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Rassegna Stampa. «Mirko non meritava questa fine»: la testimonianza di una commerciante nissena

Giuseppe Scibetta - La Sicilia

Rassegna Stampa. «Mirko non meritava questa fine»: la testimonianza di una commerciante nissena

Ven, 10/09/2021 - 09:40

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«Voglio farla finita, adesso mi ammazzo…»: sono le ultime drammatiche parole che Mirko Antonio La Mendola ha scritto nel messaggio sms inviato a un suo conoscente, Michelangelo Amico, marito della titolare della bottega di generi alimentari di corso Umberto 274, con cui il ragazzo collaborava. Dopo un attimo il telefonino di Mirko – come lo chiamavano tutti – si è spento, così come si è spenta la sua vita. Una notizia che ha sconvolto quanti lo conoscevano.

«Dopo pochi minuti è arrivata la notizia che Mirko era morto, ucciso da un colpo sparato alla testa della sua stessa pistola che deteneva per uso sportivo», racconta la moglie di Amico, la signora Giovanna Caruso, che mentre parla del giovane aiutante che non c’è più, piange. «Mirko era un ragazzo unico, era amorevole, socievole, leale, puro: tutti i pregi li aveva lui; era cortese e disponibile. A lui si rivolgevano i vecchietti del quartiere e lui era sempre disponibile ad aiutarli. Dopo avere conseguito il diploma all’Istituto alberghiero “Di Rocco” ha cominciato a darmi una mano nella bottega e qui si è fatto apprezzare da tutti: non a caso la notizia della sua morte ha devastato un intero quartiere, con i bambini che lo conoscevano che si sono messi a piangere; un dipendente della prefettura si è sentito male quando ha appreso la notizia; e i nostri clienti sono rimasti sbigottiti ed increduli… Ogni tanto lo scuotevo per le spalle e gli chiedevo, scherzando, “Come fai ad essere così buono, sei vero?… ”.

Penso proprio che un altro ragazzo così non ci sia: merito anche della famiglia che lo ha educato così, il padre Osvaldo che lavora all’Agenzia delle Entrate, la mamma Giovanna Geraci ed i fratelli Carla e Martina… Per comprendere quanto era altruista posso ricordare come si è comportato quando è andato a vaccinarsi contro il Covid. Quando il medico gli ha detto che poteva scegliere tra la dose di Pfizer o Astrazeneca, lui ha preferito optare per quest’ultima, e mi ha detto: “Magari così posso aiutare una persona che del Pfizer ha più bisogno di me…».

«Ma il suo grande sogno è sempre stato quello di entrare in Polizia, o, comunque di “indossare la divisa” – ricorda la signora Caruso, singhiozzando e commuovendo anche la figlia Roberta e il cronista – ed ha fatto di tutto per riuscirci, affrontando sacrifici: ha cominciato a fare i concorsi per diventare carabiniere, agente di Polizia penitenziaria ed infine per entrare in Polizia. In quest’ultimo caso ha fatto di tutto per riuscirci: aveva un piccolo deficit visivo di 0,25 gradi ad un occhio ed ha fatto l’intervento per eliminarlo, e poi per superare i quiz si è iscritto ad una scuola di Agrigento ed andava e veniva 3-4 volte la settimana per prepararsi al meglio. Stavolta voleva farcela a tutti i costi, e si è impegnato con tutte le forze… E qui tutti a tifare per lui, a sostenerlo, ad accompagnarlo in tutti i modi affinché riuscisse a realizzare quel desiderio di arrivare finalmente “ad indossare la divisa”…».

«Si era innamorato di questa idea e poiché era un’anima bella e pulita, ne ha fatto una ragione di vita … – dice asciugandosi le lacrime la signora Caruso, che ha 47 anni – e tutti noi ad aiutarlo ed a sostenerlo per quello che potevamo, perché era altruista, colto, unico, era … troppo per bene ed è per questo che adesso lo piangono persino le pietre…! Il 20 agosto scorso era partito per Roma per sostenere le prove di selezione per il concorso in Polizia e lui ci informava passo passo di come stavano andando. Dopo aver superato la prima e la seconda prova selettiva ci ha detto: “Stavolta ce la faccio e andiamo a mangiare tutti insieme il pesce… Incrociamo le dita… Fate una preghiera per me”. Parole prionunciate con orgoglio nel suo ultimo messaggio whatsapp audio. “Domani mi resta solamente il colloquio, ma sono convinto che andrà bene”.

E invece, purtroppo non è andata bene, e le preghiere fatte da tutti noi non sono bastate…». «Al suo ritorno, il 25 agosto scorso, verso le ore 19,30 mi chiama e mi chiede se poteva venire in negozio – ricorda ancora la commerciante –. E’ arrivato qui in compagnia di un suo amico, Leo, che ha poco più di 16 anni, mi ha guardata con gli occhi bassi e mi ha detto “è andata male …”. Quindi ha salutato mio marito e ci ha raccontato le varie fasi del concorso e che stavano andando a fare una piccola gita a mare. Era giù di umore, e prima di andar via ha portato con sé tre bottiglie di birra, una richiesta che ci ha stupito perché non l’aveva fatto mai. Quindi se ne sono andati con la sua macchina, dentro la quale probabilmente teneva anche lo zainetto con la pistola che aveva nella sua disponibilità perché andava ad allenarsi al poligono di tiro.

Poi l’ultimo messaggio che ha inviato a mio marito poco prima di morire, scrivendogli che voleva farla finita… Dopo sei-sette minuti è arrivata la triste notizia che aveva compiuto il gesto fatale e che i carabinieri lo avevano già trovato morto. Perdere Mirko per noi è stato come perdere un figlio; una perla di ragazzo che però non ci ha fatto capire niente di quello che gli stava succedendo e la terribile decisione che aveva preso… Un ragazzo come lui non meritava di morire così…».

L’AMICO MINORENNE RESTA INDAGATO PER “OMICIDIO DEL CONSENZIENTE”

In attesa dell’esito dell’autopsia effettuata nell’obitorio di Agrigento, l’unica certezza sulla morte di Mirko Antonio La Mendola, nisseno di 26 anni che si sarebbe suicidato in una spiaggia vicino Realmonte il 25 agosto con la sua pistola detenuta per uso sportivo, resta l’inchiesta – avviata dalla Procura di Agrigento e poi trasferita alla Procura per i minori di Palermo – aperta a carico di un suo amico minorenne che si trovava con lui nel momento del decesso.

Per il giovane indagato viene ipotizzato il reato di “omicidio del consenziente”, vale a dire potrebbe avere aiutato l’amico ad uccidersi dopo la delusione per non avere superato il concorso in Polizia. I familiari della vittima sono assistiti dall’avv. Rosario Didato.

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