Le sirene suonano in notte in tutta l’Ucraina, anche in quell’ovest finora considerato al sicuro dall’avanzata della Russia. Esplosioni sono state riportate infatti anche a Leopoli che, secondo il Kyiv Independent, e’ sotto attacco di missili. Mentre Kiev appare sempre piu’ accerchiata e Mariupol allo stremo, l’esercito di Mosca colpisce con violenza anche Kherson dove solo poche ora fa il consiglio regionale ha respinto il possibile referendum russo per l’indipendenza per creare una Repubblica popolare simile a quelle create nel 2014 e nel 2015 nelle province del Donetsk e del Luhansk.
Un “referendum farsa” per creare una “pseudo-repubblica” con l’obiettivo di dividere il Paese, tuonano il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba. “Gli occupanti del territorio della regione di Kherson stanno cercando di ripetere la triste esperienza della formazione delle pseudo-repubbliche. Stanno ricattando le autorita’ locali, stanno cercando qualcuno da corrompere”, e’ il messaggio lanciato da Zelensky in tarda serata.
Sempre volitivo e con il piglio che lo contraddistingue. Il timore per i civili aumenta con il passare delle ore, cosi’ come sale la paura che Mosca possa usare le armi chimiche. “Dobbiamo restare vigili, perche’ e’ possibile che la Russia possa operare con armi chimiche” e questo sarebbe un “crimine di guerra”, avverte il segretario generale della Nato, Jen Stoltenberg, in un’intervista al quotidiano tedesco Welt am Sonntag .
la vicina Moldavia, giunta quasi al “limite” delle sue capacita’ di accoglienza di rifugiati, dice il ministro degli Esteri, Nicu Popescu, mettendo in guardia sul rischio di una “completa catastrofe per la situazionea nel caso di un attacco russo a Odessa, che si trova a soli 48 chilometri dal confine.

