine. La tempestività e l’appropriatezza di questi interventi sono fortemente correlate alla riduzione della mortalità intra-ospedaliera e a lungo termine. In generale, analisi di registri internazionali come il Grace (Global Registry of Acute Coronary Events) o di dati amministrativi anche italiani, indicano che la mortalità complessiva a 5 anni dopo una Sca può superare il 15–20%, con incidenze significative di nuovi eventi ischemici e rivascolarizzazioni, ictus, o sviluppo di complicanze aritmiche o scompenso cardiaco. Questi numeri sottolineano l’enorme onere clinico, sociale ed economico delle Sca nel contesto delle malattie non trasmissibili, per le quali la prevenzione, il riconoscimento precoce e l’accesso a percorsi di cura efficaci costituiscono obiettivi prioritari di sanità pubblica. I margini di miglioramento nel trattamento delle malattie cardiovascolari, prima causa di morte e d’invalidità Italia, sono ancora molto ampi e questo documento sulle Rbpca conferma come la stretta collaborazione fra istituzioni e società scientifiche sia il modello ideale sa seguire". "Nel paziente anziano con sindrome coronarica acuta non è più appropriato adottare un approccio attendista basato esclusivamente sull’età anagrafica. Le evidenze oggi disponibili indicano che le decisioni devono essere guidate da una valutazione strutturata e complessiva del profilo clinico, della fragilità, delle comorbidità, della disabilità, dello stato cognitivo e degli obiettivi di cura – ricorda Federico Nardi, presidente designato Anmco e direttore Cardiologia dell’Ospedale Santo Spirito di Casale Monferrato (Al) – Quando appropriato, anche nei pazienti più anziani un trattamento standard, inclusa una strategia invasiva, può ridurre il rischio di reinfarto e di rivascolarizzazioni urgenti; nei pazienti più fragili, invece, l’indicazione va calibrata con particolare attenzione alla proporzionalità dell’intervento. Le Raccomandazioni Anmco vanno proprio in questa direzione: superare l’inerzia terapeutica e promuovere un approccio personalizzato, equo e basato sulle migliori evidenze, evitando sia il sottotrattamento sia interventi non proporzionati.” Leonardo De Luca, chair Anmco Rbpca e direttore cardiologia del Policlinico San Matteo di Pavia, ha sottolineato: “Le Raccomandazioni di Buona pratica clinica assistenziale (Rbpca) sulle sindromi coronariche acute rappresentano un passaggio fondamentale per la cardiologia italiana. Il loro valore risiede non solo nel rigore scientifico, ma soprattutto nella capacità di tradurre le linee guida europee Esc in indicazioni concrete, applicabili e coerenti con il contesto organizzativo e sanitario italiano. Temi cruciali come la tempistica alla coronarografia, il pretrattamento con doppia terapia antiaggregante, la strategia invasiva nel paziente anziano, la coronarografia nel post-arresto cardiaco, la gestione dell’infarto tardivo e l’assistenza ai pazienti nelle aree remote trovano finalmente una sintesi operativa chiara, destinata ad avere un impatto diretto e significativo sulla pratica clinica quotidiana. Queste raccomandazioni – conclude – offrono ai cardiologi e a tutti gli operatori sanitari strumenti decisionali più aderenti alla realtà, contribuendo a ridurre la variabilità dei comportamenti clinici e a migliorare l’equità e la qualità delle cure su tutto il territorio nazionale. Ancora una volta Anmco si conferma punto di riferimento e partner privilegiato delle istituzioni, dimostrando la propria capacità di essere apripista tra le società scientifiche nel promuovere innovazione, appropriatezza e qualità dell’assistenza cardiologica in Italia".
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di Redazione 3
Gio, 07/05/2026 - 12:25

