Attraverso una nota il Prof. nisseno Pierluigi Scalia interviene in merito a “Retrazione editoriale di rinomata rivista scientifica (PNAS) relativa a risultati su blocco farmacologico di tumore pancreatico umano in topi sperimentali: un esempio di mancata trasparenza ma non di rigore scientifico”. Di seguito il testo integrale della nota.
Ha fatto scalpore in campo mediatico la decisione di retrazione di origine editoriale datata 27 Aprile di un articolo del gruppo diretto dal rinomato scienziato spagnolo Mariano Barbacid pubblicato lo scorso dicembre sulla prestigiosa rivista PNAS (acronimo di Proceedings of the National Academy of Sciences) [link: https://www.pnas.org/doi/10.1073/pnas.2612385123]. La motivazione addotta dal gruppo editoriale di PNAS per la retrazione (riportato integralmente di seguito) e’ la mancata citazione di conflitto di interessi all’atto della sottomissione (dell’articolo) (“undisclosed competing interests at the time of submission”). Requisito essenziale questo a fronte di qualsivoglia valutazione peer-review del manoscritto inviato a una rivista scientifica. Ciò che’ si e’ detto sui giornali nostrani convogliato su video del giornalista RAI Gerardo D’Amico (https://www.rainews.it/amp/video/2026/04/tumore-al-pancreas-ritirato-lo-studio-spagnolo-6042603d-0ae6-4746-a64c-75e2c520af76.html) e in un video diffuso da Geopop su Instagram (link https://www.instagram.com/reel/DUUz167jGOB/) tendono ad enfatizzare, il primo (fonte RAI), la presenza di “falle” nel disegno sperimentale (con addirittura possibili ritocco di dati visuali), mentre il secondo (Geopop) la prematurità delle conclusioni mediatiche alla luce della fase preclinica dei risultati. Va precisato che la suggerita mistificazione di immagini come ragione della retrazione editoriale non e’ ne riportato quantomeno menzionato quale fattore che ha portato a retrazione dell’articolo del gruppo del dr Barbacid (direttore scientifico del CNIO in Spagna) e ‘ di non dichiarazione di potenziali conflitti economici da parte del primo ricercatore e due altri coautori all’atto della sottomissione del lavoro (poi pubblicato) in quanto detentori di quote di una biotech privata spagnola (Vega Oncotarget) in cui si e’ convogliato lo sviluppo di terapie basate sui risultati dello studio. Inoltre, il disegno sperimentale (preclinico) convogliato nel lavoro non presenta tali “falle” quali immagini alterate o iper-dosaggi farmacologici giudicabili “a prioristicamente” al di fuori dell’effetto osservato, ne pretende di essere conclusivo rispetto ai suoi risultati. Evidentemente, la foga del primo ricercatore nell’assecondare l’onda mediatica generata dalla pubblicazione (tipicamente sensazionalistica) per ottenere ulteriori finanziamenti mescolando (piu’ o meno volutamente) interessi scientifici con interessi economici privati hanno toccato la sensibilità di chi conosce la complessità dei fattori coinvolti nella traslazione di risultati preclinici in effettivi regimi terapeutici nell’uomo. In realta’, questa vicenda, in cui i risultati fanno parte di una linea di ricerca consolidata dei ricercatori in questione avente come focus i tumori contraddistinti da mutazioni nell’oncogene KRAS, mostra quanto la trasparenza nel reperimento di fondi per la ricerca sia fondamentale per garantire la piena fiducia e credibilità del processo di scoperta e fruizione di nuove terapie. Infatti, sebbene la divulgazione di risultati pubblicati in riviste scientifiche peer review e la incentivazione a donazioni dirette non contraddica regole o norme esistenti, il fatto che il Dr Barbacid sia un membro influente della medesima rivista scientifica (PNAS) in cui i risultati sono stati pubblicati tramite sottomissione “diretta” ovvero non mediata da altri membri della prestigiosa accademia scientifico-editoriale, soprattutto in omissione di personali interessi economici beneficiati dalla pubblicazione del lavoro, cozza con i requisiti di trasparenza del processo di valutazione condotta “da esperti di paritetico valore” (peer-review) tanto per la suddetta quanto per le altre riviste scientifiche, molto attente a tali non insignificanti dettagli. Quindi, il messaggio della direzione editoriale con la decisione di retrarre l’articolo e’ quello di aver tradito la neutralità di giudizio del processo di peer review riconoscendo un vantaggio intrinseco potenzialmente ottenuto da alcuni autori (quelli aventi posizioni e funzioni chiave nell’articolo pubblicato) nel non dichiarare presenza di interessi diversi da quello puramente scientifico. A mio personale avviso tale vicenda riflette altresì la difficoltà di ricercatori accademici anche affermati sulla superficialità di gestione delle dinamiche di fund-rising della ricerca tipicamente contrastanti tra quello diretto in regime pubblico competitivo e privato filantropico da una parte e quello ottenibile in forma di investimento privato in previsione di un ritorno economico in presenza di una identificabile entità commerciale di scopo (come in questo caso). Di fatto la dinamica di “chi finanzia cosa, e perché’ “ deve sempre essere chiara e non può essere sottaciuta a meno di mettere in discussione anche la credibilità di dati scientifici potenzialmente promettenti venendo meno il livello di fiducia tra donatore e beneficiario. Il mancato riconoscimento delle dinamiche, finalità di questi modelli consolidati di finanziamento, portando a circostanze quali quelle indesiderate di questo caso mettono in cattiva luce non solo chi ne sottovaluta i meccanismi con commistione di interessi tacciabili di ingiusto o non etico vantaggio per il beneficiario selezionato (ad esempio rispetto ad altre linee di ricerca altrettanto meritorie per la cura di una determinata patologia), ma l’intero sistema della ricerca non lucrativa indipendente (tipicamente accademica e para-accademica). Il tumore al pancreas per la sua elevata mortalità e carenza di terapie efficaci e’ a buona ragione al centro di un impegno internazionale largamente condiviso e i risultati del gruppo spagnolo non debbono essere sottovalutati in ambito di strategie di bersaglio molecolare con maggiore possibilità di valore curativo (nella fattispecie in relazione alla mutazione di KRAS) ma vanno contestualizzati alla fase (pre-clinica) dello studio (sebbene retratto) e non elevati a rango di cura già disponibile e/o universalmente efficace per tale patologia oncologica, in cui sappiamo che per via della variabilità onco-genomica di ciascun tumore una singola cura per tali pazienti non e’ invocabile sebbene il sottogruppo tumorale descritto nello studio e’ sicuramente uno di quelli ampiamente rappresentati nel cancro pancreatico (quelli con mutazione del gene KRAS). Si invita pertanto a non desistere dal supportare ricerche oncologiche supportate da studi peer review anche chiedendo maggiori garanzie nell’utilizzo dei fondi donati senza scadere nella fallace idea che la sponsorizzazione diretta di un ricercatore non porti benefici all’avanzamento delle scoperte e di nuove cure rispetto al donare solamente a fondazioni preposte alla distribuzione di fondi raccolti a progetti di ricerca valutati da comitati scientifici comunque non sempre neutrali o meritocratici i quali utilizzano (spesso senza pubblicizzarlo) fino al 60% dei fondi ricevuti ai fini di costi amministrativi con solo il 40% degli stessi fondi donati a beneficio dei progetti selezionati in forme di grants e borse di studio per ricercatori.

