Arrestato a Palermo per scambio elettorale politico-mafioso Pietro Polizzi, uno dei candidati di Forza Italia al Consiglio comunale nelle imminenti elezioni del 12 giugno. Avrebbe siglato un accordo, secondo la procura palermitana, con i capi dell’Uditore, i costruttori Sansone, con l’obiettivo di essere eletto. In manette anche Agostino Sansone – fratello di Gaetano, proprietario della villa di via Bernini in cui Riina passo’ gli ultimi mesi della sua lunga latitanza – e un suo collaboratore. Del padrino corleonese i Sansone sono stati da sempre fedelissimi.
A inchiodare il politico ci obbliga delle intercettazioni. Solo poche settimane fa, il 10 maggio, ci sarebbe stato un incontro tra Polizzi, in corsa per uno scranno a Palazzo delle Aquile, e Agostino Sansone: quest’ ultimo assicurato il suo appoggio in cambio di favori una volta che il candidato fosse stato eletto.
Nel blitz scattato nella notte, gli investigatori della Squadra mobile di Palermo hanno effettuato una perquisizione negli uffici e nell’abitazione di Agostino Sansone, 73 anni, arrestato assieme al suo collaboratore Manlio Porretto, ea Pietro Polizzi, 52 anni, ex consigliere provinciale e attuale candidato al consiglio comunale di Palermo tra la fila di Forza Italia, nella competizione elettorale di domenica. Il reato contestato dalla procura di Palermo e’ il 416 ter, ovvero “scambio elettorale politico mafioso”. Agostino Sansone ha gia’ scontato una pena per associazione mafiosa.
Le indagini della Mobile sono coordinate dal procuratore aggiunto e coordinatore della Dda di Palermo, Paolo Guido e dai sostituti Dario Scaletta e Giovanni Antoci. Le intercettazioni – tra cui una, recentissima, che ha registrato la chiusura della promessa di appoggio da parte di Sansone a Polizzi – hanno indotto i pm a richiedere la misura cautelare al gip, Alfredo Montalto, che l’ha emessa in pochi giorni, una dell’indagini in tempi record. La perquisizione ha riguardato immobili che si trovano nel residence di via Bernini, reso noto per la villa che ha ospitato la latitanza del boss Toto’ Riina e l’intera sua famiglia.
E’ da quel cancello verde, che la mattina del 15 gennaio 1993, il boss usci’ in macchina assieme a Salvatore Biondino, per essere detenuti dalla squadra del Ros del “capitano Ultimo”” alla rotonda di via Leonardo da Vinci. Poi la villa ” di Riina in via Bernini non fu sorvegliata ne’ perquisita nell’immediato, fare ai picciotti di Riina di svuotarla e ritinteggiarla. Ne sono anche scaturite polemiche e un processo per la mancata perquisizione da cui i carabinieri sono usciti assolti. (Agi)

