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Bancarotta e autoriciclaggio nel Nisseno: una rete che saliva fino a Monza

Redazione 2

Bancarotta e autoriciclaggio nel Nisseno: una rete che saliva fino a Monza

Gio, 08/04/2021 - 11:56

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Bancarotta e autoriciclaggio  nel Nisseno: una rete che saliva fino a Monza

La Procura della Repubblica di Gela ha chiesto ed ottenuto dal GIP presso il locale Tribunale una ordinanza di misura cautelare personale e reale nei confronti di otto soggetti, che ha visto l’applicazione degli arresti domiciliari nei confronti di un gelese di 51 anni, principale indagato, e sette misure interdittive consistenti nel divieto temporaneo di esercitare uffici direttivi delle persone giuridiche per la durata di un anno. Una rete che includeva 4 gelesi, due catanesi e un monzese.

A tutti sono stati contestati, in concorso e a diverso titolo, svariati reati fallimentari quali bancarotta fraudolenta, falso in attestazioni e relazioni, nonché autoriciclaggio.

L’esecuzione di tali misure è stata delegata ai militari del Gruppo di Gela e del Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Caltanissetta. Contestualmente sono state eseguite anche misure cautelari reali, tra le quali il sequestro preventivo diretto di una società con sede legale a Catania ma operativa nel territorio gelese, attiva nel settore del commercio all’ingrosso di cereali e legumi secchi, specializzata anche nell’intermediazione di rilevanti operazioni commerciali internazionali nello specifico settore, il cui valore complessivo supera i 3 milioni di euro e che sarà posta in amministrazione giudiziaria.

Nel corso delle indagini delegate sono emerse condotte distrattive perpetrate dall’amministratore delegato già a partire dal 2012, per oltre 2 milioni di euro (somma di denaro anch’essa oggetto di sequestro preventivo), nonché del complesso aziendale della società fallita, gravata da una rilevante esposizione debitoria pari a circa 5 milioni di euro, conducendola alla decozione e trasferendone l’operatività sana in una nuova società operante nello stesso settore.

La condotta illecita, ideata dal principale indagato, è avvenuta in concorso con il liquidatore della fallita e con l’amministratore unico e legale rappresentante della nuova società, solo formalmente con sede a Catania ma operativa a Gela. Le indagini hanno riguardato anche condotte di danno dei creditori della società fallita e di aggravamento del dissesto.

Le indagini hanno altresì accertato responsabilità a carico dei componenti del collegio sindacale della società fallita i quali hanno omesso di esercitare gli obbligatori doveri di vigilanza e controllo sull’amministrazione della società, così concorrendo nelle condotte distrattive contestate.

Alla contestazione del reato di autoricilaggio è seguita la contestazione dell’illecito amministrativo previsto dall’art. 25-octies del D.Lgs. 231/2001 nei confronti della società oggi attinta dalla misura cautelare reale del sequestro preventivo e della previsione dell’amministrazione giudiziaria.

L’operazione eseguita dalla Guardia di Finanza, coordinata dalla Procura di Gela, si inserisce nel quadro delle linee strategiche dell’azione del Corpo volte a rafforzare l’azione di contrasto ai fenomeni di illegalità economico-finanziaria connotati da maggiore gravità, nonché all’aggressione dei patrimoni dei soggetti dediti ad attività criminose, al fine di tutelare le imprese oneste che operano nel rispetto della legge.